11 cose che ho visto in questa quarantena

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Questo articolo fa riferimento ad alcuni aspetti di questa quarantena che riguardano molti di noi.
Non vogliamo però dimenticare che, per molti altri, questo periodo significa soprattutto drammatici problemi economici, di salute, dolore e lutti.

1) Praticità
I discorsi a cui prestiamo maggiore attenzione, i consigli che vogliamo ricevere, i messaggi scambiati hanno quasi tutti un carattere pratico: come lavarsi le mani, dove fare la spesa a domicilio, come gestire la presenza di un malato in casa, che tipo di mascherina usare, ecc. ecc. La praticità è un valore di grande importanza di questi tempi. I sindaci, i presidenti di Regione, in generale le autorità più autorevoli ed ascoltate sono quelle che, al di là dei bei discorsi, forniscono informazioni pratiche.
In momenti di paura e di fronte all’ignoto, vogliamo avere davanti qualcuno che abbia idee chiare e concrete.
E in questo contesto, va segnalato anche il ritorno del valore della terra, nel senso più letterale del termine. Se la fine del mondo non è ancora arrivata (per ora), è perché c’è la terra e qualcuno che la coltiva. Quando tutto va a rotoli, e molte cose stanno andando a rotoli, la solidità e la praticità della terra sono una sicurezza non da poco.

2) Siamo animali vulnerabili
Il nostro antropocentrismo e senso di superiorità rispetto alla Natura risale forse a quando lasciammo le sponde di una pozza d’acqua nelle savane africane. Ci sentiamo diversi rispetto agli animali. Filosofeggiamo, ci poniamo problemi esistenziali, scrutiamo oltre la morte, scriviamo poesie e frequentiamo musei per ammirare quadri e sculture. Tutte belle cose. Ma poi è sufficiente un agglomerato di una trentina di proteine, 600 volte più piccolo del diametro di un capello, che non è neanche in grado di replicarsi da solo per metterci in ginocchio. Anche se siamo carne intelligente, rimaniamo carne, rimaniamo corpo e in quanto tale soggetto alle crude leggi della biochimica. Mentre siamo lì ad interrogarci sui massimi sistemi, una molecola si lega ad un’altra sulla parte esterna della membrana di una nostra cellula e siamo fritti…

Il primo passo dell'infezione è l'unione tra una proteina sulla superficie del virus e un enzima recettore (ACE2) sulla membrana di una cellula umana

Il primo passo dell’infezione: l’unione tra una proteina sulla superficie del virus e un enzima (ACE2) sulla membrana di una cellula umana

3) Risorse e resilienza
Se tre mesi fa ci avessero detto che saremmo rimasti chiusi in casa per mesi, in un mondo letteralmente fermo, in città deserte, con scuole, università, uffici, cinema e gran parte dei negozi chiusi, senza calcio e senza Olimpiadi, avremmo pensato non solo che certe cose accadono solo nei film, ma anche che non ce l’avremmo fatta, come persone, come famiglie, come società, come paesi. Certo, è vero che molte aziende hanno chiuso, le difficoltà di ogni tipo sono enormi, ma la fine del mondo (per ora) non è arrivata e – tutto sommato – ce la stiamo cavando meglio di quanto avremmo potuto prevedere. Professori e studenti si sono organizzati e le lezioni (anche dell’asilo) continuano, si fanno online corsi di teatro, di pianoforte, di qualsiasi cosa. Si sono attivati aiuti d’ogni tipo, catene di solidarietà, le librerie fanno consegne a domicilio, i teatri e i cinema trasmettono opera e film online, i più giovani fanno la spesa per i più anziani, professori in pensione si sono messi ad offrire lezioni su Facebook, aziende di liquori ora producono gel antibatterico, volontari costruiscono ospedali a “ritmi cinesi”, medici ed infermieri si stanno facendo un mazzo tanto, ecc. ecc..

Tante altre aziende hanno convertito parte della loro produzione per fabbricare beni utili alla lotta contro il coronavirus

Tante aziende hanno convertito parte della loro produzione per fabbricare beni utili alla lotta contro il coronavirus

Insomma si sono trovate risorse impreviste che pensavamo di non avere.
È qualcosa che accade spesso anche in circostanze meno eccezionali: prima di affrontare una difficoltà, quando immaginiamo di lasciare la nostra zona di comfort, al momento di partire per un viaggio siamo convinti di contare su risorse ed energie molto minori di quelle che poi saltano fuori quando siamo nella difficoltà, fuori dalla zona di comfort, in viaggio.

4) Science strikes back
È vero che una cura ancora non è disponibile e sono numerosi gli interrogativi sul futuro, ma nel giro di pochissime settimane dopo l’apparizione sul pianeta Terra di un virus che prima non esisteva, conosciamo praticamente tutto della sua struttura, dei meccanismi biochimici che gli permettono di penetrare nella nostre cellule e replicarsi, dei dettagli molecolari delle sue poche proteine. Nel momento in cui scriviamo, ben 78 candidati a vaccini si sono dimostrati attivi e 5 sono già alla fase di prove cliniche. Tante altre medicine si stanno provando in questi giorni ed è probabile che qualcuna funzioni, anche se non sarà una panacea. La grande differenza tra questa pandemia e quelle dei secoli scorsi è che questa volta abbiamo un’arma formidabile dalla nostra parte: la scienza. Che ci aiuta e ci aiuterà in questa emergenza mondiale.
Epidemiologi, infettologi, chimici, statistici, medici sono saliti sulla ribalta nazionale e la loro opinione è ascoltata anche ai massimi livelli decisionali. Questo significherà che dopo la scienza avrà maggior credito nella società? Speriamo di sì. Tuttavia è bene ricordare che, seppure in questo momento tantissimi scienziati siano impegnati nella ricerca di cure e vaccini, non si può concepire la scienza solamente come qualcosa che fornisce soluzioni immediate a problemi specifici. E nemmeno come una comunità monolitica dove tutti hanno la medesima opinione. Certo, un vaccino o funziona o non funziona, ma esistono diverse interpretazioni riguardo, ad esempio, a come ci si contagia o anche riguardo a come analizzare i numeri. La scienza è incompleta per definizione, è complessa, è fatta di parole ed interpretazioni e non di dati indiscutibili.
Inoltre la scienza è soprattutto esplorazione senza che esista necessariamente un obiettivo specifico immediato. È la risposta alla nostra innata e umanissima curiosità che si manifesta sin da bambini. È il piacere e la volontà di guardare oltre, di sperimentare, di imparare cose nuove. Senza dubbio, tra i risultati di queste “esplorazioni” ci saranno dati utili per risolvere problemi pratici, ma non per forza nell’immediato e non per forza quelli che si pensava di poter risolvere inizialmente. Non si può quindi concepire il ruolo della scienza nella società solamente come un dispenser di soluzioni quando se ne ha bisogno e poi dimenticarsene, ma come qualcosa di più grande, più ricco, più complesso che contribuisce, non solo con una medicina, a rendere il mondo migliore.

5) Vecchie medicine per nuove malattie
Se è vero che un vaccino sarebbe la vittoria finale sul virus, è anche vero che produrre un vaccino è assai complesso ed è probabile che, almeno a breve termine, la soluzione (parziale) arriverà dal “drug repositioning” (“riposizionamento di farmaci”) ossia dall’utilizzo di medicine attualmente usate per una malattia, che si dimostreranno (e si stanno dimostrando) utili anche contro il coronavirus. Produrre un vaccino o una nuova medicina è un processo molto lungo, costoso e complesso (per ottenere un nuovo farmaco sono necessari, mediamente, 13.5 anni e 1.8 miliardi di dollari). Una delle ragioni è che un farmaco può avere effetti collaterali gravi e quindi va provato e riprovato prima di arrivare in farmacia.  Tantissimi candidati a farmaci non passano una delle numerose prove (in laboratorio, sugli animali, sugli esseri umani) e vengono scartati. Anche per questo il prezzo delle medicine non è basso: perché chi le produce deve compensare con la vendita di un farmaco che “ce l’ha fatta” tutti i soldi spesi per quelli che invece non ce l’hanno fatta.
Nella gran parte dei casi, un farmaco è piccola molecola (una molecola è un gruppo di atomi, NdA) che interagisce con un enzima (una molecola più grande) impedendogli di svolgere il suo normale ruolo nell’organismo. L’aspirina, ad esempio, blocca l’attività di un enzima coinvolto nel meccanismo d’infiammazione, che è un processo di difesa attivato dal nostro organismo contro batteri, virus e, in generale, agenti che ci minacciano. L’infiammazione è quindi utile in molti casi, ma porta con sé effetti indesiderati come febbre, gonfiore, ecc.: quando abbiamo la febbre, stiamo male e ci auguriamo che passi in fretta…e ci prendiamo un’aspirina! Il punto è che, in parecchi casi, un farmaco, una volta entrato nel nostro organismo, non interagisce con un solo enzima, ma anche con altri la cui inibizione causa – come detto sopra – effetti indesiderati. Se questi effetti non sono troppo gravi, il farmaco viene approvato, altrimenti no. A volte succede però che questi effetti per cui il farmaco non è stato originalmente concepito siano invece “desiderati”. Uno degli esempi più famosi è il Viagra, progettato per combattere l’ipertensione e che, al momento di effettuare gli ultimi test sugli esseri umani, si rivelò avere altri effetti che ne hanno fatto uno dei farmaci più utilizzati nella storia.
Un altro esempio è una delle molecole che, secondo alcuni risultati di questi giorni, potrebbe funzionare contro il coronavirus, in particolare contro gli effetti deleteri dell’infiammazione che il virus scatena soprattutto a livello polmonare: la idrossiclorochina (vedasi figura).

La molecola della idrossiclorochina

La molecola della idrossiclorochina

Sintetizzata circa un secolo fa per essere usata come antimalarico in alternativa al chinino (un composto naturale), si è poi rivelata efficace contro l’artrite reumatoide, causata proprio da un’eccessiva e fisiologicamente ingiustificata infiammazione (primo “reposizionamento”). Ora pare che l’idrossiclorochina potrebbe essere utile contro il coronavirus, almeno nelle prime fasi della malattia (secondo possibile “reposizionamento”). Altre medicine già esistenti (vedasi ad esempio questo articolo e anche questo) potrebbero funzionare. Il grande vantaggio di impiegare medicine che si trovano già in farmacia è che hanno già passato tutte le prove di cui si diceva sopra e si sa perciò che, seppure come qualsiasi medicina, hanno effetti collaterali, assumerle secondo indicazioni mediche, ci farà più bene che male. Insomma, a volte, quello che andiamo cercando è più vicino di quanto pensiamo.

6) Intimità
È vero che ora le relazioni extra-familiari avvengono solamente via internet o telefono, ma è anche vero che, paradossalmente, le altre persone accedono molto di più di prima alla nostra intimità. Perché le video-chiamate hanno come sfondo la nostra casa, il nostro divano, la nostra cucina o addirittura il nostro bagno.

smart-working

Nell’inquadratura della professoressa che parla ai propri studenti appare la figlia che giuoca o il marito che apre il frigorifero, i libri nella libreria, un quadro particolare o i cuscini del letto. Lo stesso accade in riunioni di lavoro. Ed è dunque probabile che scattino i commenti o le domande: “Oggi sono seduto su questo divano perché mia figlia sta dormendo e non sta monopolizzando la sala”; “Ah quello è tuo marito? Mi sembra di conoscerlo, che lavoro fa?”; “Scusate un attimo sta arrivando la spesa a domicilio”; “Sì, questa luce viene dal terrazzo, se volete vi faccio vedere il panorama”, ecc. ecc. Insomma, è vero che siamo fisicamente distanti, ma gli sguardi altrui, attraverso i mezzi tecnologici, superano barriere prima insuperabili ed entrano in casa nostra svelando parte della nostra vita intima e quotidiana.

7) Con figli o senza figli
La quarantena è totalmente diversa per chi ha figli dai 10 anni in giù e chi non ne ha. I figli richiedono attenzione costante, per giuocare a “fare le torri”, per assisterli quando fanno i compiti, per vestirli, cambiarli, stimolarli, per mille altre cose. Spesso i professori, forse per compensare la mancanza delle lezioni “dal vivo”, assegnano tonnellate di compiti ed esercizi che i genitori debbono come minimo supervisionare. Chi ha figli ha ben poco tempo per annoiarsi o stordirsi di serie TV. Deve anzi organizzarsi con grande attenzione per ritagliarsi tempo per il lavoro o anche un attimo di relax.
Per fortuna esistono “Peppa pig”, “Paw Patrol” e i videogiuochi…
Chi invece non ha figli, può dedicarsi perfino a pulire l’argenteria, riordinare le bollette dell’epoca delle guerre puniche, sistemare gli angoli più reconditi degli armadi o leggere tutta la produzione letteraria russa degli ultimi due secoli. La farina e il lievito di birra sono introvabili: evidentemente la produzione di pizze, pane, torte, ecc. è schizzata alle stelle, attività che richiedono tempo e che solo chi non ha figli può svolgere. Per non parlare di chi vuole impiegare questo tempo per lavorare: tra chi non ha figli c’è probabilmente un novello Newton che, durante la quarantena per la peste del 1665, concepì le idee chiave della teoria della gravità e dell’ottica. Chi invece ha figli, annaspa cercando ritagli di tempo e spazio, tra esercizi sul minimo comune denominatore e gare di macchinine sul pavimento della sala e non riesce a stare al passo di produttività di chi i figli non li ha o li ha grandi. E dovrà studiare sui libri quello che i Newton (o i Boccaccio) del 2020 stanno producendo in queste giornate.

8) Pausa
Quanto detto al punto precedente non toglie che il mondo si stia prendendo una pausa. Soprattutto dalla frenesia. Gli animali stanno (ri)appropriandosi di molti spazi (la foto in alto che ritrae un coccodrillo a Venezia è un falso, NdA), c’è un silenzio di fondo che probabilmente non si sentiva da decenni. Il mondo sta respirando. Come già sottolineato, questa pausa non è indolore. Ed è vero che, soprattutto chi ha figli, ha comunque poco tempo per cazzeggiare, ma è anche vero che si può rimanere in pigiama tutto il giorno e sono rare le mattinate “fantozziane” e frenetiche che scandivano la “normalità”.

"Oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51... vale a dire al limite delle possibilità umane!"

“Oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51… vale a dire al limite delle possibilità umane!”

Le scadenze, le riunioni inutili ed infinite, gli autobus da prendere, il traffico, gli incastri metropolitani, la palestra, il nuoto, i pranzi di lavoro, ecc. ecc.: tutto questo non esiste o quasi. Per qualche settimana, è possibile prendersi una pausa dalla vita frenetica che conduciamo abitualmente e nella quale, forse, ci siamo infilati senza sapere più come uscirne neanche se lo volessimo o pensando che alternative non esistano. E invece un giorno è arrivato qualcosa molto più grande di noi e di tutto quanto che ha ribaltato il mondo e le nostre routine. Potrebbe darsi che, se e quando la quarantene finirà, almeno per alcuni varcare la soglia di casa e rituffarsi nella delirante “normalità” non sarà per niente facile o così desiderabile.

9) Sottovalutare e sopravvalutarsi
L’Italia ha senza dubbio commesso molti errori, lo sappiamo, ma ha un’attenuante non da poco: è stato il primo paese europeo ad essere colpito. L’unico riferimento era sostanzialmente la Cina, ed è stato inevitabile (seppur colpevole) pensare: “queste robe succedono solo in Cina”. A fine febbraio era onestamente difficile dimensionare il disastro che stava materializzandosi e che non ha paragoni negli ultimi secoli. Di fronte c’era (e c’è…) l’ignoto ed è difficile non commettere errori di fronte all’ignoto.
Ma gli altri paesi porca miseria? Perché ci hanno messo così tanto a prendere provvedimenti quando avevano l’enorme ed innegabile vantaggio di “sapere come sarebbe andato a finire il film”? Perché cioè hanno atteso così tanti giorni prima di reagire se era evidente che il loro futuro era scritto nel presente dell’Italia? Perché, mentre sull’Italia stava abbattendosi un disastro epocale, hanno continuato a tenere tutto aperto?
Forse alcuni paesi nord-europei o gli statunitensi possono aver riposto troppa fiducia nella loro storica e supposta forza d’animo e stoicismo di fronte all’avversità, ma è inevitabile pensare (soprattutto perché è difficile trovare un’altra spiegazione) che debbono aver pensato che ciò che stava accadendo in Italia si doveva al fatto che gli italiani sono i soliti cazzoni: “queste robe succedono solo in Italia”.
Si sono cioè creduti migliori di noi ed immuni alle supposte inefficienze italiche. Ed hanno tragicamente sbagliato. Ora ne stanno pagando le terribili conseguenze quando, invece, avrebbero potuto contenere il numero delle vittime dando un’occhiata all’Italia in maniera seria e non viziata dai loro cronici complessi di superiorità. Perché sopravvalutarsi e convincersi che a noi certe sventure non toccheranno mai è quasi sempre un grave errore.

10) Famiglia e relazioni
Un concetto matematico che mi pare assai utile oltreché affascinante è il concetto di limite. Per studiare il comportamento di una funzione si guarda come essa si comporta quando il suo argomento si avvicina ad un dato valore oppure – ed è questo il caso a cui voglio riferirmi – all’infinito. Ossia – passando alla vita al di fuori della matematica – per conoscere l’autentica natura di una persona o quanto tiene ad una relazione o quali sono i suoi valori più profondi, bisogna verificare come si comporta quando si trova in condizioni “al limite”, di massimo stress o emergenza.

foto

In questa quarantena, non si può bluffare: se la tua relazione non è solida o si vive in due case diverse o “aspettiamo ancora un po’ per capire cosa siamo”, è probabile che si stia trascorrendo questo periodo da soli o saltando da una casa all’altra (proibito!). Una buona definizione di famiglia quindi potrebbe essere: una famiglia sono le persone che stanno passando tutta la quarantena insieme, nella stessa abitazione.
Passerò per conservatore, ma spero che questo periodo serva alle coppie che si sono ritrovate separate perché la loro situazione non era definita, come spinta per definirla ed andare a vivere insieme.

11) Esponenziali
Mai come in questo periodo abbiamo prodotto, analizzato o anche solo guardato grafici.

espon

Si discute quotidianamente di curve esponenziali, gaussiane, picchi, appiattimenti, medie mobili, sottostime, funzioni di “smoothing”, ecc. E piano, piano, nella giungla di esperti veri o presunti, ognuno di noi si è scelto il proprio riferimento. Il nostro è, senza alcun dubbio, Mario Mazzocchi, professore di Statistica all’Università di Bologna, nonché tra i fondatori di questa rivista. I suoi grafici sono qui.

 

 

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