Il signor Malalan diventa paranoico e mette i puntini sulle (i) o meglio…. mette l’accento sulla (a)! (5)

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Chi è senza paranoie scagli la prima pietra! Una volta si usava l’espressione “chi è senza peccato scagli la prima pietra…”, per la precisione, Gesù rispose “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” a coloro che gli avevano condotto un’adultera con la speranza provocatoria che egli ordinasse di lapidarla. Cose d’altri tempi… al bando la precisione e, soprattutto, la religione, anche se fa rima! In fondo, è solo un modo di dire. Oggi, comunque, volendo proprio “mettere i puntini sulle i”, parlare di peccato è passato di moda. Le paranoie, invece, vanno alla grande coinvolgendo uomini, donne, grandi, piccini e anche il signor Malalan! Ma non drammatizziamo.

Sebbene nel linguaggio psichiatrico il termine paranoia può, senz’altro, essere usato per indicare una condizione psicotica –come quella in cui un soggetto elabora in modo lucido e sistematico una serie di credenze incentrate sulla convinzione di essere perseguitato o sottoposto a una minaccia concreta- vi sono altre chiavi di lettura, più confortanti.
Tale termine, infatti, spesso è usato per definire condizioni non prettamente patologiche o per connotare persone ansiose e apprensive, intendendo quindi la “paranoia” come una forma rafforzata di paura o angoscia, nulla più. A volte, addirittura, indica una semplice inclinazione a voler chiarire un concetto con una meticolosità esagerata in modo che non possano sorgere equivoci di alcun tipo. Ma anche questi sono solo modi di dire, come tanti altri. I triestini, per esempio, riferendosi alla pignoleria usano un’espressione assai colorita: “farghe la punta al stronzo”, ovvero “spaccare il capello in quattro”, ovvero “cercare il pelo nell’uovo”, ovvero ancora “mettere i puntini sulle i!

A questo punto, dopo una premessa tanto scolastica quanto prolissa, oserei dire paranoide, se qualcuno volesse accusarmi di essere psicotico… beh, avrei raggiunto lo scopo! Lasciando perdere, infatti, il linguaggio medico, l’etimologia del sostantivo, la sua derivazione greca e il gergo locale, con “paranoia” intendo il loop in cui entra chi tende a puntualizzare eccessivamente una cosa onde evitare che vi siano dubbi di sorta, mettendo, per l’appunto, i puntini sulle i e dedicando, ad esempio, come in questo caso, esattamente 351 parole, 2273 caratteri, quindici minuti e una breve poesia in rima “la paranoia va e viene, come il prurito sul mio pene e il mal di pancia alle balene!” per chiarire il concetto!
Dunque, siamo daccapo: chi è senza paranoie scagli la prima pietra!………………………………… ne ero certo. Silenzio di tomba, solo l’eco sbiadito e confuso di qualcosa che assomiglia a una bestemmia. Anche qui, però, si potrebbe discutere quando un’affermazione assume i connotati di una bestemmia, quando di una blasfemia e quando… capite cosa intendo con “mettere i puntini sulle i.”? In realtà, ciò che percepisco assomiglia più all’eco di una parolaccia… Forse è il signor Malalan. Probabilmente cerca invano una pietra da scagliare, non dico per rivendicare la sua innocenza sul tema, ma per affermare la sua colpevolezza, uccidendomi!

Come accennavo, ognuno di noi asseconda determinate paranoie -retaggio atavico o estro personale- con le quali convive alternando momenti di rispettosa comprensione a momenti di incontrollabile delirio. Il divorzio non è contemplato, pena l’ergastolo nella follia. Così, c’è chi è costantemente assillato dal peso corporeo. A volte il peso è quello del proprio corpo, altre volte, invece, a preoccuparli è il peso del consorte oppure del figliolo, sempre più grasso o sempre più magro, che va di moda. C’è chi, invece, è ossessionato dal giudizio altrui che può essere non solo quello, diversamente imparziale, del capo, ma anche quello, puntualmente sopravvalutato, di una possibile conquista amorosa o, addirittura, quello potenzialmente castrante della mamma virago. E ancora, c’è chi vive costantemente in ostaggio dell’ansia da prestazione… scontato pensare a quella sessuale, ma va molto forte anche quella da abbandono, da gravidanza indesiderata, da epidemia, da social network, da attentato e culinaria. Quest’ultima è diventata un must, -soppiantando, quasi, quella sessuale- complice l’invasione in tv di programmi e talent show tra pentole, fornelli, sedicenti cuochi provetti e altrettanto sedicenti giudici con lo straordinario olfatto di un cane antidroga e le papille gustative di un sommelier.

Il signor Malalan, come accennato, non sfugge al meccanismo perverso della paranoia con umori altalenanti tra simulata seraficità e dissimulata insofferenza. Naturalmente, le sue psicosi corrono su binari paralleli a quelli classici sopra citati. Pur condividendo, infatti, con buona parte dell’umanità, un po’ d’apprensione per il giusto peso corporeo, per una valutazione altrui lusinghiera e per una prestazione soddisfacente a 360°, le cose che lo turbano nel profondo sono altre. Lo sguardo vacuo di un animale da affezione, per esempio, getta il signor Malalan nello sconforto più cupo; una fontana pubblica senz’acqua lo avvilisce, un soufflé moscio lo tormenta e una donna insipida gli provoca un attacco ipoglicemico, tanto per citarne alcune.
La notte è il momento in cui tali paranoie prendono vita tra sogni, incubi, riflessioni e distorsioni. Allora, può accadere che tutto termini con un lieto fine, dove la paranoia si trasforma in un cauto equilibrio oppure, che tutto degeneri. In quest’ultimo caso, la mattina seguente il signor Malalan si sveglierà, sicuramente, in preda a un’ossessione disarmante che potrà durare per ore… come quella volta in cui, dopo aver compromesso il sonno con una molletta troppo stretta sul naso, onde evitare l’inalazione di miasmi potenzialmente fatali, dedicò l’intera giornata a lavare e a disinfettare ogni tipo di calzatura -ciabatte, mocassini, stivali, sneakers, anfibi- del suo guardaroba e di quello del vicino di casa! Era successo questo: reduce da una passeggiata in montagna, aveva collezionato non solo un paniere con speck, formaggi, uova e figurine di Heidi, ma anche abbondante sterco di mucca, assai puzzolente, sotto entrambe le suole -forse conseguenza di un’indigestione d’erba avariata da parte del bovino. Così, dopo una serata trascorsa a pulire gli scarponi da trekking, nell’intimità del bagno per isolare il fetore, il signor Malalan si era coricato con la paranoia del tanfo accanto e nel corso della notte, questa, anziché dissolversi, si era trasformata in una vera e propria pandemia. Ma era capitato anche che coricatosi la sera con la paranoia dell’ansia da prestazione culinaria per una torta di prugne malriuscita, si fosse svegliato con un’idea brillante per una deliziosa ricetta inedita, dettata in sogno da uno chef pluristellato, tale executive chef signor Malalan!

Ad ogni modo, il signor Malalan, pur non sfuggendo alla ghigliottina della paranoia che, comunque, vive ed esaurisce nella propria intimità, cerca di schivare tutte quelle situazioni in cui, data la sua propensione all’ordine e alla disciplina, si troverebbe costretto a “mettere i puntini sulle i” per stare sereno. Da una parte, infatti, il signor Malalan vaga spensierato nell’etere con la sua immaginazione: leggero, distratto, lento ed elegante come pulviscolo atmosferico in quiescenza. Senza una direzione, senza una meta e senz’altro scopo che quello di accompagnare lo scorrere del tempo nel miglior modo possibile. Dall’altra, invece, è concentrato sulla quotidianità con la fermezza e la precisione di un chirurgo durante un’operazione a cuore aperto. Non tollera inesattezze, sbavature e imperfezioni. Nulla quaestio se il signor Malalan fosse un chirurgo, multa quaestiones, però, perché il signor Malalan non è affatto un chirurgo!
Detto ciò, quando si presenta l’occasione di una conversazione a più voci, il signor Malalan evita di impelagarsi in riflessioni che vadano al di là del visibile, considerato il fatto che detesta cesellare la vita degli altri a immagine e somiglianza di quella che conduce lui. “Vivi e lascia vivere” recita un famoso proverbio, anche se il signor Malalan preferisce recitare “perdona loro, perché non sanno quello che fanno… e, soprattutto, perché io non ci penso proprio!”.
In tali situazioni, infatti, il signor Malalan cerca di mantenere un sano distacco emotivo. Nel corso di una discussione lontana dai suoi principi e valori, oltre che pericolosamente vicina alla superficie dell’ovvietà, diventa un ologramma, si fa uno shampoo e riparte. Mi spiego: quando una conversazione vira sul luogo comune, sul prevedibile o sul pour parler, il signor Malalan entra in uno stato di trance e se ne va, pur lasciando il corpo in ostaggio degli astanti. Inizia a viaggiare con la fantasia e di norma, immagina di fluttuare in una grande vasca piena d’acqua calda, schiuma, bollicine e paperelle. Il senso è quello di fare un bagno di banalità per regolare il pH e prevenire eventuali fastidi o insofferenze.

C’è una cosa, però, sulla quale il signor Malalan non transige, anzi due, nemmeno dopo uno bagno di banalità con tanta schiuma: il liquido lavavetri per auto e la pronuncia del suo cognome! D’altra parte ognuno ha le sue debolezze e il signor Malalan, subito dopo quella della mano sinistra –una lieve parestesia congenita- esibisce quella per il liquido lavavetri e quella per il suo cognome. Il liquido deve essere “profumato”, ovvero a base di alcool e il cognome deve essere pronunciato correttamente.
La questione del liquido lavavetri risale a molti anni addietro. Ha radici profonde nel suo inconscio ed evoca ricordi felici. Quand’era piccino, il signor Malalan finì all’ospedale con un’estesa abrasione sulla schiena provocata da un abbraccio troppo appassionato di un’amichetta con un istinto sessuale precoce e scoordinato, oltre che predatorio. In quell’occasione, al pronto soccorso, conobbe Daiana e fu amore a prima zaffata. La donna, infatti, un mastino siculo addetto alle pulizie, lo stregò in pochi minuti lanciandogli sguardi languidi, mentre con la ramazza e un detergente a base di alcool, fingeva interesse per il pavimento in linoleum. Quel giorno il signor Malalan, se fosse stato più grandicello, avrebbe avuto la sua prima erezione, ma poco importa, perché nonostante l’impossibilità di una tale reazione fisica, il suo inconscio registrò una piacevole sensazione di eccitazione che riaffiora, puntualmente e con la stessa intensità, quando, nell’aria, si diffonde l’odore dell’alcool. Da qui, la sua passione maniacale per il liquido lavavetri, oltre che per i prelievi venosi, i dopobarba, gli evidenziatori, ecc.

La pronuncia del cognome, invece, è tutta un’altra storia ed è proprio qui che il signor Malalan insiste, in modo particolare, a “mettere i puntini sulle i”, o meglio, a “mettere l’accento sulla à”. Per qualche tempo, infatti, ha tollerato, seppur malvolentieri, di essere chiamato Malàlan, oppure Malalàn e addirittura, di essere paragonato, solo per omonimia, al carrozziere stronzo di quella tal via, al postino ritardato, al giornalista rapito in un paese esotico, al killer con il moncherino, all’alpinista deceduto in giovane età… mai un Premio Nobel o un principe che si fosse chiamato Malalan, nemmeno in una fiaba! In realtà, una certa Malala Yousafzai, giovane attivista pakistana, è stata insignita del Premio Nobel per la pace nel 2014, ma chissà come si pronuncia quel nome e poi, manca la “n” finale. Malalan senza “n” è come una pista di volo con un muro verticale a metà lunghezza che impedisce il decollo di un velivolo!
Ad ogni modo, è ben vero che nel pronunciare il cognome del signor Malalan, l’accento cade sulla “a”, ma non su quella della seconda sillaba Ma-là-lan- e neppure della terza Ma-la-làn. L’accento cade sulla prima sillaba Mà-la-lan, come màcabro, màfia, màtto… la fantasia fa il resto, per fortuna, trasformandolo in qualcosa di màgico!
M à l a l a n, un nome che invita a viaggiare. Enunciato con un certo pathos, infatti, sortisce gli stessi effetti di una pasticca d’estasi, così dicono… sembra di levitare con sensuale delicatezza sulla cresta di un’onda per poi, terminato lo spelling, ridiscendere placidamente quella stessa onda nella quiete della soddisfazione… Màlalan, Màlalan, Màlalan… viene quasi il mal di mare!

Di norma, per i più dubbiosi, scettici o diffidenti, il signor Malalan consiglia amichevolmente un ripasso della grammatica italiana, un corso di dizione, oppure una sessione con un vocal coach o con un ipnotista, tanto per “mettere i puntini sulle i”, o meglio, per “mettere l’accento sulla à”.
Si tratta solo di modi di dire, non c’è dubbio. Per favore, però, diciamolo bene: signor Màlalan!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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