Storia degli angeli (prima parte)

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Pazuzu, demone delle tempeste

Pazuzu, demone delle tempeste

In principio gli angeli potevano avere la barba. Sembrerà strano al nostro mondo cattolico che li raffigura da secoli come giovani e meravigliose creature alate, glabre e bianco-vestite, ma la credenza in messaggeri di Dio o degli dei con sembianze diverse dai nostri, risale a molti secoli prima che Cristo portasse sulla terra la sua Buona Novella. Cinquemila anni fa, già ai tempi remoti delle civiltà mesopotamiche – ossia le terre tra il Tigri e l’Eufrate – sumeri, assiri e babilonesi pensavano che le divinità più importanti si avvalessero dei Sukkal, spiriti intermedi che annunciavano agli umani la loro volontà. Questi esseri potevano essere maschili o femminili, benefici o malefici. Al giorno d’oggi il più noto è senza dubbio Pazuzu, diventato una star dopo il film “L’esorcista” e i gruppi musicali black Metal. Il suo aspetto ci viene mostrato da una statuetta in bronzo conservata al museo del Louvre: un tipo piuttosto bruttino, con muso di cane e zampe di leone, zanne affilate, un pene a forma di serpente e le ali. Addetto alle tempeste, aveva anche funzioni apotropaiche e poteva intervenire per allontanare gli spiriti maligni che causavano le malattie, in particolare una demonessa che attaccava mortalmente neonati e donne in gravidanza. In Mesopotamia si credeva anche negli Shedu e Lamassu, spiriti custodi che venivano posti all’ingresso dei palazzi ed erano in forma di tori alati dal volto coperto da una vistosa barba, forse per unire in sé stessi la forza del grosso mammifero, le ali di un angelo e la saggezza del re governante. Infine non va dimenticato tra le moltissime altre divinità minori il Kerub, quello che noi conosciamo come Cherubino e che nel libro della Genesi è messo a guardia delle porte del Paradiso terrestre.

Hermes in riposo, da Ercolano

Hermes in riposo, da Ercolano

Tutta l’area dell’Asia Minore e dell’antico Egitto fu in antichità sede del culto angelico. La stessa parola angelo deriva dal latino angelus, traslitterazione della parola greca “ànghelos”, a sua volta traduzione dell’ebraico “mal’akh” che significa “inviato”, “messaggero”, “servitore”. Questi spiriti accompagnavano l’uomo nella vita e nell’aldilà esattamente come viene insegnato dalla religione cristiana. Li troviamo anche nello Zoroastrismo, la religione fondata dal profeta iranico Zarathustra tra il X e l’VIII secolo a.C. e basata sullo scontro cosmico tra il bene e il male, estremi tra cui l’uomo è obbligato a scegliere. Nella Grecia antica due divinità in particolare avevano la funzione di messaggeri, Hermes e Iris, anche se bisogna ricordare che il dio alato non era proprio uno stinco di santo perché oltre ad essere un inventore (a lui si deve la lira, ricavata dal guscio di una tartaruga), patrono degli atleti, dei letterati e dei commercianti, era pure il protettore dei ladri e degli imbroglioni. E non si pensi che le idee sui messaggeri fossero esclusivamente prerogativa del popolino, anzi: ci credevano fior di filosofi, da Talete a Eraclito, da Platone a Filone di Alessandria. Nella sua “Apologia di Socrate” Platone – raccontando il processo al suo maestro – gli fa parlare in pubblico del suo daimon, un guida divina che lo assiste in ogni decisione e di cui dice:” E’ come una voce che io ho dentro sin da fanciullo, la quale, ogni volta che si fa sentire, sempre mi dissuade da qualcosa che sto per compiere”. Questo pensiero dichiarato pubblicamente, lo portò alla condanna a morte con l’obbligo di bere un calice di mortale cicuta.

Francesco Botticini, tre arcangeli con Tobia

Francesco Botticini. Tre arcangeli con Tobia

Gli angeli sono presenti in tutte e tre le cosiddette “religioni del libro”, ebraismo, cristianesimo ed islamismo. Nell’Antico Testamento, una pletora di angeli vola – si potrebbe dire – lungo moltissime pagine, occupandosi tra l’altro: di introdurre la presenza di Dio come nel sogno della scala di Giacobbe; di annunciare nascite miracolose a donne ormai vecchie e sterili oppure vergini (è il caso di Abramo e della moglie Sara e di Sansone il liberatore di Israele); di istituire un servizio di pony express portando al profeta Elia scappato nel deserto, una brocca d’acqua e una focaccia talmente energetica da farlo camminare di seguito quaranta giorni e quaranta notti; di salvare gli israeliti dalla crudeltà del re babilonese Nabucodonsor (nel libro di Daniele il profeta esce senza un graffio da una fossa piena di leoni), di condurre il giovane Tobia nella Media (una vasta regione situata nell’antica Persia) per riscuotere un debito per il padre. E’ qui che ci vengono presentati per nome i tre arcangeli, Gabriele, Michele e Raffaele; del secondo addirittura si descrive l’aspetto: vestito di lino, con una cintura d’oro, il corpo come un crisolito (una pietra semipreziosa), gli occhi fiammeggianti, le braccia e i piedi come di rame. Molto più tardi, questo strano arcangelo simile a un campionario minerale indosserà l’armatura come si può vedere in molte opere d’arte antica. Queste creature non sono sempre benefiche: nell’Esodo un angelo sterminatore uccide i primogeniti degli egiziani, compreso quello del faraone, mentre nel libro di Samuele diffonde la peste in Gerusalemme.

Pietro da Cortona. Angelo custode

Pietro da Cortona. Angelo custode

Nel Nuovo Testamento gli angeli – che Cristo dice essere asessuati – sono molto numerosi. La breve vita di Gesù è accompagnata dalla loro presenza: dal concepimento miracoloso, alla nascita, alla tentazione, alla resurrezione, quando un angelo fa rotolare la pietra del sepolcro, ci si siede sopra e annuncia a Maria di Màgdala e a un’altra Maria che Gesù non si trova più nella tomba, esortandole ad andarlo cercare in Galilea. Detto così sembrerebbe che i poteri degli angeli siano illimitati ma, per quanto superiori all’uomo, essi mancano dell’onnipotenza che spetta solo al Creatore. Per noi umani la loro funzione più importante è quella di custodi, accompagnandoci e proteggendoci lungo le strade della vita e durante il momento del trapasso, una verità di fede per la Chiesa cattolica che ha dedicato a questi spiriti benevoli una festa che cade il 2 ottobre.

Molto importante per l’angelologia è anche il Libro di Enoch del primo secolo a.C. che la Chiesa considera un apocrifo, ossia un testo che non fu inserito nel Canone dei libri sacri, ma che è una vera e propria miniera di notizie. Ci informa infatti (cosa che la Genesi non fa) che Dio creò gli angeli nel primo giorno assieme al cielo, alla terra, alla luce e alle tenebre. Dopo che gli esseri umani popolarono il pianeta, duecento angeli, avendo visto come erano carine le ragazze di quaggiù, decisero di sposarsele suggerendo loro come truccarsi e “tingersi le ciglia” e spiegando il valore dell’oro, dei gioielli e delle pietre preziose. Non contenti di ciò insegnarono agli uomini come praticare magia e astrologia e fabbricare armi e armature, con l’inevitabile conseguenza che quelli cominciarono ad ammazzarsi tra di loro. I figli nati da queste strane unioni tra l’umano e lo spiritico erano giganti alti tremila cubiti (un cubito equivaleva a mezzo metro) e perennemente affamati, al punto da depredare i raccolti e mangiare tutti gli animali che incontravano compresi i serpenti. Da quel primo peccato il male si diffuse a macchia d’olio sulla terra.

Gustave Dorè. La cacciata di Lucifero

Gustave Doré. La cacciata di Lucifero

Anche la Bibbia parla di angeli caduti: oltre al famoso serpente di Adamo ed Eva, l’Antico Testamento nomina in particolare Lucifero in alcuni versetti che sono diventati celebri: “Come mai sei caduto dal cielo/astro mattutino, figlio dell’aurora?/Come mai sei atterrato/tu che calpestavi le nazioni? “ (Isaia, 14, 12) Un altro spirito maligno, Satana, compare nel Libro di Giobbe in cui Dio permette che al poveruomo capitino disgrazie terribili come la morte di tutti i figli, la perdita dei beni e – per non fargli mancare niente – una malattia che lo ricopre di pustole pruriginose dalla testa ai piedi. Granitico nella sua fede (“Il signore ha dato, il Signore ha tolto”) Giobbe accetta la sua malasorte e per premio viene reintegrato abbondantemente di tutto quello che gli è stato sottratto. Su come e dove collocare questi due esseri malvagi non tutti sono d’accordo, né io mi addentrerò in complicatissime questioni teologiche. Basti dire che secondo la Chiesa cattolica i due nomi apparterrebbero a un’unico spirito: Lucifero sarebbe uno degli epiteti del principe dei demoni, detto anche Satana, termine ebraico che sta per avversario, tradotto anche con un sinonimo di derivazione greca: Diavolo, ossia colui che divide.

Raffaello. Madonna Sistina

Raffaello. Madonna Sistina

Le nostre Sacre Scritture parlano degli angeli facendoci intendere che sono legioni, senza però sistematizzare la loro organizzazione gerarchica. Ci pensò nel V secolo un anonimo filosofo neoplatonico a noi noto come Pseudo-Dionigi l’Areopagita, che tra i suoi scritti ne ha lasciato uno, la “Gerarchia celeste” accolta nella “Summa” di Tommaso d’Aquino e naturalmente dalla Chiesa di cui il santo è uno dei principali pilastri teologici e filosofici. Secondo Dionigi le entità celesti sarebbero divise in nove ordini a loro volta ripartiti in tre ordini maggiori, la cui conoscenza delle cose divine e la cui importanza crescono a seconda della loro vicinanza al Creatore: nel primo e più alto sono insediati i cosiddetti Troni, i Cherubini e i Serafini; nel secondo dimorano Potestà, Dominazioni e Virtù, nel terzo gli Angeli, gli Arcangeli e i Principati. Tra le Intelligenze ultraterrene gli angeli sarebbero i più vicini agli esseri umani e sono – dice sempre l’Areopagita – “diecimila miriadi”. Nell’arte questi spiriti vengono rappresentati in modi diversi, e anche se – in particolare quando parliamo di Cherubini – ci vengono in mente i famosissimi angioletti grassocci che Raffaello ha dipinto nella pala della Madonna Sistina, nelle opere bizantine e medievali sono descritti come composti da un numero variabile di ali che nascondono il corpo lasciando in vista solo un volto umano. Gli angeli supremi sono in perenne movimento: nella Divina Commedia e in particolare nel Paradiso, Dante rappresenta i cori angelici composti non da bimbetti alati, ma da creature potenti, che ruotano in nove cerchi concentrici attorno a un punto luminoso di luce abbagliante, il Creatore, mossi dall’unica forza dell’Amore, e sono tanto più veloci quanto sono più vicino a Dio. Nel XVI secolo la Riforma protestante – che si rifaceva alla Bibbia – dichiarò che gli angeli non dovevano essere adorati in quanto il sacrificio di Cristo aveva annullato la barriera che essi formavano tra l’uomo e Dio. Essi però proteggono l’uomo giusto e così facendo compiono il loro celeste dovere.

Beatus. I quattro cavalieri dell'Apocalisse

Beatus. I quattro cavalieri dell’Apocalisse

L’aspetto più pauroso degli angeli lo troviamo nel libro dell’Apocalisse, una serie di visioni sulla fine del mondo e la sconfitta definitiva del male, che secondo la tradizione avrebbe avuto l’apostolo Giovanni quando si trovava esiliato sull’isola greca di Patmos. Gli angeli sono menzionati 67 volte, solitamente a gruppi e con compiti ben definiti: introdurre i famosi e terribili Cavalieri che portano guerra, carestia e peste; annunciare alle varie comunità cristiane dell’epoca il giudizio divino, suonare le trombe che annunciano catastrofi tipo arrotolamento del cielo su sé stesso, caduta degli astri e subito dopo di una montagna (l’evangelista non era molto ferrato in astronomia); tempeste di acqua, fuoco e sangue, epidemie, piaghe; terremoti e avvelenamento delle acque, senza farci mancare la solita invasione di rane e locuste. Versare infine le sette coppe dell’ira di Dio conformi a un ulteriore gruppo di tremende sciagure.

L'angelo Jibril davanti a Maometto

L’angelo Jibril davanti a Maometto

Per ultimo, la religione islamica riconosce l’esistenza degli angeli che però non devono essere adorati dai credenti. Il Corano ne indica alcuni nomi, ma li distingue dai dijnns – geni che ricordano i Lari del mondo classico – e dai demoni, detti shayatin. Il Profeta ha avuto la rivelazione da Jibril, Gabriele, il maggiore fra tutti. Sono sì nostri custodi, ma anche messaggeri, e hanno l’incarico di far rapporto su di noi ad Allah alla nostra morte, raccontando per filo e per segno quello che abbiamo combinato di bene e di male in vita.

Fonti:

Paola Giovetti, Angeli, Edizioni Mediterranee

https://www.famigliafideus.com/wp-content/uploads/2018/01/ANGELI-E-RELIGIONI-Luciano-Folpini.pdf

https://it.aleteia.org/2015/04/17/cosa-dice-gesu-degli-angeli/

http://wwwbisanzioit.blogspot.com/2012/08/gli-angeli.html

http://www.angelologia.it/apocalisse1.htm

http://www.angelologia.it/storia.htm

 

 

 

 

 

 

 

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