Il primo amore non si scorda mai

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-Infermiera, infermiera, quando vado a casa? Dov’è mia moglie? Dov’è mia figlia? Quando vado a casa? Aiuto, aiuto… infermiera, aiuto.
Queste sono le parole vibranti di un anziano signore di novantadue anni, cinquanta chilogrammi e tante patologie, ricoverato nel reparto di medicina generale. Troppe patologie da sopportare, per un uomo mingherlino e debilitato, e molte mansioni delicate da svolgere, per me. Lui è Tullio un paziente dell’ospedale in cui lavoro. Io sono Giada, l’infermiera che lo assiste in ogni suo bisogno. Entrambi siamo semplicemente e meravigliosamente, esseri umani: impotenti di fronte all’inevitabile destino che ci attende alla fine del viaggio, ma determinanti lungo il suo percorso.

Ero davvero piccola quando decisi che sarei diventata un’infermiera. Quel giorno, andai con la mamma all’ospedale per salutare nonno Franco. Ricordo perfettamente lo sguardo triste del nonno e ricordo anche, però, come d’improvviso, quando allungai una mano per toccarlo, si illuminò. Non avevo mai visto una luce così brillante negli occhi di un uomo. Ho impresse nella memoria, come un marchio a fuoco, le parole che biascicò: “Sembri un angelo”. Qualche ora dopo, il nonno morì… sereno, disse la mamma.
Capii immediatamente cosa avrei fatto da grande: “l’angelo!”. Chiaramente, ci volle del tempo perché prendessi coscienza di cosa volesse dire fare l’angelo in corsia, ma la scelta era perentoria. Fu amore a prima vista. Il primo amore.

Da allora sono passati quarant’anni, durante i quali ho dedicato anima e corpo alle “mie creature”. Mi piace definirle “mie creature” perché con ognuna di esse instauro, sempre, un rapporto profondo.
A volte è facile, sono loro a chiedermi aiuto. Basta uno sguardo e, in un solo istante, sembriamo complici da una vita. Altre volte, invece, la fiducia me la devo conquistare. Allora ricordo nonno Franco… sorrido, tendo una mano e proseguo in punta di piedi, ma risoluta, fino a quando il dubbio cede alla confidenza. Altre volte ancora, invece, il muro che queste creature erigono, a protezione della propria intimità, è talmente alto e spesso da risultare quasi invalicabile. Quasi, per l’appunto, perché una strada c’è sempre. Anche un muro di cemento armato ha le sue crepe e malgrado, da una parte, filtri “la paura” per l’ignoto dei pazienti, dall’altra, dilaga il mio ottimismo per la vita e il sostegno incondizionato che offro loro.

festaOggi, io e Giulio, l’amore della mia vita, festeggiamo il decimo anniversario di matrimonio. Abbiamo organizzato una cenetta romantica, soli io e lui, mentre i bambini sono a casa dei nonni. In ospedale, però, c’è un’emergenza, ho il doppio turno. Dobbiamo rimandare a domani.
D’altra parte, l’emergenza conosce solo il tempo presente, non può aspettare fino a domani. Esco di casa veloce, sebbene il pensiero sia già in corsia, con le “mie creature”.
Sono fortunata, mio marito è un uomo, dolce, mite e comprensivo… Ad ogni modo, si sa, il primo amore non si scorda mai!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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