Fame?

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Che strano fenomeno l’essere umano. Già, proprio così, F E N O M E N O. Non posso più chiamarlo affettuosamente creatura, soggetto, individuo o personaggio, come se ci fosse un copione che questi deve recitare nella vita, magari tra le quattro mura di casa. E’ riduttivo. Ormai si tratta di un vero e proprio fenomeno, ovvero “… qualcosa di singolare, fuori del comune, che desta meraviglia per qualità eccezionali”. Ora, tralasciando il fatto che eccezionali significhi, per forza di cose, brillanti, l’essere umano è per me fonte di ispirazione, riflessione e perplessità continue. Materiale di studio che offre spunti di discussione sempre nuovi, anche se non sempre gratificanti.

supermercatoPer esempio: nella città in cui vivo c’è un supermercato ogni cento abitanti! D’accordo, la proporzione, forse è approssimata per eccesso, ma tra qualche anno… calzerà a pennello. E’ curioso, tutto cambia, tutto evolve, tutto muta a una velocità sorprendente -le vie, le piazze, i locali, addirittura i monumenti- ma una cosa resta costante: la fame dell’essere umano. E non parlo, ahimè, di quella sana fame di conoscenza che si ciba di curiosità, interessi e passioni, bensì di quella più concreta e terrena che reclama il palato. Almeno così sembra.
Chiudono le librerie, infatti, chiudono le associazioni culturali e chiudono persino i circoli ricreativi, ma aprono i supermercati! Poco importa che si palesino sotto l’insegna di minimarket, supermarket, discount, Iper, Maxi o in gigaboliche costruzioni dalle forme futuristiche. Restano comunque contenitori di cibo di ogni genere, colore, consistenza e nazionalità. Presenze indiscrete che fanno una concorrenza spietata a farmacie, autovelox e telecamere –anche questi in considerevole aumento. E quando, senza motivo apparente, un supermercato abbassa le saracinesche, non è per caso, bensì per scelta consapevole di una mente lungimirante e calcolatrice, dunque, studiata nel dettaglio. Tant’è che poco dopo -quasi fosse l’evoluzione della specie per selezione naturale- su ciò che non è ancora diventato cenere, apre un altro supermercato, ancora più grande e luminoso di quello defunto.

ufoI centri commerciali, poi, di norma “capeggiati” proprio da un mega supermercato, si notano addirittura a distanza di chilometri. Se, infatti, un automobilista attento alla strada, o forse solo un po’ presbite, riuscisse a evitare, soprattutto di sera, la distrazione del mantra consumistico lanciato da cartelloni pubblicitari 6×3, di certo non potrebbe fuggire l’incanto evocato dalle intense sfumature di luce che rivestono e racchiudono, come in una bolla magica, quei luoghi di perdizione.
A volte, ho l’impressione di trovarmi negli Stati Uniti, dove tutto, anche la segnalazione di una pompa di benzina diventa inevitabilmente “degno” di nota per l’esagerazione di un particolare –può essere un colore, una forma, un suono, un flash di animazione. Ricordo quando, in un viaggio oltreoceano, sconfinai nel Nevada, nel buio della notte. C’era il deserto a perdita d’occhio e improvvisamente una specie di nebulosa fosforescente svelò l’orizzonte diffondendo un ipnotico sfavillio a decina di miglia di distanza… era Las Vegas. L’altra sera, invece, era “La Fattoria”, un centro commerciale in Provincia di Rovigo!
alimentareLasciando Las Vegas ai miei ricordi e “La Fattoria” ai rodigini, non posso fare a meno di notare che alcuni supermercati, visti da lontano, sembrano un luna park, altri un aerodromo per UFO, altri ancora un tempio canoviano, insomma, qualcosa tra il sacro e il profano. In centro città, viceversa, ultimamente spopolano piccole botteghe alimentari di grande charme, talmente intime e raffinate da assomigliare a una gioielleria, anche nei prezzi!

Comunque, è innegabile che tanto nell’aerodromo quanto nella “gioielleria”, tra gli scaffali carichi di sottaceti e conserve, tra salumi, cetrioli, ananas, biscotti, pesce fresco e pesce in scatola si intreccia il destino di migliaia di persone. Denominatore comune di tutta quell’umanità: fame! Fame di cibo? Chissà. Al supermercato c’è spazio per cibo biologico, cibo senza glutine, cibo spazzatura, cibo in offerta, cibo per l’anima, cibo per cani, gatti, canarini e furetti… anche loro hanno necessità di mangiare!

E se fosse, invece, semplicemente fame di qualcosa di nutriente e sostanzioso che possa placare l’ansia endemica -a volte maldestramente dissimulata- patrimonio genetico di ogni essere umano? Siamo sicuri che gli ingredienti essenziali si trovino al supermercato e la ricetta in un libro di cucina? Vista la diffusione di tali santuari del gusto che battono di gran lunga la diffusione di librerie, di passeggiate nella natura, di conversazioni a tavola, di affettuosità… direi che è più prudente seguitare a parlare di generi commestibili che addentrarsi in pericolosi discorsi filosofici, altrimenti si rischia un attacco di nausea, o meglio, un attacco di fame!
La-ricetta-della-felicitàTuttavia, un interrogativo continua a tormentarmi… sarà vero che il nostro corpo, la nostra anima e quelle dei nostri animali d’affezione hanno un costante e insaziabile bisogno di cibo -inteso come tutto ciò che si può mangiare- per funzionare bene? Se così fosse, nulla quaestio, siamo in una botte di ferro, un supermercato ogni due isolati ha la sua ragion d’essere, se così non fosse, invece…
Oddio, ora che ci penso, ho un improvviso calo di zuccheri… per fortuna, dietro l’angolo, c’è una graziosa “gioielleria”!!!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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