Virtus in medio “Stats”: Quando il numero diventa un gra(n)fico

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Certo, non avrei pensato di ricominciare a scrivere sull’Undici per parlare di grafici su un virus. Proprio io, che proprio su queste pagine circa 10 anni fa avevo ironizzato e criticato psicosi di massa precedenti, l’“influenza M”  ossia tutte quelle pandemie ventilate negli ultimi vent’anni dai mass media e poi fortunatamente “evaporate”.

E invece, paradossalmente, è proprio per lo stesso motivo che mi trovo a scrivere. Tutto è cominciato nei primi giorni dell’epidemia. Per chi, come me, vive gran parte della giornata “nella rete” (il parallelo coi pesci è calzante), la guerra secolare tra panico e razionalità era diventata impari. Ogni contagio in più che compariva in tempo reale sul monitor o sullo schermo dello smartphone sembrava un’avvicinarsi della fine ormai inesorabile. Tutti i quotidiani rimbalzavano i numeri del virus dando sempre e inevitabilmente una connotazione tragica, a tutti i numeri, indifferentemente e senza contesto. Io i numeri li ho sempre rispettati, ambasciator non porta pena. I numeri devi conoscerli, devi trattarli bene, devi interrogarli con dolcezza. 

C’è un detto vetusto e inflazionato che dice che torturando i dati, questi confessano (qualsiasi cosa). Io non sono d’accordo, ho sempre creduto che studiandoli con delicatezza, con la dovuta distanza come un antropologo o un entomologo, osservandoli nelle loro interazioni e relazioni, senza farsi ingannare da false impressioni, i numeri possano dirti la verità. Magari non tutta, forse solo uno spicchio di verità, ma non è vero che le statistiche sono bugie, non per me. Non ti permetteranno di “indovinare” il futuro, o scoprire il senso di tutto come Max Cohen nel film Pi Greco di Aronofsky. Max, un matematico, aveva trovato la formula e il grafico che spiegavano e prevedevano tutto, dalle corse dei cavalli all’andamento delle azioni. I numeri nascondevano il nome di Dio, ma poi sorgeva il dubbio che fosse semplicemente impazzito. No, non così, ma di sicuro con un po’ di pazienza e di attenzione, qualche squarcio nel buio appare.

Ok, mi fermo qui con la mia dichiarazione d’amore per i numeri. Certo, quello che è successo dopo non l’avevo proprio previsto. Ho pensato che in tanta negatività, cercare nei numeri un po’ di conforto mi avrebbe aiutato e non sono stato deluso. Anche nei momenti più neri per gli editorialisti e i titolisti, c’erano dei numeri che dicevano di tener duro, di guardare oltre al naso. I casi aumentavano un po’ meno, le regioni che sono intervenute prima hanno visto prima i risultati. E io traducevo questi numeri sulla mia pagina Facebook, in cui prima dell’epidemia postavo poche volte al mese. All’inizio era per tranquillizzare me stesso, poi vari amici mi hanno detto che le mie statistiche avevano effetti tranquillizzanti e conciliavano il sonno. E pensare che quando lo dicono i miei studenti mi arrabbio, non avevo capito che il loro potere anestetico poteva essere usato a fin di bene.

Il resto sono numeri, ovviamente. Avevo 300 amici su faccialibro, un mese dopo ne ho 1400. Non è che accetti tutti, ad esempio cerco di lasciar fuori proposte di amicizia da ragazze seminude che mi invitano a conoscerle meglio, oppure quelle di complottisti della prima ora, o anche quelle di chi si offre per sostenere la mia situazione economica con prestiti e investimenti di sicuro successo. Insomma, sono selettivo.quote

Non c’è niente di particolarmente avanzato nei grafici che propongo, sicuramente un bravo studente di scienze statistiche farebbe meglio di me, ma il bello viene nell’interazione. Provo a spiegare ed esemplificare, ragionare, vedere “il bicchiere mezzo pieno”. A volte chi legge ha voglia di seguire i miei pensieri, di metterli in discussione, non raramente con osservazioni brillanti. Tra gli amici vecchi e nuovi che si sono presi la briga di affrontare un’analisi del dato contestualizzata, di mettere in discussione anche la “misura”, ossia l’affidabilità del dato, c’era di tutto: dal biologo all’idraulico, dal medico di terapia intensiva al tassista, dal professore di liceo allo studente, tutti seri, pacati, pochissime le voci sguaiate o le fake stats sparate nei commenti. Chissà che questa strana e virulenta primavera del 2020 non ci lasci in eredità un’altra immunità, quella della credulità ai numeri sparati a caso e senza contesto.

Insomma, è un viaggio interessante, è l’occasione per valorizzare la statistica anche nelle sue forme più semplici e accessibili, ma senza disdegnare qualche tuffo dove l’acqua è più profonda. Non pensavo diventasse un lavoro quotidiano, ma lo è diventato e l’Undici (non a caso un numero, infatti lo amo alla follia) mi da l’opportunità di condividere i grafici regionali che il mio PC produce da solo in pochi minuti, appena il dato diventa disponibile sul sito della Protezione Civile.  Trovate qui i grafici di ogni giorno, regione per regione con una piccola introduzione.

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