Una corsa contro la diretta.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Ovvero di quando lo stream of consciousness rappresenta perfettamente la tua vita.

Ti sei mai fermata a pensare a come scorre il tempo anche per le persone che ti circondano?
Cioè, il tempo mica passa solo per te che cambi casa, lavoro, città, regione, stato, tutto. Il tempo ti ha attraversata, sfiorata, presa a schiaffoni, asfaltata, ti ha fatto fare cose cambiamenti improvvisi colpi di testa scelte e cazzate, lui è passato, è andato dritto, senza guardarti in faccia, senza curarsi di nulla, nemmeno del tuo cuore. Ma come ha modificato te, lo ha fatto anche per tutti quelli che tu hai salutato andandotene per la tua strada lastricata da tasselli di tempo pazzo.

Salutando la vita a te cara, scandita da un tempo severo, certo, ma in una qualche maniera più accomodante. Hai salutato proprio questo tempo per scegliere il fratello cattivo, quello che permea le città più grandi, dove se non fai tre gradini alla volta sulle scale della metro, ti travolge. È semplice, è la metafora della vita passata a rincorrere il tempo. O forse a combatterlo, troppo presto per dirlo.

Dicevamo, quel tempo che tu stai rincorrendo non passa incessante solo per te ma anche per tutti coloro che hai salutato al binario dell’ennesimo treno che hai preso all’alba per avere il tempo di vedere anche solo per un’ora quel sorriso che ti scalda il cuore. In questi tredici anni in cui hai scelto una casa diversa da quella natia, le persone che sono rimaste lì ad abitarci si sono evolute proprio come ti sei evoluta tu all’interno delle quattro mura che ti hanno accolta in ogni città in cui sei stata. La parte più dolorosa è non poter vivere quel cambiamento quotidiano delle persone che ti sono sempre state accanto e che fanno parte, e sempre lo faranno, della tua vita. Quelle persone non sono rimaste cristallizzate nel ricordo che hai di loro nel momento di quel saluto ma hanno continuato nella loro vita. E quella cosa lì, quella cosa di non avere ancora il dono dell’ubiquità per viverli ma di doverti accontentare dei racconti telefonici e di quelli digitali, quella cosa lì ti ricorda che non hai vissuto il loro personale scorrere del loro tempo. Gli acciacchi delle nonne sono aumentati, tuo fratello non è più un adolescente ma un giovane uomo che si affaccia alla vita, tua mamma ha una nuova quotidianità da giovane pensionata a cui non riesci a stare al passo, tuo padre ha imparato a suonare la chitarra, la vicina di casa non vive dall’altra parte del muro, i figli delle tue amiche camminano e ti prendono per mano, gli ex fidanzati hanno nuovi nomi sui loro campanelli. Ma tu vai, corri corri corri sempre più in fretta, riempi valigie, disfi valigie, percorri chilometri, avanti e indietro avanti e indietro per cercare di assaporare per quel poco il tempo di tutti loro.

Non ti capita tanto spesso di fermarti un attimo a rifletterci. Diciamo anche che quel famoso tempo su cui vorresti fermarti un attimo a pensare non ce l’hai proprio: e no, non è una frase fatta, hai proprio giusto il tempo per dormire. E a quello, ci hai già provato diverse altre volte, non puoi proprio rinunciare. E se non hai il tempo di fermarti a riflettere su quel tempo perduto, è il motivo per cui hai anche perso la tua stella polare che quel tempo te lo ha sempre dettato.

Perché il tempo già di per sé incasinato della tua vita personale si intreccia ad un altro altrettanto tempo confusionario: quello lavorativo. In questo caso specifico, il tempo televisivo.

Tutti corrono, corrono, corrono, schegge impazzite all’interno di spazi ben delimitati di studi televisivi, visti dall’alto potremmo quasi sembrare formiche ribelli all’interno di un formicaio ben organizzato.

A volte ti dimentichi persino di respirare, non c’è tempo, andava fatto prima di immergerti in questo calderone di caffè occhiaie sigarette abbracci pianti urla bestemmie e atti fuori controllo che però, puuuf, ad un certo punto si incastrano perfettamente l’uno nell’altro e magia, lo show è servito.

È incredibile il tempo della televisione: tutto doveva essere fatto per prima, quanto mi manca, dovevi essere pronto un minuto fa, ma voi eravate fermi, sì ma tu dovevi già essere microfonato, ma non è possibile dov’è la truccatrice che mi si è sbavato il rossetto, è qui, ti sta ripassando anche la cipria giusta per queste luci di scena, quanto manca alla diretta, stai entrando dietro le quinte ora, ma come, sì è così, siamo in diretta? lo sei.

E ti accorgi allora che questo bizzarro tempo della televisione potrebbe in qualche maniera rispecchiare l’impazzare del tuo tempo personale. Elenchi, liste, cose da ricordarti, cose da spuntare, post it di tutti i colori, etichette sulle mail, reminder sul telefono, sul calendario, sveglie, scritte sulla mano.

È tutta una corsa contro il tempo, sempre, non ce la farò mai, non ce la faccio, ti senti soccombere, annaspi, alzi gli occhi al cielo, provi ad aspirare almeno una nuvola di sigaretta, ma alla fine puuuf, sei in diretta e nemmeno te ne sei accorta.
NB: L’assenza della punteggiatura e la ridondanza dell’utilizzo di determinati termini è volutamente scelta per ricordare il ticchettio dell’orologio.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Linda.F

Valigia in una mano, giornale nell'altra, sfoggio il mio miglior sorriso e guardo il mondo. Laureata in giornalismo, amo perdermi tra le parole, qualsiasi forma esse prendano e in qualunque modalità esse si scontrino con me. Mi circondo di libri, riviste, immagini, colori, convivialità, musica che pervade l'anima. Amo ricercare la bellezza, mi arricchisce in ogni sua forma.

Perché non lasci qualcosa di scritto?