Su “La memoria rende liberi” di Liliana Segre-Enrico Mentana

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‘Indifferenza’ è la parola che più di ogni altra colpisce l’anima e la coscienza, in questo libro-testimonianza per il quale Enrico Mentana raccoglie i ricordi lucidi e toccanti di Liliana Segre, oggi ottantanovenne senatrice a vita della Repubblica italiana – nominata nel gennaio 2018 dal Presidente Mattarella – ma di soli otto anni quando cominciò a subire le leggi razziali fasciste e di appena tredici all’epoca in cui fu deportata nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, insieme col padre Alberto, il quale non sopravvivrà; la medesima sorte toccherà anche ai nonni paterni.
Ma sopravvivere alle più inumane azioni della storia non significa salvarsi, né tantomeno ritornare alla vita, poiché ciò che sottrassero i nazisti agli ebrei – ma, paradossalmente e consequenzialmente, a tutti gli altri che non collocarono in una stirpe da annientare: la restante parte del mondo – non potrà mai più essere restituito.

Tuttavia, agli esseri umani non resta che ricordare cosa avvenne, in quel periodo della seconda guerra mondiale, affinché non si ripeta mai più, ma non solo; è bene tenere viva la memoria affinché si abbiano gli strumenti per contrastare, ovunque si possa ravvisarne (seppur soltanto minimamente) il sentore, tali ignominiose e persecutorie azioni umane, la cui radice comune – razzismo, discriminazione, xenofobia… – non è stata mai estirpata del tutto.

Copertina La memoria rende liberiLeggere “La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah”, diviene ancora più importante in questo periodo contrassegnato dalla disgregazione o scarsa coesione sociale, nonché da odio latente o spudoratamente manifesto come quello rintracciabile sul web – in cui, peraltro, proprio recentemente la senatrice è stata duramente e assurdamente attaccata con frasi violente, al punto di ricevere l’assegnazione della scorta[1].

Per indagare nei substrati culturali degli italiani di oggi e non solo, discendenti di quelli che all’epoca voltarono il capo dall’altra parte, si può cominciare riflettendo sulle parole della stessa autrice: “[…] La chiave per comprendere le ragioni del male è racchiusa in quelle cinque sillabe (in-dif-fe-ren-za, NdA), perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. È come assistere a un naufragio da una distanza di sicurezza. Non importa quanto grande sia la nave o quante persone abbia a bordo: il mare la inghiotte e, un attimo dopo, tutto torna uguale a prima. Non un’onda in superficie, non un’increspatura. Solo un’immobile distesa d’acqua salata. […]”.

Note

1. L’anno 2019 ha fatto registrare un crescendo di messaggi in rete contro gli ebrei in Italia. Solo su Twitter, oltre 15mila. La propaganda antisemita è presente anche su altri social network, dall’osservazione dei quali emerge che questo fenomeno è in crescita da anni nel nostro Paese. [Ndt]

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