Storia di un matrimonio. Marriage Story

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“Storia di un matrimonio”, o nel suo titolo originale “Marriage Story”, diretto da Noah Baumbach, è uno dei film favoriti a fare incetta di Oscar, alla prossima premiazione che si terrà il 9 Febbraio venturo.
Lo abbiamo visto per voi e ci siamo fatti una nostra opinione.
Il film affronta in maniera cruda, sincera e drammatica, tutti gli istanti di una separazione consensuale in America. Diciamo subito che in Italia, le cose sono molto più semplici e che la lotta sul minore è minima.
Negli Usa, data la vastità del territorio, i minori non possono essere spostati così facilmente da uno stato all’altro, e questo impone una patria potestà diversa, una tutela esclusiva di un genitore, se l’altro abita in uno stato diverso.
La storia è banale e simile a tante altre, c’è un matrimonio che fallisce. Lei, la bellissima Scarlett Johansson, Nicole Barber, smette di voler lottare e di voler amare a tutti i costi suo marito Charlie Barber, interpretato da Adam Driver, uomo egoista e egoriverente, incapace di spostare la sua attenzione sugli altri.
Affermato regista teatrale, brillante, amante del figlio, ma vampiro delle energie della bellissima moglie, in poco tempo, senza neanche accorgersene perde tutto.
Non un uomo cattivo, ma uomo… distratto, in tutte le sue sfaccettature. Eppure, è la figura con la quale più si empatizza.

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Nicole raggiunge il culmine della sopportazione quando fiuta un tradimento di lui con una collaboratrice, approfitta di un importante ingaggio a Los Angeles e decide di tornare nella sua città d’origine.
Tutto quello che sembrava bello, cordiale, facile, all’improvviso precipita. Non è solo il dolore di lei, o la sua rabbia, o la sua delusione, è l’intervento di tutti i personaggi che complica un momento già di per sé doloroso.
Il film è acclamato come un capolavoro, permettetemi di dissentire.
Due ore e mezza circa che scorrono non totalmente fluide. La prima ora di film è piacevole, si lascia guardare, scoprire, seguire, il rimanente tempo è pesante. La storia diventa una lotta continua. Bravissimi i due interpreti a non mollare mai, davvero da Oscar l’interpretazione della Johansson. Veramente brava, matura, perfetta in questo ruolo sofferente e femminile.
Senza fronzoli, senza mettere in mostra la sua bellezza, una donna vera, reale, che dalle macerie della sua vita prova a ricostruirsi.
Terribile la parodia dell’avvocatessa senza scrupoli, paladina delle mogli tradite, uno stereotipo trito e ritrito, quasi fastidioso anche il suo apparire così perfetta e, permettetemelo, stronza.

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Non ho amato il siparietto finale del cantato in pieno stile hollywoodiano, e va bene che in ogni film che vince ultimamente ci deve essere anche una piccola canzoncina, ma l’ho trovato davvero esagerato, un occhiolino affabulatore solo per portare a casa l’ambito premio.
La regia è buona, piani lunghi, piani sequenza, molte esterne e moltissimi primi piani quasi come in una docu fiction.
Ho vissuto questo tipo di dolore da figlia, forse da moglie sarebbe diverso, eppure la storia non mi ha portato dentro questa famiglia, non mi ha catturato.
Ho provato dolore per il piccolo, ma non sono riuscita ad immedesimarmi in lui. È mancato qualcosa a questo film per essere un vero capolavoro.
Ma è più che meritevole la candidatura alla Johansson.

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