SADO LESBO ROCK – Epica del deviante

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
83521353_2556768101087886_3773231676952412160_n

Recensione di Lavinia Bruno Donati, rivista e ampliata da Imma I.

Ti appresti a leggere un romanzo dal titolo molto pop e rock insieme: e vieni catapultato in un mondo di citazioni cinematografiche colte (una su tutte, siamo tutti un po’ voyeur in tal senso, Hitchcock); è in questo mondo distopico – dove un assassino di nome Scorpione che, assillato dai dubbi, uccide La Mantide, una lottatrice dai capelli rossi che fa parte della sua stessa organizzazione – che si snoda il nuovo romanzo “Sado Lesbo Rock”, di Filippo Pace, scrittore e insegnate di letteratura italiana, classe 1977, di Olbia. Il testo è edito da Bibliotheka Edizioni. Subito veniamo catapultati in un mondo malato, frequentato da personaggi con nomi strani nonché spietati persecutori gli uni degli altri. Più che un associato a una famiglia criminale, lo Scorpione è “un fratello”. Tutti hanno sul corpo un elemento di riconoscimento. Anche lei, la Mantide – noterà subito Malerba, uno dei due poliziotti antagonisti della banda di criminali assetati di sangue e di vendetta – ha una cicatrice a forma di spirale sulla caviglia sinistra.
A cosa conduce questo elemento comune? Quali oscure trame nasconde il simbolo di fratellanza? Che cosa sta succedendo?
Un esercito di assassini, di esecutori spietati, ma anche di alienati alla ricerca di sé stessi che in fin dei conti sono dei burattini che obbediscono agli ordini di Occhi d’Angelo.
Bambini sperduti nutriti col seme della violenza, raccolti dal nulla e assoldati come robot, come automi senza una coscienza, se non quella comune di rendere grazie al loro unico benefattore, il più crudele di tutti Occhi d’Angelo.
Malerba (aka Rubino) e Vitale, il suo vice, seguono le indagini e sono due personaggi destinati a divenire protagonisti di una serie, magari anche televisiva, perché funzionano, insieme, hanno i loro botta e risposta che fanno divertire il lettore in mezzo a una spirale (appunto) di macabri omicidi, di realtà underground.
Malerba, il giovane detective messo a confronto con Rubino (a cui deve questo soprannome per via di un anello con l’omonima pietra che indossa sempre) sono già destinati a divenire cult.
Ma anche lo spietato Scorpione inizia a essere perseguitato, proprio lui, dai suoi simili, e si ritrova presto a dover affrontare un pericolosissimo bivio: la polizia o il famigerato Occhi d’Angelo?

Filippo Pace, scrive di un genere di cui è evidentemente appassionato: il giallo thriller vecchia maniera. Lo padroneggia quasi a crearne uno stile acid industrial nella letteratura. La sua scrittura è scorrevole fresca e veloce, eppure ricca di parole e di espressioni che ti fanno venire in mente gli anni “70, i grandi film di gangster. I continui rimandi al mondo del fumetto (in particolare a Batman) riescono a far sì che dai fogli si stacchi, come un’immaginaria tela disegnata con tutte le caratteristiche del graphic novel, un’opera che si presta molto dunque, a adattamenti televisivi, cinematografici, strizzando appunto l’occhio anche alla letteratura seriale.
Non temano gli amanti del thriller: l’autore è uno che, per dirla con parole povere, ne sa, e ne sa moltissimo; dall’apertura che ricorda i ritmi incalzanti e angoscianti di Jo Nesbo, alla descrizione di ambienti degradati, alla personificazione di investigatori stanchi come se avessero già visto tutto nella loro carriera affiancati da “giovani leve” che hanno dalla loro la marcia in più della cultura post-moderna. Il romanzo gronda di suspense, di vite in pericolo: c’è poi, ultimo ma non per ultimo, il rock duro, che rappresenta la lotta al conformismo, le nostalgie dello scrittore (la quarta parte e il luna park).

Chi guidò la macchina che lo portò alla stazione, subito dopo l’omicidio di Kristine Hellguer, aveva in comune un particolare dannatamente curioso con l’imbonitore della fotografia: al dito medio della mano sinistra mancava una falange.

Una cupa favola fetish, un’allucinazione grondante sesso e violenza dove i personaggi sono fantasmi alla ricerca dell’innocenza. L’innocenza perduta: “Io sono Kristine.”, “Si chiamava Kristine Hellguer”. L’innocenza più pura che si manifesta nella sua forma più elevata nel volto di Marilyn Monroe.

83763714_2556768111087885_2359454526169153536_n

“Ballerine o puttane che differenza fa?” Vladka guida le contrazioni di Marilyn, gli occhi acquosi, stregati da quei tacchi a spillo e da un passato che si fa presente. E tutto è hashish, tutto è dolore, tutto è estasi. Tutto è Marilyn.

C’è anche un inseguimento adrenalinico all’uomo, lo stesso Scorpione dell’apertura: chi lo vuole morto? E perché? E soprattutto, quali scelte farà?
Non manca neppure l’eros (e non poteva essere altrimenti, annunciato nemmeno tanto velatamente sin dal titolo).
Nella lotta alla sopravvivenza non tutto è perduto, tra pagine che esplodono come un colpo d’arma da fuoco e il ritmo incalzante nelle ultime battute c’è la speranza nelle azioni del protagonista.
Non è ancora tutto perduto se un cattivo vero compie anche una sola azione buona, un atto di redenzione per tutti noi che seguiamo la vicenda col fiato corto.

82454558_2556768207754542_1054125510063292416_n
Ci lascia con una strana sensazione malinconica addosso, questo scritto di Filippo Pace.
Sado Lesbo Rock è un romanzo ben riuscito, intriso di atmosfere noir che sanno di whiskey e di candeggina, di tabacco e di acido, per riempire quell’atmosfera da viaggio psichedelico, forte e graffiante dall’odore penetrante. C’è anche del buon sano intramontabile western, ben intrecciato da Pace che, ripeto, è uno che ne sa, e ne sa tanto.
Da non perdere.

Potete seguire l’autore su tutti i suoi canali social, e acquistare il libro in tutte le librerie fisiche e gli store digitali.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

Perché non lasci qualcosa di scritto?