Quando “Le parole che si dicono di notte” risuonano

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Le Parole che si dicono di notte” è un esordio letterario potente, commovente, emozionante, persino disturbante, perchè penetra paesaggi dell’anima senza discrezione, senza pudore, un confronto impegnativo fra lettore e autore, un confronto da cui non si esce immutati. 

Diego è il protagonista, ci fa entrare nella sua storia in punta di piedi, ci fa conoscere il padre amatissimo, assente nella vita, ma conficcato nell’anima. La madre, donna altera, evanescente, quasi incorporea nel quotidiano e nell’affetto del figlio, come mai dovrebbe essere una madre. 

Diego ci cala nella sua vita e nella sua anima come fossimo non spettatori, ma attori. Complici. 

Affetto dal peccato originale dell’ impossibilità di essere amato, Diego  è attratto da Ada, portatrice del peccato originale uguale e opposto: l’impossibilità di amare, che lei ha sempre indossato, vissuto, come un trofeo, lentamente diventato corazza e quasi pietra tombale.

Tutta la narrazione si muove altalenando fra picchi di lirica poesia e cadute nel quotidiano più schietto e spicciolo, possibilità e impossibilità, amore e non amore, “devo dire di no o devo dire di sì?” come si chiede ossessivamente Diego tra passione e disperazione. In un’osmosi di sentimenti, respiri, anime, pelle Diego e Ada si perdono e si salvano.

Intorno a Diego e Ada si muove un’umanità varia che si accende come luci della ribalta e li illumina di più vero, personaggi che insieme ai due protagonisti precipitano, si sollevano, rinascono: Sofia, rancida come il vino buono conservato male, Milietto, benevolo come ogni anima molto amata, sono dolenti e indulgenti, si assolvono e ci assolvono perchè possiamo tutti perdonare noi stessi e amarci, verso il nostro personale epilogo che comunque sarà doloroso e dissonante, ma anche pacificante se ne sapremo scoprire le più segrete, vere intenzioni.  

“Le parole che si dicono di notte” è romanzo psicologico secondo la migliore tradizione del ‘900: intimo, poetico, scava l’anima, ci mostra dalla prospettiva di una scatola, posta in un cunicolo, nelle viscere della terramadre, in cui percepiamo noi stessi per giochi di ombre, discordanze, chiaroscuri e spiamo l’Universo da un buco di serratura.

Eppure siamo capaci di meraviglia e di suscitare meraviglia e amore e bellezza e infinitezza.

Franco Morro Bolzoni, autore del romanzo, è psicologo, psicoanalista, psicoterapeuta e poeta, dunque ascoltatore privilegiato delle trame più intime di cui tutti siamo fatti, narratore sapiente di “Le Parole che si dicono di notte” che in ognuno inevitabilmente risuonano.

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