Vita da teen ai tempi del Coronavirus

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“I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mondo”
L. Wittgenstein

Il contagio da Coronavirus ci costringe a casa, per la nostra sicurezza e per quella degli altri. Oramai sono 5 settimane, 35 giorni, 840 ore, 50.400 minuti, 3.024.000 secondi che non vado più a scuola, che non vedo più i miei amici, i miei zii, i miei cugini, i miei nonni. Il nostro mondo si è ristretto e soprattutto noi ragazzi siamo passati dal sentirci padroni del mondo al sentirci prigionieri del mondo. Il tempo si è contratto all’essenziale: scuola online, studio, famiglia. Tutto il resto è sfumato. Per fare fronte ai vuoti che si sono creati tra di noi, nel mio tempo sospeso trovo conforto e ispirazione nelle parole che hanno il potere di aprire nuovi universi, trovare nuovi orizzonti.

Qualche giorno fa in un cioccolatino ho trovato una parola sconosciuta, cercandone il significato su internet ne ho trovate tante altre.

IMG_3244Balikwas, lingue delle Filippine, ovvero saltare improvvisamente in un’altra situazione e sentirsi sorpreso. Credo che questa parola esprima perfettamente ciò che è successo. Tre mesi fa non avrei mai pensato che ci saremmo ritrovati in una situazione del genere. Strana, surreale. Sono un po’ confusa, a volte spaventata, a volte speranzosa.  Temo che quando tutto questo sarà finito nulla sarà più come prima, che non torneremo più alla normalità che conoscevamo e questa prospettiva mi atterrisce. Ho paura che qualcuno mi lasci per sempre, che il virus si porti via un mio caro. È una paura costante con cui tutti conviviamo ormai da tempo.

Però sono a casa con la mia famiglia e mi sento protetta. Il termine Chrisalism (neologismo inglese), l’amniotica tranquillità di essere in casa durante la  tempesta, viene da crisalide, rende l’idea di sentirsi protetti, come in uno stato embrionale. È così che mi sento io, una crisalide… diventerò una farfalla?

Non credo di aver mai passato così tanto tempo con la mia famiglia (tranne in vacanza). Mia madre e mio padre lavorano a casa, mio fratello non ha gli innumerevoli impegni sportivi che costellavano le sue giornate e settimane. Litighiamo come sempre, ma giochiamo anche. Era tanto che non giocavo con lui, siamo tornati bambini. Insieme. Questo esprime il termine Mepak, che in serbo indica il piacere delle piccole cose. La felicità? Non dipende dai grandi avvenimenti della vita ma dalle piccole cose. Ho riscoperto la magia di una nuova razza di tè caldo al mattino, di un’abbondante merenda al pomeriggio. Prima la scuola, lo studio e le varie attività da svolgere durante la giornata mi impedivano di gustarmi una brioche in tranquillità, assaporando ogni momento. Ora ne posso gustare anche due. Adesso ogni sera prima di dormire tutti insieme ci guardiamo un film ed è il momento più bello di tutta la giornata.

IMG_3245Tra le nuove parole in cui mi sono imbattuta la mia preferita è sicuramente Vorfreude che in tedesco significa la gioia che deriva dall’immaginare piaceri futuri. È il gusto di assaporare il futuro combinato con la paura che non possa arrivare. Credo che Vorfreude rispecchi la mia voglia di che tutto torni normale prima possibile, di vedere i parenti e gli amici, di andare in vacanza, al mare, in montagna, di godermi l’estate, di festeggiare i miei 18 anni.

Balikwas, Chrisalism, Mepak, Vorfreude. Queste parole (e tante altre) sono impregnate di un significato antico ed esprimono un non so che di misterioso. Mi trasmettono speranza.

#andratuttobene perché ogni diluvio nasconde un arcobaleno, ogni giornata grigia nasconde il sole, ogni notte nasconde l’alba, non li vediamo sempre ma arcobaleno, sole, alba ci sono sempre… e come diceva il poeta Khalil Gibran “per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte”.

 

 

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