I Tarocchi Visconti Sforza

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Sono proprio tanti coloro che hanno dedicato la loro vita allo studio dei tarocchi, non solo studiandoli e descrivendoli, ma anche raccontandoli, parlandone, scrivendone libri corposi a riguardo. Negli ultimi anni uno dei più grandi studiosi di questo argomento è stato sicuramente lo scrittore, sceneggiatore, regista Alejandro Jodorowskj, che utilizza la lettura delle carte anche come via di cura spirituale attraverso la sua psicomagia.
Jodorowkj ha scritto diversi saggi a riguardo, il più completo è sicuramente quello scritto a quattro mani con Marianne Costa, “La via dei tarocchi”.
Quindi, in tanti hanno prestato attenzione a questo argomento, in tanti si dilettano in questa arte, e molti altri ancora, in futuro, cercheranno i segreti più intimi e nascosti di ogni più piccolo simbolo nelle carte disegnate, eppure l’origine dei tarocchi è sconosciuta.
Sono state avanzate tante ipotesi nel corso del tempo, si parla dei tarocchi in testi antichissimi, anche nella Bibbia, eppure le origini di questa tradizione orale rimangono tuttora un mistero.
Così come l’origine del primo mazzo di tarocchi.
Io sono giunta a una mia personale conclusione, quando ancora la scrittura non era stata inventata, o comunque non era ancora agile come poi è divenuta, questi disegni aiutavano a serbare la memoria e a creare storie, sempre cercando una spiegazione sui significati della vita e sull’ingerenza delle divinità in essa, queste carte aiutavano a trovare delle risposte sugli eventi che sarebbero avvenuti nel futuro, magari legati a storie personali, o alla natura.
Fatto sta che qualcuno vuole far risalire l’origine di questa antica arte proprio nell’Antico Egitto. I tarocchi erano dunque dei piccoli geroglifici da decifrare, non sta a noi dare una risposta certa a riguardo, la mia curiosità è nata quando ho conosciuto la storia dei tarocchi Visconti Sforza, questi ultimi hanno una loro origine del tutto differente da quella degli altri, e nel mondo occidentale vengono ricordati per essere stati i primi ad essere commissionati, creati e realizzati per un uomo di potere.
Si narra che il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, non compiesse un passo senza prima aver chiesto consiglio alle sue carte, fu lui a chiamare artisti di grande fama per farsi realizzare i mazzi più belli.

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La leggenda vuole che anche la sua amante, Agnese del Maino, madre di sua figlia legittimata Bianca Maria, gliene avesse commissionato per regalo uno bellissimo e sfarzoso.
Anche con la dinastia degli Sforza la tradizione continuò.
Queste carte decorate in oro, con colori dal blu lapislazzuli al verde smeraldo al rosso rubino, sono veramente preziose per tanti motivi. Numerose figure rappresentano proprio gli esponenti più importanti della famiglia, capita che l’imperatrice sia proprio una figlia, una sorella, che un cavaliere al trotto sia un cugino, un nipote, una sorta di piccoli ritratti familiari ma con significati esoterici.
Per chi è pratico dell’argomento sarà solito dividere le carte in Arcani Maggiori e in Arcani Minori, in realtà le carte di divinazione non nascono con questa distinzione, semplicemente venivano definite “Trionfi” proprio come quelli che si riservavano ai potenti quando ritornavano dopo una campagna militare.
I tarocchi Visconti Sforza sono il mazzo di carte meglio conservato di tutta l’antichità, è proprio da questi che poi sono stati ripresi i Tarocchi Marsigliesi.
C’è chi vuole vedere un’origine, un inizio, proprio da quest’ultimo mazzo di carte, quello marsigliese, in realtà mettendoli a confronto si nota che le carte francesi hanno ripreso tutto da quello milanese che, stranamente, è anche quello che è arrivato più completo e meglio conservato ai giorni nostri.

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I Tarocchi Visconti Sforza sono arrivati fino a noi dal 1400 completi di settantaquattro carte, ventisei di queste sono ospitate presso l’Accademia Carrara a Bergamo; tredici sono di proprietà di un collezionista privato della stessa città dell’Accademia; trentacinque sono conservate nella Biblioteca Pierpont-Morgan di New York.
Le carte non sono numerate e molto probabilmente sono state utilizzate poco.
Oltre ai veri e propri trionfi che rappresentano gli arcani maggiori, le altre carte rappresentano i quattro semi che siamo abituati a conoscere: coppe, spade, bastoni e denari, da uno a dieci più le figure di queste stesse carte (fanti, re e regine). Quasi sicuramente queste miniature venivano utilizzate anche come intrattenimento, come gioco.
Di solito i mazzi di tarocchi sono costituiti da settantotto carte, le quattro mancanti nel mazzo Visconti Sforza sono il Diavolo, la Torre, il Tre di Spade e il Re di Denari.
I Tarocchi erano tutti delle piccole miniature dipinte a mano e ancora oggi sono delle incredibili opere d’arte.
Lo stile dei Visconti Sforza che è arrivato fino a noi riprende sapientemente quello di Leonardo da Vinci, per chi avesse mai osservato queste piccole meraviglie può notare la similitudine con l’arte di Leonardo attraverso i paesaggi, la profondità e il terreno.
Comunque, se i tarocchi sono stati creati durante il 1400 a Milano possiamo tranquillamente trarne delle conclusioni neanche troppo approssimative.
Era il periodo della grande ingerenza dell’alchimia come scienza, il Rinascimento è stato il periodo che ha gettato le basi per la nuova cultura scientifica, per il modo di approcciare alla natura e al metodo empirico, queste carte parlano un linguaggio alchemico. L’Imperatore, il Papa, l’Eremita non mantengono elementi comuni, ma ampolle, clessidre, giocano con la chimica più che con i simboli, sembrano volerci svelare la formula per la tramutazione delle pietre in oro, ed è proprio l’oro filigranato l’elemento conduttore di tutte le carte.
L’Oro che viene visto più come spirituale che materiale, la ricerca della pietra filosofale è più importante della ricchezza stessa, mantenere il potere in eterno è la ricerca assoluta. Parole che vengono segnate anche sulle carte stesse, come “Regno” e “Potere”.
L’Oro è la luce che illumina le menti, che conduce alla conoscenza. Queste carte paiono svelare molto di più di quello che si pensa.
Questi Tarocchi sembrano descrivere quanto espresso negli antichi volumi dell’Hermetica, dove è sapientemente riportato il segreto della rivelazione divina fatta ad Ermete proprio da Dio, che ad egli rivelò tutta la conoscenza del sapere del mondo.
Il viaggio dell’uomo altro non è che, secondo la filosofia ermetica, un ricongiungimento della propria anima verso il divino, e i tarocchi servirebbero ad indicare questa via di elevazione mistica. Avvicinandosi così a quell’idea platonica che proprio durante il Rinascimento fu sapientemente ripresa e rielaborata non solo nell’arte (attraverso la riproduzione di immagini naturali) e nella letteratura, ma anche dalla stessa filosofia che andava a riscoprire i testi di Platone e del neoplatonismo di Plotino.
Come non far coincidere il tutto allora con lo studio approfondito di queste carte così magiche?
La rappresentazione della natura viene esaltata nei tre Trionfi più alti e importanti in progressione: le Stelle, la Luna e il Sole.
Mi rendo conto che l’argomento è complesso, che da una storia si finisce in un’altra, ma come chiudere gli occhi di fronte a tutta questa bellezza e a tutto questo sapere?
Di sicuro anche la realizzazione dei Tarocchi è stato un modo per elevare lo spirito verso qualcosa di più profondo, che sia una connessione con un dio o con l’universo, l’uomo ha cercato e continuerà a cercare risposte ai segreti della vita nei modi che gli risultano più familiari e ancestrali.

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Imma I.

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