Voce ‘e notte. Conoscete la storia?

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Edoardo_Nicolardi

La tradizione musicale classica napoletana è una delle più antiche in Italia, ed è stata anche una delle più fiorenti.
Canzoni passionali, sentimentali, romantiche, dietro ad ognuna c’è una storia, un racconto, lo struggimento di un innamorato non corrisposto, un amore osteggiato da un familiare, la presenza di un terzo incomodo, o l’allontanamento forzato per una qualche guerra.
Sono tutte bellissime, ma di una in particolare mi colpì la storia quando la ascoltai e di questa voglio raccontarvi.
Si tratta di quella di “Voce ‘e notte”, scritta dal giornalista e paroliere napoletano Edoardo Nicolardi.
Edoardo era un giovanissimo uomo di 25 anni, lavorava come giornalista presso Il Mattino, suo padre era uno degli amministratori del giornale, il ragazzo si invaghì perdutamente di una giovane, Anna Rossi, la cui finestra affacciava proprio nella piazza davanti alla sede de Il Mattino.
I due si scambiavano il sentimento dal balcone, lui voleva a lei e lei voleva a lui, sguardi fugaci, ricchi di rossore, pieni di timidezza, ma strabordanti d’amore, i due arrivarono anche a incontrarsi: il loro era un amore autentico, vero.
Edoardo, da buon gentiluomo, andò dal padre di Anna per chiederla in sposa, Anna apparteneva a una famiglia molto agiata e secondo la sua classe avrebbe dovuto fare un matrimonio altrettanto ricco, per il padre non poteva andare in sposa a un semplice scrittore… e negò l’unione. Costrinse la figlia giovanissima a sposarsi con un ricco commerciante settantacinquenne.
Il dolore dei due fu immenso, inconsolabile, Edoardo passava le sue notti sotto la finestra di lei per vederla ancora una volta, per sperare in un sospiro.
Lei, da donna rispettosa, si negava e fu così che nacque questa bellissima canzone piena di pathos, d’amore, che se non l’avete mai ascoltata fatelo, è stupenda.
Ma come ogni storia bella d’amore che si rispetti anche in questo caso vi fu il lieto fine, dopo qualche anno l’anziano marito morì, la giovane e bella Anna ormai ricchissima e libera potè unirsi in matrimonio a Edoardo Nicolardi, che nel frattempo era diventato giornalista assai stimato e paroliere di canzoni note.
E cosa ancor più bella fu che i due insieme, Edoardo e Anna, ebbero otto figli.
Vi riporto la versione che io preferisco, quella di Sal da Vinci.
E vi riporto anche la mia personale parafrasi e interpretazione.

Voce di notte
Se questa voce ti sveglia nella notte
Mentre stringi tuo marito al petto
Resta pure sveglia se vuoi continuare ad ascoltare queste parole
Ma fai finta di dormire.
Non andare vicino alla finestra
Per cercare di capire se sono davvero io
Come puoi dubitare? Non puoi sbagliare, è proprio la mia voce che canta per te.
È la stessa voce di quando tutti e due, timidi e impacciati, ci parlavamo dandoci del voi
Se questa voce ti fa risuonare nel cuore
Quei sentimenti che io non ti chiedo e neanche ho più il coraggio di dichiararti
Tutto il tormento di un amore lontano
Tutto l’amore per un tormento antico nel tempo…
E se ti viene voglia di fare all’amore,
una voglia insaziabile di baci che ti percorre tutta e che ti fa ribollire il sangue
Un fuoco che ti prende e che ti brucia fin nel profondo
Baciati a lui, a tuo marito, che ti importa di me?
Non spaventarti se tuo marito si sveglia nella notte
Perché sente questo canto d’amore sofferente
Digli che è una serenata senza dedica, senza un destinatario, senza un nome
Digli che può dormire sicuro, tranquillo, perché tu pensi a lui.
Digli così: chi canta in questa strada stanotte sarà un pazzo, un povero diavolo senza amore,
qualcuno che muore di gelosia, starà piangendo qualche ingiustizia subita.
Canta da solo, senza che nessuno lo ascolti, ma che canta a fare?

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