A DAY IN THE LIFE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

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Con un gioco di parole, banale e semplice, che mai avrei immaginato ad ipotizzare ed ancor meno ad aggregare se non stimolato dall’epidemia a cui siamo sottoposti da diverse settimane, descrivo o almeno tento di descrivere, la realtà quotidiana che vivo, abbinando una delle canzone più immaginifiche dell’intero repertorio dei quattro di Liverpool con la meraviglia scritta dall’uomo di Macondo.

RAVENNA_PIAZZA_KENNEDY

RAVENNA_PIAZZA_KENNEDY

Quello che stiamo vivendo in queste settimane è qualcosa di surreale, di straniante, rispetto a ciò a cui siamo abituati a confrontarci nel quotidiano. Città fantasma, città spettrali, città deserte, città solitarie, città silenziose. L’emergenza del Covid-19 impone la distanza sociale, pretende il rispetto delle norme governative, chiede l’assunzione di responsabilità e il rispetto per noi stessi, in primis, e per gli altri.

Ed in queste circostanze, di restrizione di libertà, quando si è obbligati a stare a casa, rimanendo dentro le mura domestiche tutto il giorno, sovvertendo tutti i comportamenti sociali e le abitudini individuali acquisiti di una vita intera, il minimo che possa capitare è un senso d’ansia invisibile, di angoscia strisciante o di depressione silenziosa. Per il malessere casalingo questi sono gli ingredienti ideali. La mente è sempre così abile a creare scenari apocalittici, paesaggi inquietanti, minacce impreviste.

Bene. Vivo e lavoro in Romagna. Ravenna è la città da cui scrivo. Impiegato nel settore degli eventi e delle manifestazioni, la ditta presso cui lavoro provvede, con gli allestimenti degli stand, allo svolgimento delle feste e delle sagre. Da circa un mese sono a casa. Siamo stati il primo anello di questa catena produttiva a chiudere e saremo l’ultimo a ripartire. Fino a quando? Nessuno lo sa! Altra domanda. E nel mentre?

Intanto decido di non tagliarmi più la barba fintanto che non si torna alla normalità (caro Michael Stipe a breve raggiungerò la dimensione della tua!). E poi procediamo con ordine. Cosa fare?

Utilizzo il tempo. Sfrutto il tempo. Desidero che diventi il mio alleato per dare vita a nuove idee. Questo tempo è il mio tempo. Cerco di costruire il mio tempo, creandolo, dandogli significato ad ogni singola azione, dando senso ad ogni gesto. Lo formo e lo modello. Questo tempo così dannato diventa il mio migliore alleato per originare del valore. Porto questo tempo a mio vantaggio. Impiego queste 24 h. al meglio di me stesso, cercando di dare un ritmo alla mia giornata. Certo! Questo tempo diventa il momento della riflessione. Questo spazio diventa il luogo per andare in profondità. Questo tempo diventa, se non lo è già, il momento in cui avviene la progettazione. Questo tempo è già domani.

E allora creo. Fuori dal letto riprendo a svolgere lo yoga e gli esercizi fisici. Grazie ai tutorial mi riapproprio degli asana e poco importa se le posizioni, inizialmente, non sono corrette. Appena sveglio educo il corpo all’estensione, all’allungamento, al respiro. Sono un po’ arrugginito ma il corpo è desideroso di movimento. Ogni mattina, appena alzato, 40′ dedicati al mio fisico. Per la bici avrò tempo e modo di rifarmi.

RAVENNA_PIAZZA_DEL_POPOLO

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Arriva, poi, il momento più bello della giornata. La colazione. È un rito. Il caffè, la marmellata, il miele, il pane, i biscotti, il latte, i corn-flakes. Ed in sottofondo la radio, con le news. Attimo sontuoso. Un trionfo. Da qui parte la mia giornata.

Sono circa le h. 8,30 ; da questo istante indirizzo la mia azione alla preghiera. Il mio mantra è Nam Myoho Renge Kyo. Sono praticante buddista. Lo sono da 30 anni. Ancor di più adesso, recito per avere una condizione vitale alta, per avere un buon umore, per il mio benessere, Per avere chiarezza, per dare senso a questo momento, per avere introspezione e accorgermi maggiormente dei miei limiti, Cerco la concentrazione, la trovo. Talvolta scappa, mi rendo conto che la mia mente insegue pensieri e sogni. Normale. Ma allo stesso tempo mi riprendo e ricerco la concentrazione. Anche la preghiera può diventare una lotta. Ma è una sfida piacevole. Uno sforzo che porta ad un risultato. Tutto viene premiato. La disciplina, la tenacia, la volontà sono un valore.

E così mi ritrovo intorno alle h. 11; da qui inizio a leggere testi di letteratura buddista. Se non c’è studio non c’è buddismo. Tutto diventa filosofia. E poi studiare è bello. Aiuta a svilupparsi. Niente di nuovo, ma mi permette di capire meglio la realtà, il mio contesto sociale e specie le mie difficoltà.

Di tanti in tanto mi concedo delle uscite. Grande evento diventa l’uscita per gettare la differenziata. Un autentico piacere. Ma senza abusarne. Credo che chi abbia un amico a quattro zampe ne approfitti per uscire un po’ più spesso. Di questo passo i cani avranno le zampe consumate. Oppure destinazione centri commerciali. Devo pur nutrirmi. Li raggiungo a piedi. E con questa ora d’aria organizzo giri ad hoc per incontrare i miei amici che vivono lungo il percorso che mi porta agli acquisti. Momenti di socialità anomali, dialogando ma a distanza, conversando tenendo un certo distacco. C’è voglia di vedersi, di parlarsi, di abbracciarsi. Improvvisamente tutto questo non c’è più. Vedersi ma non toccarsi.

Con tutto questo parlare arrivo all’ora di pranzo. Cosa mangio oggi?
Mangiare è un piacere. Preparare un po’ meno. La realtà chiede di essere pragmatici. E allora cerco di uscire dagli schemi. Quello che sono in grado di fare è sufficiente al sostentamento; vale la pena, però, cimentarsi con qualcosa di nuovo. Tempo ne ho. Pazienza, anche. E se non c’è me la faccio venire. E allora chi mi viene in soccorso, ancora una volta, è la rete. Esistono i tutorial. Di grande aiuto. Pratici ed efficaci nei suggerimenti. Piatti semplici ma gustosi. E così parmigiana di melanzane, scaloppine ai funghi, straccetti di pollo con peperoni, torta di mele, assumono il gusto di una grande conquista. Di riuscita, di piacere e soddisfazione. A riconferma dell’importanza del cibo che sostiene la vita.

E poi la musica. Sempre. Di sottofondo. Nuove uscite sul mercato sono arrivate, ma i Pearl Jam non spingono quanto vorrei, bene gli Strokes, qualcosa dal mondo elettronico. Quindi mi dirigo alla scoperta di nuovi suoni, di nuovi autori, diversi tra loro, da Lana del Rey a Bon Iver, da Celeste a Liberato, Non solo contemporanei. Dò spolvero a ciò che aveva accumulato polvere nelle loro custodie di cd. E così provvedo all’ascolto di Mozart, Beethoven, Wagner. Da quanto tempo non ascoltavo la musica classica? E poi il jazz con Thelonious Monk, John Coltrane, Charles Mingus. Ma ci voleva una condizione di emergenza per ascoltare queste perle?! Evidentemente sì!

Il pomeriggio, prima che arrivi il rinculo da digestione e si innesti il tempo con modalità Jamaica, ovvero easy time senza additivi, la dedico alla lettura. Per mia fortuna ho una ventina di libri, tra acquisti di seconda mano e regali ricevuti, che devo affrontare. Libri che si sono accumulati senza essere stati consultati, per mancanza di tempo o per pigrizia. E così i giorni passano ed i romanzi cadono, uno ad uno, come birilli. Divento un lettore seriale. Certo! Sono agevolato dalla presenza di scritture brillanti, piacevoli e spesso eccellenti. Così colmo lacune della lettura mondiale contemporanea. Scopro scrittori, paesi, trame, strutture narrative originali. Su tutti Aramburu, Franzen e Pamuk. E più leggo, più divento bulimico. Non aggredisco. Divoro la carta.

RAVENNA_COMUNE

RAVENNA_COMUNE

Verso tardo pomeriggio attivo la parte delle pubbliche relazioni. Entro in contatto con il mondo e mi stacco dalla mia bolla letteraria. Oppure vengo contattato da amici. A mia volta sento coloro che per dimenticanza o negligenza non sento da molto. La condizione che viviamo azzera le distanze, il tempo passato a non sentirsi, rideterminando di vedersi. Utile il cellulare di questi tempi, utile soprattutto la tecnologia con tutte le sue piattaforme e le sue applicazioni. Utile la video chiamata, utile l’utilizzo di Skype, ed in particolar modo l’uso di Zoom, mezzo pratico per dialogare con più persone in video. Sta diventando il mezzo da uso e di abuso.

In tutto questo non trascuro la fidanzata. Ci sentiamo due volte al giorno e ci vediamo una volta alla settimana (senza sfregamenti). Non sono fatto per stare su tempi lunghi al telefono, cerco di migliorarmi, di superarmi quando dialogo con lei. Tuttavia la scorsa settimana, forse non me ne sono accorto, forse sono andato oltre un mio limite, la nostra conversazione ha raggiunto la bellezza di 90 minuti. Non ci potevo credere! Effetto virus. Credo che il merito sia tutto suo. Comprendo questo fottuto momento. Niente baci veri!), niente abbracci (forti!). Rimangono le parole. E c’è le facciamo bastare. Ma ci rifaremo. Sicuro.

Wow! È già quasi ora di cena. Altra lezione che sto apprendendo. Forse niente di nuovo. Il pasto serale diventa sempre più un momento di nutrimento leggero. Delicato. Così facendo ho scoperto che posso andare a letto decisamente meno appesantito, gustando il sonno più profondo.

Ma prima di andare a stendere il mio corpo, niente affatto spossato da una giornata in piena restrizione di libertà, provo a dare uno sguardo a qualche programma televisivo (premetto che non posseggo il televisore) in streaming. Ma mi tocca spegnere subito. Che tristezza! Che pochezza di programmi! Sono a fine giornata. Anche oggi l’ho sfangata. Sono riuscito a non farmi assediare da cattivi pensieri, brutte preoccupazioni, paesaggi futuri catastrofici.

E domani che farò?
La motivazione parte da fare meglio di oggi. Come? Non lo so.
Partendo da me stesso. Creando valore in ogni azione, trovando soddisfazione in ogni gesto concreto.
Ogni giorno diventa una sfida. Un allenamento. Come un atleta, che con disciplina e fatica, si prepara ad una gara.
Tirando fuori nuove capacità, sconosciute a me stesso. Così allo stesso modo mi preparo alla mia olimpiade 2020, che si disputerà. Non sarà nel paese del Sol Levante ma in quello delle piadine e degli squacqueroni. Su questo non abbiate dubbio.

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