Riflessioni di febbraio

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In questi ultimi anni, Febbraio è diventato mese di riflessioni; forse perché fui concepita proprio in questo periodo e si ritorna sempre alle origini; il mio stesso nome fu scelto tra i suoi 28 giorni, a volte 29 quando afferma la sua particolarità, originalità.

Concepita il 5 febbraio 1977, compleanno di mio padre. È un segno o un indizio questo, che non sono ancora riuscita a decifrare, a scoprirne il perché, a svelarne il disegno più alto. Qualche anno fa scrissi il mio primo articolo proprio in questo giorno con altrettante riflessioni e consapevolezze sfiorate o raggiunte. Primogenita di due ragazzi troppo giovani, inesperti, con tutte le conseguenti esperienze, prove, tentennamenti che può portare una situazione del genere.

Ora che son madre capisco molto di più; ora che son madre faccio errori diversi, tutto qua; la ciclicità della vita è qualcosa di intrinseco a noi, che non possiamo tagliare e poi, perché farlo? Spesso bisogna ripassare per imparare. Questo mio scritto, mentre nasce, si crea, sfugge dalle mie mani, ha qualcosa di diverso dagli altri, articolato, prevalentemente nei pensieri, complesso, disordinato, quasi inconsistente perché tante parole faticano ad uscire. Fatica lo svelarsi, lo svelarsi a se stessi, non mi sta stretta e non è pesante la tappa successiva: la condivisione. Ma essere sinceri con se stessi, questo sì che è una grande impresa.

Nasciamo con l’ Eros, con la pulsione alla vita, all’autoconservazione, poi arriva Thanatos, la pulsione di morte, la distruzione; tra loro, con loro, la propria vita, la famiglia, i ricordi, quelli radicati che non ci abbandonano mai. Quelle sofferenze vissute da bambini, interpretate male perché non si avevano gli strumenti; quei ricordi che mettono radici, pungono, ci lasciano la rabbia, la delusione.Eros  e Thanatos dalì

Ci iniettano pensieri e convinzioni che ci distruggono, che portano ad un immutato e perenne dolore, come se stessero in un angolo sempre all’erta, pronti ad apparire. Prevalentemente la sensazione ricorrente è quella di non essersi sentiti amati del tutto, accolti, stimati, considerati. Tutto ciò ci lascia la continua ricerca dell’amore totale, della considerazione, gratificazione, accettazione per compensare ciò che consideriamo le nostre mancanze.

Non è mai una ricerca lineare e fluida semplicemente perché siamo noi stessi a porre degli ostacoli. Tutte le volte che durante un’ esperienza di vita emozionante ci facciamo venire dubbi, ci aspettiamo delusioni, non ci riteniamo all’altezza, non facciamo che far riapparire il re dei nostri mali “Non sentirsi amati “. Ma se almeno una volta provassimo ad avere una visione globale di ciò che è stato; ripescare le cose belle; perdonare gli errori che fanno tutti… Potremmo scoprire che l’ amore c’è sempre stato, perché la vita stessa è Amore; ognuno di noi esisteva già nei nostri nonni, nei propri genitori; il più grande atto d’amore fu quello di darci la vita. Così, paradossalmente, mentre scrivo, ora, di getto, ho forse scoperto l’ importanza e il significato di quella data magica. Mi ritorna in mente che le prime parole del mio primo articolo furono quelle di De Andrè (anche lui nato a febbraio): “Porto il nome di tutti i battesimi”, tutto torna.

Dunque questo mese di febbraio mi ha portato indietro nel tempo e mi ha fatto vedere quanto io sia stata amata, come del resto tutti voi siete stati amati. Sono stata amata e sono amata e anch’io del resto amo, amo i miei figli, la mia famiglia, il mio lavoro, le mie amiche, l’uomo che sta con me, che non è mio, ma è libero di stare con me (ed è nato a febbraio). Il 27 febbraio ricorre l’onomastico del mio nome: Leandra, ma questa è un’ altra storia.

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