People, ritratti di persona: Pino Masi, una storia contro – seconda parte

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Da quando è stato portato sul grande schermo da Claudio Santamaria nel film di Roan Johnson “I primi della lista” (anche se quel film, ci

Claudio Santamaria interpreta Pino Masi ne "I primi della lista" di Roan Johnson

Claudio Santamaria interpreta Pino Masi ne “I primi della lista” di Roan Johnson

tiene a precisare, sembra averlo azzoppato piuttosto che aiutato), Pino Masi appartiene ormai ancor di più alla Storia, testimone di un periodo tra i più esaltanti e contraddittori del Novecento.

Venni a conoscenza di Pino Masi durante l’Università, avevo vent’anni ed una spensieratezza che dopo poco è partita per un lungo viaggio e non ci ha più fatto nemmeno una telefonata.
Di Pino ricordo le cantate nei locali e quel suo modo un po’ retrò di impostare la voce, di suonare la chitarra, la dignità antica nel chiederti una bevuta o un obolo perché “così si fa tra compagni”.
E facevi fatica a credere che quell’uomo avesse contribuito all’esperienza di Lotta Continua, che avesse collaborato con i i più grandi della cultura italiana, che avesse incontrato Arafat poco prima dello scoppio della Guerra del Golfo.

Perché Pino ne ha vissute tante e altrettante ne racconta, ed è esattamente quello che gli ho chiesto per questa intervista, rispondere alle mie undici domande (tra un fieno agli asini ed un risotto sul fuoco del camino) con undici risposte libere che sono diventate dei piccoli saggi di (contro)storia contemporanea.
Per dovere di leggibilità abbiamo deciso di dividere l’intervista in tre uscite, e tranne qualche correzione nella forma ho deliberatamente lasciato inalterate le risposte di Pino, per cercare di catturare al meglio lo spirito della voce digitale del Masi.

In questa seconda parte si continua a parlare di politica, di femminismo e della svolta autoriale del 1978.
Naturalmente le opinioni espresse non corrispondono necessariamente a quelle di chi vi sta scrivendo né tantomeno de L’Undici.
Se volete sapere qualcosa di più su Pino Masi prima di cominciare l’intervista, potete consultare la sua breve biografia.

Qui potete trovare la prima parte dell’intervista, dove ci siamo soffermati sui suoi esordi, la fondazione di Lotta Continua e la rottura con il movimento fondato da Adriano Sofri alla ricerca di una dimensione più genuina.

Buona lettura, e ricordate che se quello qui riportato magari non è del tutto giusto, di sicuro quasi niente è sbagliato.

NB: Questa intervista si apre continuando la risposta alla domanda n.5 (i suoi rapporti con i grandi della cultura italiana, da De André a Dario Fo fino a PierPaolo Pasolini), oltre alla risposta ad una mia osservazione che gli ho fatto in privato su quanto riportato in questo archivio ufficioso dei concerti di Faber, dove l’esibizione di Pisa del 1975 non sarebbe accreditata come la prima ma come la decima.


Prima di andare alla domana n.6 devo finire di rispondere alla n.5 e dirti che il concerto di Fabrizio a Pisa nel ’75 fu il primo ufficiale del tour che fu obbligato a fare per promuovere il suo nuovo album, così fu e così lui stesso affermò alla Bussola presentando la cosa alla stampa e a pochi amici tra cui Marco Ferreri, Paolo Villaggio ed io.

Pochi gorni dopo Fabrizio scese a suonare a Pisa accompagnato dal gruppo del chitarrista Ricky Belloni e si esibì al Giardino Scotto con loro, in concerto la sera del due giugno e quella successiva e, qualche settimana dopo in Sicilia, dove era venuto a trovarmi con Dori, allo stadio di Marsala.
Se, prima del concerto di Pisa e l’inizio del tour, Fabrizio ha fatto qualche data in giro per affiatarsi al gruppo di Ricky nelle balere dove i gruppo era già stato da tempo chiamato a suonare… penso abbia fatto benissimo!

Precisato questo, sempre in coda alla domanda 5 ti devo ancora dire di Pasolini.

PPP e Maria Callas sul set di Medea (1969)

PPP e Maria Callas sul set di Medea (1969)

Di Pasolini sapevo che era dalla parte giusta da tempo ma lo conobbi solo quando venne a girare a Pisa, sotto le antiche mura, la sua Medea con la grande Maria Callas. Fu lì che lo incontrammo ed un po’ esitanti gli chiedemmo se ritenesse giusto, e per lui possibile, girare un film sulla strage di Milano di qualche mese prima.
Ci disse di sì… e fu da lì che cominciammo a vederci, poi a girare il film e poi, per mesi, insieme, scegliere, montare, sincronizzare…
Finita la Medea aveva altri film da fare già in cantiere, e cosi ci davamo da fare in moviola quando possibile tra i ritagli sparsi dei suoi film con le storie del Boccaccio e i racconti di Canterbury.
Fu una straordinaria esperienza, preso in pieno dalla sua magia di solito incantato tacevo guardandolo lavorare alle sue cose, solo se montavamo il nostro film sentivo di potermi esprimere e scegliere con lui e decidere.
In fondo Adriano Sofri, dopo un pomeriggio passato a discutere a casa di Pasolini all’Eur, m’aveva lasciato a Roma per questo.

CollageQuesto collage che feci a Milano è il retro della copertina del mio primo Lp, “12 DICEMBRE”, uscito nel ’73 per i Circoli Ottobre con il film di Pasolini dallo stesso titolo, di cui con Pier Paolo curai per mesi montaggio e sonoro, a Roma, alla Safa Palatino, oggi sede Mediaset del povero Silvio Berlusconi.

Il disco raccoglie le canzoni di protesta di allora ed anche, per nostra fortuna, gli slogan e le voci e il rumore degli scontri, da me e da Pier Paolo registrati nel corso di cortei e manifestazioni contro quella che chiamammo “Strage di Stato” e che, dalla bomba di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre ’69 in poi, ha ferito ed ucciso e terrorizzato senza mai cessare, pur di colpire e disorientare il movimento di lotta del nostro grande popolo. Sui responsabili delle continue stragi da Milano alle bombe sui treni e a Brescia, alla stazione di Bologna, a Firenze, a Roma… silenzio per cinquanta anni ! SOLO ORA, vien fuori che mandanti della carneficina sono stati prima il povero Licio Gelli e dopo il Silvio Berlusconi, entrambi massoni della P2. Ce lo dicono solo ora che, povera Italia, il Licio Gelli è già morto da un bel po’ e il Berlusconi Silvio… sbraita e protesta e annaspa per non farsi chiudere la bara!
Chi vuole trovare nei suoni la magia di quel periodo può ascoltare gratis il disco in rete su Bandcamp.

Dopo l’uscita del film ho girato come un pazzo ovunque per cantare e portavo sempre con me la scatola rotonda con la pizza del film da proiettare e con Pier Paolo ci vedemmo meno. Viaggiavo di notte e in treno, per risparmiare l’albergo, dormivo abbracciato alla chitarra con la dura pizza del film, avvolta in un maglione, sotto la testa come cuscino, allo scopo di non farmele rubare. Arrivavo a mattino, organizzavo con i compagni tutto a puntino, e la sera, dopo cena, film di Pasolini e poi canzoni mie che cantavano tutti, conoscendole, in coro e, dopo, mi accompagnavano in molti alla stazione e, dormendo in treno, viaggiavo per la prossima serata.

Pasolini ricominciai a vederlo più spesso, se capitavo a Roma senza programmi, e lo cercavo o incontravo in giro la notte e mi salutava e subito mi caricava in auto con sé e, lenti, giravamo Roma guardando e chiacchierando di cose serie, fino ad un paio di settimane prima che i massoni lo uccidessero, nel 1975.

 

RB: 6) Parlando dello Stato Italiano, bisogna aspettare il 1976 perché una donna, Tina Anselmi, ricopra il ruolo di Ministro della Repubblica, e addirittura il 1979 perché un’altra donna, Nilde Iotti, arrivi ad una delle prime tre cariche dello Stato.
È una mia impressione o al contrario nel movimentismo le figure femminili erano molto più attive ed in primo piano?

PM: Non è solo una tua impressione.

Avvenne infatti che il movimento, un movimento di compagni che significa uguali, non potè che essere fin dal suo primo fiorire spontaneamente vissuto come una affermazione di totale uguaglianza che certo non discriminava le donne in genere né tantomeno le nostre complici compagne di lotta e di vita. Non attendemmo altri cinquanta anni per poi ricorrere alle quote rosa! Pace, ambiente e diritti: questo fu il ’68! Antimilitarismo, uguaglianza, amore, femminismo, con antiproibizionismo e solidarietà con i lavoratori, furono i nostri valori fondanti.

Unica discriminazione fu, per gentilezza, non lasciarle stampare volantini a notti intere ed altri lavori pesanti.

Per il resto furono a noi in tutto davvero uguali, se non migliori.

Ricordo ad esempio, a Pisa, nelle riunioni i mirabili interventi di Carla Melazzini. Venuta dal Friuli per studiare e poi capace di tener testa persino al Sofri, che per tutti noi era un piccolo Lenin! Carla, ora non più, fu tra i dirigenti del “Potop” pisano prima e, poi, tra i fondatori di Lotta Continua e si trasferì a Napoli con Cesare, Cesare Moreno, dove con lui fondò e animò Mensa e Doposcuola per i bambini poveri.

Militanti alla manifestazione a favore dell'aborto, 6 dicembre 1975

Militanti alla manifestazione a favore dell’aborto, 6 dicembre 1975

Qui però parlo dei primi anni del nostro movimento, negli anni poi si andrà formando in Lotta Continua una prevalenza maschile che smorzò la valenza femminile e che poi, lentamente ma inesorabilmente, ci portò alla fase finale il cui andazzo non potei non criticare nella canzone “Compagno, sembra ieri” ma inutilmente.
Per questo me ne andai da nel ’75 e poi, nel ’76, al Congresso Nazionale a Rimini, le donne di Lotta Continua d’impeto sgomberarono il tavolo, di soli uomini, della Presidenza affossando il congresso e, di conseguenza, provocando la fine di Lotta Continua ormai degradata e ridotta ad un consorzio di squallidi alcolisti.
Al Sofri, che ancora amavo ed al quale avevo, io allarmato, da tempo mostrato il problema e che rispetto a ciò si mostrava impotente, non rimase -per salvare almeno il posto di lavoro a sé ed a pochissimi altri compagni giornalisti- che cedere ai canti socialisti di Craxi & Martelli e trasformare il nostro glorioso quotidiano, organo ufficiale della nostra rivoluzione, in uno sfizio ad uso della “Milano da Bere”.

E infatti, come già sai, per incidere l’album “..sembra ieri” corsi a far pace con Gianni Bisio ed il Nuovo Canzoniere Italiano -da cui nel ’70 ero uscito per curare i circoli culturali e i dischi di LC- ed il mio album uscì per i loro Dischi del Sole.

7) RB: Ti definisci un cantastorie, piuttosto che un cantautore, e credo di essere d’accordo con questa definizione.
Ma cosa vuol dire per te? Ed oggi ha ancora senso parlare di cantastorie? E chi sarebbero nella società di oggi?

PM: “Cantautore” è un termine di conio recente, legato agli usi della Cultura e dell’Arte nel tentativo di ridurli a prodotto commercialmente remunerativo, roba di questo secolo. Il cantastorie invece, da millenni, compone e canta le sue cose al fine di informare, di stare in mezzo al suo popolo, ascoltarlo e capirlo ed aiutarlo a capire, scrivere la sua Storia vera oralmente tramandata e cantarla al posto della falsa storia, scritta, sui libri di scuola, per fotterti meglio nei prossimi secoli.

8) RB: Chiarissimo. Rimanendo alla musica: nel 1977 incidi “Alla ricerca della Madre mediterranea” con la Cramps Records.
Cesare Monti, storico fotografo della casa di produzione, rimase colpito dalla riproduzione che volesti usare come copertina, un Mediterraneo capovolto a significare la rottura di ogni convenzione.
Come nasce l’idea di un disco così, dalle sonorità etniche e molto diverse da quelle alle quali avevi abituato chi ti seguiva? E come si lavorava all’interno della Cramps, una delle etichette più alternative dell’epoca?

Alla ricerca

Alla ricerca della Madre mediterranea, 1977

Sul mio Lp “Alla Ricerca della Madre Mediterranea”: ben capisco lo stupore di molti, ma l’idea di un disco ‘così’ nasce dal fatto che negli anni avevo scritto e cantato e inciso anche cose importanti o direi necessarie, ma dopo “Compagno, sembra ieri” ed essere uscito da LC ebbi finalmente il tempo di guardare indietro e capire che avevo prodotto cose, sì, forse importanti ed utili ma, da un punto di vista solo musicale, tanto stilisticamente varie da apparirmi incongrue, troppo eterogenee.

La mia necessità di informare in fretta aveva voluto che concentrassi tutta la mia attenzione sui testi trascurando le musiche. Avevo solo prodotto canzoni istantanee “usa e getta”, belle alcune ed altre meno, certo utili ma che ora scoprivo orrende artisticamente perché stilisticamente incoerenti. Vista la fine ingloriosa che, ai miei occhi già dal ’74, stava facendo Lotta Continua mi fu automatico sentirmi amareggiato e stanco. Curando cultura e propaganda, avevo fatto per dieci anni da sincera grancassa ad Adriano Sofri ed ora, di fronte alla da me prevista ingloriosa fine di LC mi sentii di colpo come si sarà sentito Goebbels al momento della ingloriosa fine di Hitler e della sua pretesa guerra-lampo.

Decisi perciò di punire la mia leggerezza, non più scrivere e incidere ma dedicarmi davvero alla ricerca per trovare uno stile coerente alla mia etnìa, e fu questo che mi mosse: ora che non ero più militante e tornato padrone del mio tempo, potevo davvero dedicarmi alla ricerca della autentica matrice Mediterranea della nostra cultura!

Presa la decisione, non mi restava ‘solo’ che inflessibilmente procedere nell’intento: quindi, inciso che ebbj per i Dischi del Sole “Compagno, sembra ieri”, sospesi il mio decennale -dal ’66 al ’75- impegno di artista militante. Sapevo di non poter più onestamente scrivere e incidere canzoni come cantastorie se, prima, non avessi trovato nelle radici della mia cultura originale un mio stile coerente.
Sapevo che per tornare a scrivere e cantare da vero cantastorie avrei speso anni di ricerche, ammesso riuscissi a scoprire le tracce giuste per farlo. Partivo per un lungo viaggio, non solo fisico, verso l’ignoto, un viaggio senza tempi prevedibili o certezze se non quella del suo perché, cioè la mia necessità di cercare e cercare.
Mi resi subito conto che sarei scomparso, per anni o per sempre, anche agli occhi di coloro che mi avevano amato e stimato malgrado i miei orrendi limiti di stile scoperti i quali non potevo più, per ora almeno, scrivere e cantare per loro. Potevo sparire, non so fino a quando, senza prima salutarli e dir loro il perchè della mia partenza? Mia madre buonanima era una Principessa e mi avrebbe detto di non dimenticare di farlo. Era oltremodo colta, anche per sua passione, ed aveva ricevuto una severa educazione alla gentilezza, qualità che aveva cercato di darmi con l’esempio oltre che la ragione e che fin da bambino tenevo nascosto nel cuore per attingervi solo alla bisogna.
Stavolta vi attinsi per salutare tutti dicendo che per un bel po’ o forse per sempre non avrebbero più sentito “il Masi” cantare né più ascoltato dischi con sue nuove canzoni. Di dischi occorreva ora solo farne subito uno per dire, salutando tutti in un sol colpo, che partivo “Alla Ricerca della Madre Mediterranea”!
“Bellissimo !”, mi dissi felice,  “mi dimetto ‘momentaneamente’ da cantastorie e prima di sparire, nel disco di saluto finalmente posso anche, per la prima volta, davvero esprimermi in totalità in quello che, bene o male, sono davvero come artista!”.
Ottima idea, sì, tra l’altro era quello che anni prima, amando la mia voce e la vastità del mio animo, mi aveva suggerito, da serio artista, il mio caro amico e lodevole pianista jazz Giorgio Gaslini.
Sì, ok, ma… chi avrebbe mai editato un simile ‘capolavoro’, per giunta imprevisto, di un ex cantastorie? Chi avrebbe dato sfogo al mio sfogo di artista? Solo chi mi poteva in questo capire, mi risposi dopo un attimo di riflessione, quindi… Non i compagni di LC e dei Circoli Ottobre, che avevo fondato e poi diretto per anni con altri che, ora, la mia non prevista dimissione aveva lasciato amari. Non i Dischi del Sole del grande Gianni Bosio che, in privato preferendomi ad ogni altro cantastorie mio coevo ed aver già editato i miei primi due dischi – “Canzoni per jl Potere Operaio” nel ’67 e “Quella Notte Davanti alla Bussola” nel ’69 – e poi, dopo le mie dimissioni da LC ed il rientro sotto le sue ali, anche il mio bruciante “Compagno, sembra ieri” nel ’75, pubblicava adesso solo canti popolari e sociali.

(Scusi dotto’ se mme ddilungo, ma trovo qui utile una breve parentesi. Quando Gianni Bosio fu felice, nel ’75, di editare “Compagno, sembra ieri”, nella mia testa il disco era già pronto dal ’74 ma Adriano, il Sofri, come lei, dotto’ certo sa, mi aveva pregato di non pubblicarlo almeno per un anno ancora.
“Giusto per…”, mi disse nella sua con me già annosa confidenza, “… farmi mettere i remi in barca e cercare di salvare il culo”, prima che dilagasse il disagio dovuto al degrado morale di LC, ad entrambi evidente, ed il suo tracollo inevitabile che le compagne, già femministe, di LC decretarono al congresso di Rimini del ’76).

33 giri "Alla ricerca della Madre mediterranea", Cramps Record

33 giri “Alla ricerca della Madre mediterranea”, Cramps Record

Detto qui questo solo per storica precisione, torno a bomba al nostro “perché la Cramps ?”.
Ecco, dotto’! Vediamo se ci arrivo! Dovendo io per la prima volta e solo per mia scelta rinunciare al generale consenso dei compagni leninisti organizzati diventati ormai quasi tutti stalinisti alcolisti, solo tra i compagni “cani sciolti”, come ora ero io, solo una persona avrebbe potuto capirmi e pubblicare il mio gentile vinile di saluto da me pensato ed inciso prima di partire: si chiamava Gianni Sassi e gestiva, non per soldi ma per sua passione e scelta culturalmente rivoluzionaria, una eccellente casa discografica, la favolosa Cramps!
Visto dotto’ che cce semo ? Gianni Sassi non lo conoscevo di persona ma me ne avevano entusiasticamente parlato Demetrio (Stratos, storico cantante degli Area, ndr) che, all’uscita del loro primo disco, se non sbaglio “Settembre nero” (l’album, della quale la canzone citata fa parte, in realtà si chiamava “Arbeit macht frei”, ndr), avevo fatto debuttare nel ’72 (o forse ’73?) invitandoli a far sentire il loro disco appena inciso nella prima (Libertà1) delle rassegne molto ‘alternative’ che nel tempo libero ogni estate organizzavo nel pisano. E inoltre avevo poi portato a suonare per tutta la stagione, subito prima o dopo di me, nei luoghi dove io ero stato invitato a cantare, allo scopo di far conoscere a tutti i compagni la loro insolita maestria.

Così, venuto il momento, preceduto da voci amichevoli approdai con gioia alla Cramps.
Un’aria di rivoluzione avvenuta mi stupì ed avvolse già entrando. Potevi incontrare John Cage che nel corridoio cercava la porta del bagno o Demetrio Stratos indaffarato con il distributore di caffè. Gianni, Gianni Sassi, il gran capo, gioviale e saldo situazionista veterano del Maggio Francese e poi in Italia geniale pubblicitario, aveva creato la sua lucente Cramps a sue spese con i proventi della pubblicità, non a scopo di lucro ma per muovere una vera rivoluzione nella cultura. Ogni provento dai dischi editati serviva solo ad editarne di altri e la preziosa collana editatata diventava ogni giorno più ricca di cose preziose.
Mi accolse sorridendo, questo rese tutto più facile e subito mi sciolsi a parlare di un sogno che nei suoi occhi vedevo diventare reale.
Fissata la data, fare il disco come sognato fu facile come fare un miracolo quando ci credi. Mi aiutarono i miei migliori amici artisti momentaneamente liberi da altri impegni.
Quando il disco uscì, Musica&Dischi e HiFi lo dissero migliore Lp di quell’anno in Italia.

Appuntamento al numero di marzo per la terza ed ultima parte dell’intervista.

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