Il signor Malalan e le pulizie di primavera (4)

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Ah, la primavera! E’ un momento magico in cui la natura recapita generosamente sensazioni di rinascita, di risveglio e di rinnovamento, oltre che pollini con conseguente raffreddore da fieno e riniti. Il signor Malalan, per fortuna, non soffre di alcuna forma di allergia a fiori o piante, anche se, in determinate situazioni, per esempio durante una sauna, presenta alcuni sintomi della pollinosi, come starnuti, rinorrea acquosa, congestione nasale, prurito al palato, al naso, agli occhi, tosse secca e stizzosa. Quando, infatti, si trova in una piccola cabina a novanta gradi in compagnia di libidinose donne anziane o di giovani stalloni super dotati, completamente nudi, improvvisa un concerto dissonante tra risucchi del moccio che cola, respiri affannosi a attacchi di tosse. Stessa cosa in presenza di vergini innocenti, giovani normodotati o anziani senza particolari velleità. In questi casi, una massiccia dose di antistaminici non servirebbe comunque a nulla. L’unico rimedio è darsela a gambe fingendo un malore per nascondere l’imbarazzo, lo sgomento o, peggio ancora, la ridarella.

Ad ogni modo, la primavera è sicuramente la stagione preferita dal signor Malalan, dopo l’inverno! Già, in realtà lui adora l’inverno con il suo carico di nubi, freddo, buio, ma anche d’atmosfera frizzante, cielo terso e mare pulito. L’autunno, d’altro canto, gli provoca un’eccitazione estatica, quasi religiosa, tra la suggestione dei colori caldi della terra e la suggestione di “Soldati” la poesia di Ungaretti, che ama profondamente, “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Tuttavia, a volte, è l’estate a farla da padrone in questa singolare “top four” con i profumi delle ginestre e della lavanda che saturano l’etere, i pic-nic all’aria aperta e i bagni notturni. In pratica, ogni stagione è buona per festeggiare la vita, con le sue verità, le sue contraddizioni e i doppi sensi che, in qualche modo, la rendono sopportabile!

Nell’universo del signor Malalan, ad esempio, le “quattro stagioni” sono musica, ma non per le orecchie, come banalmente si potrebbe pensare. Vivaldi funge da colonna sonora a un’idea decisamente più terrena e carnale. Sentir parlare di “quattro stagioni”, infatti, scatena una vera e propria crisi epilettica nelle papille gustative del signor Malalan: quattro stagioni=pizza, anche se, spesso, deve optare per qualcosa di più semplice, come riso in bianco, verdure bollite o carote alla julienne, perché i carciofini, nove volte su dieci, gli risultano indigesti! Le “quattro stagioni”, però, sono anche i migliori pneumatici che il signor Malalan abbia mai comprato per avere prestazioni di guida eccellenti in tutte le condizioni climatiche e ancora, le “quattro stagioni” hanno pure le fattezze di un enorme armadio color crema chantilly che occupa interamente una parete della sua camera da letto.

Ma torniamo alla primavera… Nella routine del signor Malalan, la primavera rappresenta una tappa dell’anno assai particolare. Un momento di tensione interiore che sfocia, immancabilmente, in un flusso creativo senza argini. In questa stagione, infatti, il signor Malalan, come molte altre persone, è impegnato con le classiche “pulizie di primavera”. Lui, però, lo fa in modo diverso dal resto dell’umanità: trasforma quella che viene universalmente riconosciuta come una tra le attività meno gratificanti e più noiose al mondo in qualcosa che assomiglia a un gioco divertente tra due partecipanti -il solitario non lo concepisce nemmeno con i giochi di carte. Funziona così: da una parte, il signor Malalan rassetta, spolvera, gratta, lava e stira; riordina l’armadio, i cassetti e il guardaroba. Dall’altra, le “pulizie di primavera”, quasi a voler restituire il favore, portano alla luce della sua coscienza segreti, bagliori, ombre, ricordi e ninnoli, ovvero, succulenti spunti di riflessione. A volte il signor Malalan ritrova oggetti che credeva persi per sempre, oltre che nei meandri della sua mente, negli angoli più remoti della sua casa, o in quella di chi approfitta della pesca di beneficienza che la parrocchia organizza ogni anno nel mese di maggio.

In primavera, infatti, il signor Malalan fa volontariato -complice l’occasione di un generale rinnovamento, un armadio quattro stagioni troppo stretto e un peso corporeo oscillante- partecipando alla raccolta di vestiario, stoviglie e chincaglierie varie, sostenuta da allegri chierichetti in abiti civili con un’intensa attività di volantinaggio. In realtà, il signor Malalan non è affatto uno stinco santo e a dirla tutta, il container per abiti e accessori usati è più vicino di quello per i rifiuti indifferenziati! Ma questo è un dettaglio trascurabile rispetto al risultato. Con le pulizie di primavera, infatti, vincono tutti: il signor Malalan guadagna i cosiddetti punti Paradiso –in proporzione alla donazione- che gli garantiranno un trattamento preferenziale durante il viaggio nell’aldilà. Le persone bisognose hanno un beneficio che potrà lenire qualche sventura e il parroco… beh, il parroco non confesserà mai di esercitare, in maniera del tutto arbitraria, un diritto di prelazione sul contenuto dei container. A volte, però, è la stessa tonaca a tradirlo lasciando trapelare un lembo di tessuto riconducibile a una camicia, a un pullover o a un pantalone che, immancabilmente, uno dei fedeli riconosce come capo d’abbigliamento esiliato dal proprio armadio!

Bando ai pettegolezzi, il signor Malalan non ha ancora avuto l’onore o l’orrore di cogliere il furbetto della canonica con indosso uno dei preziosi cimeli che ha dato in beneficienza nel corso degli anni –parrucche, bretelle, anelli, spille o accessori per capelli dismessi della nipotina viziata. Più volte, invece, gli è capitato di vedere “camminare” per strada gli indumenti che un tempo giocavano a “guardie e ladri” con le tarme nel suo armadio. Un giorno, per esempio, adocchiò una vecchia giacca di montone che usava quand’era giovane, appoggiata sulle spalle di un uomo in manette -troppo grasso per riuscire a indossarla e troppo maldestro per riuscire a forzare l’apertura di un bancomat! Un giorno, invece, riconobbe la sciarpa fuxia a pois bianchi, regalo di un lontano cugino omosessuale, al collo di un ragazzo assai “gaio”. Un altro giorno ancora, avvistò una coperta in pile, stile mimetico -la sua preferita dopo quella sbiadita con i sette nani- attorno alla vita di un accattone che bighellonava a petto nudo nel giardino pubblico e un giorno, addirittura, vide i suoi scaldamuscoli da Batman, realizzati all’uncinetto da una ex fiamma dell’ex Unione Sovietica, alle caviglie di una donna disabile. La scena era molto grottesca in quanto la donna travestita, in parte, da supereroe, era spinta sulla carrozzella da un uomo ipovedente guidato da un cane-guida di peluche telecomandato a distanza da un assistente del centro di igiene mentale del distretto! Comunque sia, le “pulizie di primavera” sono sempre estremamente generose con il signor Malalan e lui, di conseguenza, con la parrocchia. Naturalmente, su alcune cose non può fare parola con nessuno: foto compromettenti, gadget erotici consunti, perizoma sportivi con sospensorio, dentiere dei trisavoli, ecc. vanno eliminate all’istante, prima che la sua immaginazione possa essere stuzzicata da ricordi scomodi o da audaci fantasie.

Lo scorso anno, il signor Malalan, fece una scoperta a dir poco scabrosa. Accadde, infatti, che sistemando maglioni, camicie, gilet, cappelli, sciarpe e cravatte, notò sotto il bavero di un blazer, qualcosa che in principio faticò addirittura a riconoscere. Si trattava di un paio di calze a rete, autoreggenti, a maglia stretta, color fumè… cadute in disgrazia! Chissà quali bagordi animaleschi avevano ridotto a brandelli il silicone della parte interna della balza in pizzo… la maglia, invece, era piena zeppa di peli. Così dopo il primo attimo di smarrimento, una breve eccitazione sessuale e un dubbio atroce “gettarle nella spazzatura, annusarle o infilarle con lascivia fino all’inguine?” il signor Malalan decise di sedersi sul letto, accendere il computer, guardare l’ultima puntata di Beautiful e infine, di dormirci sopra. Magari si trattava solamente di un sogno riuscito male. La mattina seguente, però, si svegliò tra le braccia di Pamela -una borsa d’acqua calda con la copertina di lana raffigurante un pinguino femmina da lui battezzato, per l’appunto Pamela- e con una sgradevolissima sensazione di soffocamento. Le calze autoreggenti erano ancora lì, o meglio, una si era impigliata nella collana con l’amuleto di pietra di luna che il signor Malalan era solito indossare per favorire il sonno, rischiando di strangolarlo. Erano ancora in disgrazia e ancora piene di peli. Questa volta, inoltre, poteva sentirne anche l’odore… intenso e avvolgente… come l’abbraccio di un pitone sudato!

Dopo l’ennesimo shock e la conferma che non si trattava di un sogno riuscito male, né di un incubo da manuale, bensì di realtà, seppur sleale, il signor Malalan fu invitato dalla sua psiche a un consesso di neuroni con la sindrome del dilemma e allora iniziarono a fioccare mille interrogativi: a chi erano appartenute quelle calze? Quale coscia tornita le aveva animate e quanto tempo prima? Perché erano rimaste nel bavero del suo blazer? Perché emanavano un odore tanto virile? Perché la presenza di tutti quei peli? Perché non ricordava nulla? Perché si faceva tante domande? Questa era la chiosa di rito a tali brainstorming, ma come al solito non poteva soprassedere. La questione andava risolta, in primo luogo per soddisfare la sua curiosità e placare una certa ansia da prestazione e poi, per non affaticare eccessivamente i neuroni presenti all’appello, compagni di vita indispensabili. Così, pensò velocemente alle ultime conquiste amorose: Giorgia era troppo grassa, indossava sempre calzettoni di spugna con Barbapapà informi oppure osceni gambaletti color carne; Diana era una vera principessa, indossava solo calze da reggicalze; Elisa optava per collant coprenti, 120 denari a compressione graduata, per contrastare i disturbi circolatori e Flora usava calze autoreggenti, ma rigorosamente di colore bianco –le piaceva giocare alla crocerossina- e, soprattutto aveva la pelle liscia come una pescanoce. L’unico pelo superfluo spuntava, occasionalmente, sulla natica destra, in pieno centro, come fosse una freccia che aveva azzeccato perfettamente il bersaglio. Nessuna di loro poteva aver acceso la sua libido con quelle calze. Eppure, queste erano le donne con cui il signor Malalan aveva condiviso gioie, dolori, letto, minestroni, grigliate, torte e calamità naturali negli ultimi anni.

Poi squillò il telefono e la voce di Lucia lo destò dall’oblio in cui si era lasciato andare. Fu allora che il signor Malalan pensò a Giuseppe, il marito di Lucia! E poi a Federico, Mario, Gustavo, Emanuele, Nicola e a quella famosa scommessa… chi ne usciva sconfitto, avrebbe dovuto presentarsi all’addio al celibato di Giuseppe, indossando dècolletè in laccato nero tacco 15cm, calze autoreggenti, mascherina, frustino, manette in metallo rivestite da morbido peluche rosa e un abitino aderente, sexy, effetto bagnato. In realtà non ricordava la scommessa, ma ricordava perfettamente chi l’aveva persa. Era stato lui. Il signor Malalan, infatti, per un’intera lunghissima serata aveva indossato un set completo di giocattoli erotici, oltre alle famigerate calze autoreggenti… Testimoni muti, ma eloquenti, le numerose foto della serata che circolavano ancora in rete! Ecco spiegato l’odore maschio delle calze, il silicone a brandelli e l’ammasso di peli senza vita. Tutto risolto, o quasi. Resta ancora un interrogativo inquietante: che fine avrà fatto il resto dell’equipaggiamento da milfona perversa?!

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