Veri rivoluzionari francesi

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François camminava per le strade di Parigi. Non voleva frequentare le grandi arterie cittadine, dove sfilavano le jeep e i carri armati di inglesi e americani. Ma anche delle Forze Francesi Libere, era doveroso precisare. Non gli piaceva la calca, né quella folla che spumeggiava per la felicità. Era vero, il nemico tedesco era stato scacciato, l’invasore nazista era andato via e la Francia intera stava per essere liberata, ma François provava un leggero fastidio. Che ci fossero i tedeschi o gli Alleati al governo della Francia, i diritti dei lavoratori sarebbero sempre stati sviliti, calpestati, ignorati dai padroni delle fabbriche e delle fattorie arroccati nei loro castelli e nei loro palazzi di lusso mentre facevano feste con i preti.

François avrebbe voluto che fosse stata l’Armata Rossa a liberare Parigi, non le unità venute da Londra e da oltre oceano.
Fu in quel momento che François vide un qualcosa che attirò la sua attenzione.
C’era scritto V.R.F.
Era un piccolo club, appariva più come un bar, ma la falce e il martello erano inconfondibili.
François pensò che i compagni erano stati veloci. Parigi era stata abbandonata dai nazisti da poche ore e già avevano rialzato la testa.
Bene, ottimo.
Ma François voleva sapere, così accedette in quel piccolo bar, o club che fosse, e vide un paio di uomini dall’aspetto rude ma onesto.

— Buongiorno, compagno. Sei qui per arrestare o sapere?
François si offese. — Non sono un poliziotto servo del capitale.
— Questa è musica per le mie orecchie. Ciao, io sono Luis, sono il capo sezione del movimento V.R.F. di questo arrondissement — Gli porse la mano.
— Che sarebbe questa sigla? — François strinse la mano di Luis e si accomodò su uno sgabello.
Fu l’altro uomo rude a rispondergli. — Veri Rivoluzionari Francesi. Pensiamo che la Rivoluzione Francese sia stato il primo esperimento socialista della storia a parte quello degli anabattisti di secoli prima, ma che finì male perché ebbe un carattere troppo nazionalista dal momento che la Francia fu isolata. Quando Bonaparte esportò i valori della Rivoluzione in tutta Europa poteva esserci un’occasione di internazionale, ma tutto finì male e ci fu la Restaurazione.

Luis disse a occhi chiusi e in tono molto solenne: — Noi pensiamo che quando questo conflitto terminerà l’Unione Sovietica finirà per essere isolata come lo era pochi anni fa. Noi vogliamo esportare il bolscevismo in Francia perché siamo dei veri rivoluzionari, i Veri Rivoluzionari Francesi.
— Tutto molto bello. Mi piacerebbe iscrivermi, ma ho appena saputo una cosa… — François storse la bocca. Gli diede fastidio pensarlo, anche ammetterlo, ma doveva.
— E sarebbe? — lo interrogarono tutti e due.
— Sono stato richiamato sotto le armi. Devo andare in Indocina a combattere un tale… Ho Chi Minh.
Quei compagni lo guardarono con disgusto.

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Chi lo ha scritto

Kenji Albani

Kenji Albani è nato a Varese il 13 novembre 1990 (è italiano nonostante il nome giapponese). Segnalato al concorso Giulio Perrone Editore nel 2008, ha poi pubblicato poco meno di quattrocento racconti fra riviste letterarie locali, siti letterari e piattaforme online. Inoltre, ha pubblicato una quindicina di articoli di vario genere (dallo sportivo al culturale, passando per la paleontologia) su siti e riviste specializzati. Nel settembre 2008 ha pubblicato per i tipi di Delos Digital l’ebook nella collana Imperium Il serpente che si morde la coda, nel gennaio 2019 l’ebook Il grande attacco per la collana History Crime e nel marzo 2019, di nuovo nella collana Imperium, Dare vita, dare morte. Al momento studia all'Università degli Studi dell'Insubria di Varese, facoltà scienze della comunicazione, e nel settembre 2018 si è diplomato come sceneggiatore di fumetti alla Scuola del Fumetto di Milano. Lavora come sceneggiatore per Ilmiofumetto.

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