La paura di una nuova crisi economica ci porterà ad una nuova crisi dell’economia mondiale?

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Sembra ormai affermato come argomento in ambito economico, quello della prossima, imminente, crisi. Non ancora digerita appieno quella del 2007, la prospettiva di un’altra crisi in tempi così brevi spaventa chiunque.
“C’è crisi” è stato il tormentone di un quinquennio e ad oggi, nonostante i 12 anni dallo scoppio negli Usa della bolla subprime e i 10 dalla propagazione dell’epidemia in Europa, veri segnali di ripresa non ci sono mai stati, se non per i paesi asiatici più forti stando ai dati econometrici.
L’Italia e l’Eurozona vivacchiano su percentuali pigre del +0/+1% annuale ormai da anni, mentre il gigante industriale tedesco è addirittura in recessione, ovvero con percentuali negative. Per chi non masticasse questi dati, sono fattori negativi, che si collegano immediatamente a difficoltà finanziarie statali e quindi a minore spesa pubblica in servizi per i cittadini, in estrema sintesi.

Ma è davvero corretto parlare di una nuova crisi?
Il nuovo tormentone è avviato, e come i migliori temi d’impatto coinvolge tutti, esperti e non. Secondo il Wall Street Journal, Ray Dalio, uno dei più grandi investitori al mondo, avrebbe scommesso miliardi su una imminente crisi.

E non importa se è solo una notizia da prima pagina non verificata, vende copie e il tormentone continua a divorare ossigeno e ad autoalimentarsi.  Il rischio è che diventi una fiamma incontrollabile e porti alla sfiducia diffusa, cosa che sta alla base di un crollo borsistico, e quindi a una successiva crisi finanziaria ed economica.

Tutti iniziano a sentirne parlare, da fonti autorevoli e non, e così,il famoso spettro della crisi, è di nuovo dietro l’angolo ad impaurirci. Ora, ci sono dati e grafici creati da fior fiore di economisti che ipotizzano possibili trend negativi. Aggregando questi grafici insieme, è possibile ipotizzare una futura crisi.
Ma non è possibile predirla e non è possibile dire se possa verificarsi domani o tra cinquant’anni lasciando la mano sul fuoco.
Se lo fosse, chiunque giocherebbe su questo e l’attività economica globale sarebbe immobilizzata, e allora sì che si creerebbe una condizione di crisi. Troppo spesso si gioca su titoli sensazionalistici che hanno poco riscontro concreto e che, in ambito economico, portano ad un circolo vizioso di sempre maggiore sfiducia e minori certezze.

Se la crisi ci sarà, i governi saranno chiamati a reagire di conseguenza attraverso i loro istituti dedicati, ma è inutile e controproducente attendere con ansia un tracollo economico che potrebbe non verificarsi. E, se si verificherà, sapremo come reagire.

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