Il signor Malalan vince il 1° premio alla lotteria ed esulta… per pochi minuti (2)

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Il signor Malalan frequentava abitualmente le feste e le sagre paesane. Era affascinato non solo dall’offerta enogastronomica –seppur avesse l’abbonamento a pollo, patatine fritte e birra- ma anche da quella profusa inconsapevolmente dagli avventori. Amava stare seduto a un tavolino, un po’ defilato, e scrutare le dinamiche dei personaggi che comparivano sulla scena. In poche parole, fantasticava sulla vita degli altri. Tentava di indovinare lo stato d’animo della gente. Azzardava curiosi legami familiari ai tavoli con tre o quattro persone. Ipotizzava rapporti di amicizia e tenere affettuosità nei gruppi più numerosi. Scommetteva con se stesso su quale cibo avrebbe scelto la nonnetta rachitica e quale, invece il pischello imbronciato. In caso di vittoria, si premiava con una birra. A volte, vinceva così spesso che era costretto a tornare a casa in taxi per non rischiare il ritiro della patente!

La sagra organizzata dalla parrocchia del rione in cui abitava il signor Malalan, aveva un sapore assai particolare. Veniva celebrata il 18 giugno di ogni anno, in occasione della ricorrenza di San Calogero e odorava di… suino! Ogni pietanza, infatti, dall’antipasto al dolce, era a base di maiale –gli spiedini glassati miele/arancia erano un must. E poi, la zona dedicata ai festeggiamenti sorgeva proprio accanto a una discarica a cielo aperto ancora funzionante! Ironia della sorte, la sagra portava un nome suggestivo, quasi poetico, che risultava, però, alquanto grottesco: “Sapori e odori di terra”.
Nessuno conosce il motivo per cui San Calogero venisse, in qualche modo, accostato al maiale in ogni sua forma, dimensione e cottura, o viceversa, ma poco importa, il successo della manifestazione era garantito. A fine giugno, puntualmente, centinaia di persone si riversavano in quella parte della periferia a est della città, per mangiare il suino, onorare San Calogero e… vincere alla lotteria!
Proprio così: vincere alla lotteria. Come ogni festa che si rispetti, anche “Sapori e odori di terra” era caratterizzata da un fitto programma di intrattenimento che terminava immancabilmente con l’estrazione dei numeri della lotteria. Alle prime luci dell’alba, infatti, andava in scena il Bikram yoga, per eliminare le tossine, poi l’ex tempore per i bambini, quella per i disabili e quella per gli anziani delle case di riposo del circondario. Nel pomeriggio veniva allestita l’esposizione dei lavori a uncinetto della maestra Mara, organizzato il torneo di burraco e predisposto il palco per l’esibizione del coro del Bar Centrale -un’istituzione per la cittadinanza. La serata proseguiva con il concerto della banda musicale e l’improvvisazione cabarettistica del parroco che dopo l’ennesima birra spacciata per aranciata, proponeva una filippica morale assolutamente incomprensibile a chi non avesse nel sangue lo stesso tasso alcolemico. Dulcis in fundo, la lotteria.

Quella, però, non era la solita lotteria paesana con i premi raccattati tra giacenze di magazzino e giocattoli di seconda mano. Alla fiera di San Calogero si puntava sulla cultura e sulla manodopera. I premi, infatti, venivano offerti da veri e propri professionisti. Quell’anno, tra i vari coupon messi in palio c’era una visita audiometrica, una lezione di disegno a china, un volo di coppia in parapendio, un apparecchio per aerosol, un tergilunotto universale, una bambola vudù, un’ora di birdwatching, un’ora al parco con Luana –la bimba di cinque anni paffuta e sorridente che ogni genitore sogna-, un dispositivo diagnostico per il monitoraggio di glucosio, colesterolo e trigliceridi, una lezione di catechismo, il ritratto ad acquerello di un criceto nano, due ore con Eddy il tuttofare frocio del quartiere, un salto con il bungee jumping, uno chef a domicilio per una serata, l’intervento di un idraulico, una badante per un’ora…
Ad ogni modo, il primo premio consisteva sempre in un cesto di prodotti tipici locali tra cui spiccavano gli affettati, i vini, i dolci e la frutta secca. Poi c’era la pasta, il riso, il farro… c’erano le conserve, le marmellate, i sottaceti… e, naturalmente, tutto ciò che occorre per la lavorazione casalinga del suino: insaccatrici, tritacarne, spezie, spaghi, budelli, buste e macchine sottovuoto. Inutile dire che questo era il premio più ambito, nonostante l’offerta di tanta creatività intellettuale!

Il signor Malalan comprava raramente i biglietti della lotteria. In primo luogo perché tendeva a perderli due minuti dopo averli acquistati e poi, perché tremava all’idea di potersi accaparrare un premio scomodo, come per esempio, una visita proctologica o, peggio ancora, una depilazione totale delle parti intime con la ceretta a caldo! Comunque sia, lui era lì per vedere l’espressione e la reazione emotiva dei “fortunati” vincitori. Considerava il tourbillon dell’estrazione uno spasso gratuito. Quel giorno, tuttavia, davanti a lui, sul tavolo, brillava un biglietto unto di grasso. Un unico biglietto. Recava il numero 38.
Come di consueto, anche quell’anno, la lotteria si svolse tra lo stupore e la meraviglia generali e, come di consueto, non mancarono le lacrime di bimbi capricciosi e le bestemmie sottovoce di anziani delusi –non solo dalla vita. Arrivati al momento del sorteggio finale, il signor Malalan ebbe un fremito, forse una premonizione. Vertigini, capogiri e un accenno di svenimento lo fecero quasi crollare a terra quando udì chiamare a gran voce il numero 38. Corrispondeva esattamente a quello che c’era scritto sul piccolo foglio quadrangolare di carta giallognola che aveva davanti a sé, tra la birra d’ordinanza e un pezzo di cotenna bruciacchiata. Incredulo e stranito, praticamente in trance, il signor Malalan andò a ritirare l’ambito premio. Solamente dopo essere tornato al tavolo, infatti, realizzò l’accaduto e allora manifestò tutto il suo entusiasmo con un yeppa! acutissimo, esultando di felicità… ma durò pochi minuti. All’esaltazione euforica seguì presto una sorta di malinconia e poi, addirittura una profonda tristezza. Come fotogrammi di un film, davanti ai suoi occhi, vide passare il volto e l’espressione di chi l’aveva preceduto sul palco vincendo un premio non adatto alla sua condizione. Allora, una morsa allo stomaco lo attanagliò con ferocia inaudita provocandogli forti conati di vomito e il rischio di dover andare improvvisamente di corpo, proprio lì sulla panca di legno dov’era seduto.
Pochi istanti dopo, preso dall’impeto del momento e rientrata l’emergenza fisiologica, il signor Malalan si lanciò sotto le luci della ribalta per proporre una serie di scambi tra i cibi prodigiosi della cesta che si era aggiudicato e alcuni coupon intellettuali finiti, a suo avviso, nelle mani sbagliate. Voleva porre rimedio all’evidente cecità del fato… e vissero tutti felici e contenti.
Con quel gesto magnanimo di estrema generosità, il signor Malalan si guadagnò il titolo di personaggio della festa. Da allora, all’ingresso della fiera di San Calogero viene esposto uno striscione gigante a lui ispirato: “faccio il baratto se il mio premio non è adatto” e in caratteri più discreti “prima di dar fuori di matto!”.

PS: in realtà, non fu l’indulgenza a guidare l’animo del signor Malalan… Quel biglietto fortunato, infatti, il numero 38, era un regalo della forza di gravità terrestre, mica il corrispettivo d’un prezzo! L’aveva trovato a terra, per l’appunto, infilzato da uno spiedino di maiale glassato praticamente intonso e non sapendo resistere al richiamo della carne, l’aveva raccolto. Poi… l’ultima estrazione, lo stordimento, la vincita e… il senso di colpa. Poteva davvero godersi il premio senza rimorsi? Improvvisamente, infatti, il signor Malalan fu colto non da un eccesso di generosità, come tutti pensarono, bensì da un dubbio atroce: se quel famigerato biglietto fosse appartenuto al bambino che aveva vinto il dispositivo diagnostico per il monitoraggio di glucosio, colesterolo e trigliceridi? Oppure all’anziana signora, affetta dal morbo di Parkinson, alla quale il fato aveva riservato una lezione di disegno a china? O ancora al tizio ipovedente che si era trovato tra le mani un coupon per un’ora di birdwatching o a quell’altro, dall’aspetto poco rassicurante che aveva vinto l’ora al parco con la piccola Luana?! “Sì perché”, aveva riflettuto, “uno di loro poteva aver acquistato più biglietti della lotteria e magari, pure vincenti”. Fu proprio questo fastidioso senso di incertezza la molla che fece scattare nel signor Malalan lo spirito del baratto compassionevole, altro che la bontà d’animo, ma ormai poco importa. In fin dei conti, tutto è bene quel che finisce bene!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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