Storia degli angeli (seconda parte)

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Annunciazione. Catacombe di Priscilla

Annunciazione. Catacombe di Priscilla

L’aspetto degli angeli nell’arte e nella religione cattolica è stato codificato attraverso i tempi e non senza incertezze: ce lo dice un affresco delle catacombe di Priscilla dove una sbiaditissima Annunciazione ci mostra la Madonna seduta in trono di fronte un tipo senza ali e senza aureola, vestito come un senatore romano, che alza la mano come chi sta per parlare. Nella basilica di san Vitale a Ravenna ci sono sia angeli muniti di ali che privi. Una scena nel presbiterio racconta l’episodio biblico in cui un Abramo ormai vecchio ospita tre angeli senza ali seduti a tavola, uno dei quali gli annuncerà la nascita del figlio Isacco. L’arte bizantina ci ha lasciato una serie di immagini angeliche che hanno influenzato e consolidato le rappresentazioni successive: vestiti di bianco, un colore che deriva dalle vesti romane dei candidati a una carica pubblica, sono muniti di ali dapprima tozze, poi sempre più grandi e colorate delle tinte dell’arcobaleno. I primi angeli cristiani nel senso moderno del termine, compaiono nei mosaici del V secolo della basilica di santa Maria Maggiore a Roma: sono ormai adulti e hanno l’aspetto giovanile di chi gode ottima salute, ricordando molto l’immagine di Nike, la vittoria alata di greci e romani.

Il Tetramorfo nella visione di Ezechiele. Cattedrale di Anagni.

Il Tetramorfo nella visione di Ezechiele. Cattedrale di Anagni

Contemporaneamente e con la diffusione del testo dello pseudo Dionigi, la Gerarchia Celeste di cui ho già parlato nella prima parte dell’articolo, gli artisti svilupparono una serie di immagini relative ai diversi ordini. In particolare spuntò una strana creatura multiforme descritta nella visione di Ezechiele dell’antico Testamento: un Cherubino con quattro teste e quattro ali. Il profeta, che sembra sotto l’influenza di qualche fungo allucinogeno, racconta di aver visto quattro esseri alati “come carboni ardenti simili al torce”, con teste d’uomo, leone, toro, aquila, che si muovevano roteando in tutte le direzioni e facendo un fragore “come di tempesta”. A questo punto non meraviglia che il poveretto cascasse disteso per terra. La potente visione verrà poi chiamata “Tetramorfo” e utilizzata per rappresentare simbolicamente gli evangelisti, come si può vedere in molte curiose immagini medievali, riprodotte sulle porte delle cattedrali, o dipinte come nel caso delle cripta nella basilica di Santa Maria Annunziata ad Anagni.

Mosaici del battistero di Firenze. Virtù

Mosaici del battistero di Firenze. Virtù

Le raffigurazioni angeliche non si ispirano solo alle Scritture, ma risentono dei climi culturali delle varie epoche, trovando tuttavia nel Medioevo una forma ancor più definitiva. I più alti – i Troni – ricordano delle ruote e hanno forma di turbine, mentre i Serafini – dall’ebraico “seraphim” che significa ardenti – sono angeli di fuoco vicinissimi a Dio. Rappresentati con sei ali cosparse di occhi, sono incaricati di cantare le lodi del Creatore gridando: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria”. Il fatto che Dio avesse armate a sua disposizione e pretendesse di essere adorato senza riserve anche quando esagerava con la sua potenza (come quando ordinò a Giosuè di radere al suolo Gerico, case, abitanti e animali compresi) è un dato costante nell’Antico Testamento che verrà molto mitigato nel Nuovo. Dopo i Serafini e scendendo di importanza, ci sono i Cherubini che riflettono l’azione salvifica di Dio: nell’arte bizantina sono anch’essi muniti di ali costellate di occhi, ma coi secoli saranno sempre più simili a tranquillizzanti e simpatici bimbetti paffuti con un paio di alucce attaccate al collo. Spesso compaiono nei dipinti che rappresentano la Vergine assunta, mentre sorreggono le nubi che la sollevano verso Dio. Seguono – raramente rappresentate – le Dominazioni che comandano agli angeli sottostanti; le Virtù che sono collegate ai corpi celesti, e le Potestà che lottano contro le influenze negative del diavolo. Gli ordini più bassi si occupano direttamente della terra e degli uomini: così i Principati hanno in carico le sorti delle Nazioni, gli Arcangeli portano messaggi come Gabriele che annunciò a Maria di essere incinta di Gesù, e al gradino più basso gli spiriti celesti che potremmo assimilare ai “caporali” del Paradiso, i nostri angeli custodi.

Domenico Giaquinto, ritratto di Farinelli

Domenico Giaquinto, ritratto di Farinelli

Gli angeli amano anche la musica e spesso sono raffigurati mentre cantano o suonano, non necessariamente l’arpa, ma anche trombe, viole o altri strumenti a corda e organi di piccole dimensioni detti “portativi” perché si potevano facilmente trasportare. Questo tipo di iconografia rimanda all’antica idea filosofica di “musica delle sfere”: l’astronomia tolemaica in uso fino alla fine del Rinascimento pensava infatti che il mondo fosse costituito fa una serie di nove sfere concentriche caratterizzate da un movimento di rotazione che produceva suoni celestiali che non potevano essere uditi dall’orecchio umano perché – essendo continui – corrispondevano al nostro silenzio. Per imitare le voci angeliche, dopo il Concilio di Trento le chiese si dotarono di numerose cantorie a volte munite di organo, dove alloggiavano musicisti e cantori maschi, perché le donne non potevano cantare durante la funzione. Ma dal momento che la voce del bambino diventa profonda con la maturità sessuale, si pensò bene di ricorrere alla castrazione infantile per ottenere gli indispensabili toni acuti. L’orrenda usanza era di origine araba e bizantina, ma ebbe successo anche da noi, dove alcuni castrati come Carlo Broschi – detto Farinelli – diventarono famosi per la loro amplissima tessitura vocale. Una tela di Corrado Giaquinto presso il Museo della musica a Bologna, ci mostra l’infelice circondato da nuvole barocche e da un volo di angeli. La pratica della castrazione fu dichiarata ufficialmente illegale nel 1861 con l’Unità d’Italia, ma sopravvisse ancora presso lo Stato Vaticano che l’abolì definitivamente nel 1902. Meglio tardi che mai.

Libro d'Ore di Anna-di-Bretagna. Annunciazione

Libro d’Ore di Anna di Bretagna. Annunciazione

Nei testi cristiani dell’inizio San Gabriele – nome che significa “la potenza di Dio” – non appare sempre con aria pacifica: nel libro di Enoch è armato e combatte con la lancia i i nemici di Dio. Secondo l’angelologia giudaica gli arcangeli sono sette, ma io mi limiterò a citare solo quelli riconosciuti dal mondo cattolico: Gabriele è l’angelo che ferma la mano di Abramo mentre sta per uccidere Isacco, comanda i 12.000 angeli che distruggono Sodoma e Gomorra, è colui che ordina a Noè di portare gli animali nell’arca prima del diluvio universale, e la voce che parla a Mosè dal roveto ardente. Nel pensiero cristiano il suo mestiere è di notificare sacre gravidanze, da quella di Elisabetta da cui nascerà Giovanni Battista, a quella di Maria. Quest’ultimo episodio, l’Annunciazione, è stato al centro di tutte le rappresentazioni dell’arcangelo che a volte – come nei mosaici di Santa Maria Maggiore, si moltiplica addirittura per quattro. Con la crisi dell’arte bizantina in Italia e grazie a Giotto, le rappresentazioni diventarono più realistiche: nella cappella degli Scrovegni a Padova un imponente Gabriele compare davanti alla Vergine che sta leggendo in una stanza. L’arcangelo, avvolto in un ampio mantello e con una veste lunga fino ai piedi come i cavalieri medievali, si inginocchia in omaggio alla Madonna come voleva l’uso feudale di piegarsi di fronte alla dama del cuore. Essendo un messaggero può avere in mano un bastone che ricorda il “baculus viatorius”, l’insegna dei portaordini imperiali, mentre un altro elemento costante nella sua iconografia sono i gigli simbolo di purezza. Nell’Islam Gabriele, detto Jibril, accompagna Maometto nell’ascesa verso il paradiso e discende sulla terra almeno per una notte nel sacro mese di Ramadan. Nella nostra cultura è il patrono di tutti coloro che si occupano di comunicazioni, dai giornalai ai postini, fino a quelli che fanno radio, cinema e TV.

Juan de la Abadia, San Michele arcangelo pesa le anime

Juan de la Abadia, San Michele arcangelo pesa le anime

La star tra gli arcangeli è senza dubbio Michele il cui nome deriva dall’ebraico “Mi-ka-el” che significa “chi, come Dio?”. E’ uno spirito guerriero che comanda gli eserciti celesti; solitamente vestito di un’armatura, può essere dotato di una spada o lunga lancia con cui trafigge il diavolo, mentre in America Latina lo si trova abbigliato come un ricco colono ispano-americano del XVII secolo e con un archibugio al posto di un’arma da taglio. Un altro attributo è una bilancia a due piatti con cui pesa le anime; questo tipo di immagine, detta “psicostasia”, risale addirittura all’antico Egitto, in cui il giudizio dell’anima era affidato ad Anubi, il dio dalla testa di sciacallo. San Michele è un po’ dappertutto come il prezzemolo: in Europa è venerato in particolare sul Gargano, dove gli è stato dedicato un santuario dentro a una grotta; in Piemonte, dove la sua basilica, la Sacra di san Michele, si affaccia a picco sulla val di Susa; nella Francia del nord e precisamente nell’isolotto detto Mont Saint Michel. Qui Michele apparve a sant’Uberto, vescovo di Avrances, chiedendogli due volte la costruzione di un santuario; siccome Uberto era duro di comprendonio, l’arcangelo gli toccò il cranio con un dito praticandovi un foro rotondo senza però ammazzarlo. Il teschio è tuttora visibile in una teca di cristallo nella cattedrale cittadina.

Sacra di San Michele

Sacra di San Michele

Il culto di San Michele è antico. Amato in particolare dai Longobardi, fu adottato anche dai cristiani e da un grande papa, Gregorio I, un omino malaticcio ma con un carattere di ferro che credeva fermamente nel primato della Chiesa cattolica. Nella Legenda aurea, un tardo testo agiografico medievale, si racconta che quando Roma fu colpita da una tremenda pestilenza, Gregorio attraversò la città in processione recitando litanie finché - su quella che era una volta la tomba dell’imperatore Adriano – non gli apparve Michele che rinfoderava la spada facendo improvvisamente cessare il morbo. Vera o inventata che fosse l’apparizione, da quel giorno il monumento fu chiamato Castel Sant’Angelo. San Michele protegge in particolare i moribondi, i paracadutisti, i maestri d’arme, i poliziotti e i fabbricanti di bilance e anticamente era invocato nella lotta contro i Turchi che infestavano il Mediterraneo.

Filippino Lippi, Tobia e l'angelo

Filippino Lippi, Tobiolo e l’angelo

Un arcangelo meno conosciuto è Raffaele (“è Dio che guarisce”) protagonista del libro biblico di Tobia, accolto piuttosto tardi nel canone del Vecchio Testamento e non accettato né dalle chiese protestanti né dalla Bibbia ebraica. La storia sembra in effetti una favola con tanto di principe azzurro, orco e genio benefico, come si vedrà: c’era un uomo di nome Tobia, malato agli occhi e quasi cieco, che mandò lontano il figlio Tobiolo per cercargli un rimedio e contemporaneamente sposarsi con una bella ragazza di nome Sara, che non poteva farlo perché il demone Asmodeo – un vero rompiscatole – le ammazzava gli sposi la sera delle nozze. Nonostante fosse accompagnato da san Raffaele arcangelo il giovane aveva qualche dubbio (e chi non li avrebbe al suo posto? La ragazza aveva già sotterrato sette mariti), ma con l’aiuto del suo divino protettore fece scappare il diavolaccio e si sposò felicemente. Il rimedio? Acciuffare un pesce, estrarne il cuore e il fegato, buttar gli intestini e far bruciare le interiora rimaste assieme a incenso. Con Asmodeo il trucco funzionò perché il puzzo era tale che fu costretto a scappare a gambe levate, cosicché i due si unirono e vissero felici e contenti.

Arte latino-americana, Arcangelo con l'archibugio

Arte latino-americana, arcangelo con l’archibugio

Questo articolo vuole essere una breve storia del culto angelico e non pretende di essere esaustivo, specie sulle numerosissime testimonianze – in particolare dei santi e dei veggenti – della presenza di queste intelligenze benefiche vicine all’uomo. Per la Chiesa la loro esistenza è testimoniata dalle parole di Cristo: ” Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio” (Matteo, 18-10). Al giorno d’oggi c’è una proliferazione del culto angelico: perfino molti siti di astrologia associano ogni segno a una creatura celeste, mentre altri ti insegnano a contattare il tuo angelo custode, per avere una sorta di linea telefonica con l’aldilà. A qualsiasi gerarchia appartengano gli angeli, essendo appunto tali, non soffrono di sentimenti negativi come noi esseri umani: sapere di avere vicino uno spirito che ti protegge e ti aiuta è un’enorme consolazione a cui è difficile sfuggire.

Fonti: Giordano Berti, I mondi ultraterreni, Ed. Mondadori

http://wwwbisanzioit.blogspot.com/2012/08/gli-angeli.html

http://www.angelologia.it/apocalisse1.htm

https://it.cathopedia.org/wiki/San_Michele_arcangelo

https://www.foliamagazine.it/annunciazione-origini/

http://www.angelologia.it/storia.htm

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