La missione

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I

Chiuse la porta, con una certa fretta. Diede un’occhiata in giro e si avviò lungo la stradina che conduceva al porto. “Marinaio” era un tipo taciturno ed un po’ scontroso, poche amicizie, pochi momenti eclatanti nella sua vita. Quella scelta dovette sembrargli alquanto strana. Perchè proprio lui era stato scelto per condurre a termine la missione? Forse qualche defezione all’ultimo minuto, chissà in quanti avevano  rifiutato, ritenendo l’impresa troppo difficile, addirittura impossibile. E poi, da sempre, il mondo andava avanti così. Non c’era nulla di incredibile, secondo “Marinaio”, in quello che stava succedendo. Senza chiedersi più niente, si attenne esclusivamente all’incarico ricevuto.

Stava albeggiando. La marina si presentò ai suoi occhi piena dei riverberi usuali,  eccezionali e magnifici sarebbero stati per tutti gli altri. Sulla banchina si intravedeva la sagoma scura dell’ imbarcazione. L’alternarsi delle onde, sulla riva, lo resero per un attimo ancora perplesso e titubante, come se qualcosa lo attraesse e lo respingesse al tempo stesso. Si allacciò la giacca pesante, che gli teneva compagnia da tempo immemorabile, attrasse a sé l’imbarcazione come avrebbe fatto con la sua donna, se ne avesse avuta ancora una e vi salì imperiosamente, quasi a celebrare una cerimonia, senza invitati e senza un banchetto imminente. Depose il prezioso carico nell’incavo del tavolo scuro e logoro, segnato da anni di invecchiamento e di azioni ripetute, a bordo di quella che ormai considerava “Casa”.

 

II

Il Pianeta era in uno stato di totale agitazione. I “Cittadini” perennemente in rivolta, tutti contro tutti, anche se ognuno di loro ne avesse scordato il perché ed il momento iniziale. Le “Madri” piangevano i “Figli” disgregati da ogni entusiasmo o impeto collettivo, che potesse dare un valore alle loro esistenze e si rinchiudevano in un dolore cupo e rassegnato: ogni qualvolta il “Pianeta”, o una parte di esso, era infuocato da tumulti e ribellioni, si acuiva in esse il desiderio che tutto questo un giorno finisse.  Anche “Spose” erano alla ricerca della “Felicità,” che sembrava sempre a portata di mano e sfuggiva invece, continuamente, dalle loro vite. Con frenesia, si ammassavano nei Megastore, dove anche le scorte di una seppur minima “Serenità” o “Vacanza” erano quasi terminate. “Ministri” e “Consiglieri” si affannavano, giorno e notte, per cercare rimedio alla situazione che stava degenerando e le proposte di risoluzione erano ormai scarse. “Bambini” erano gli unici a continuare nei loro giochi, senza prestare nessuna attenzione alla catastrofe incombente. “Marinaio” fu scelto proprio nel momento in cui tutto l’irreparabile stava per compiersi. “Madre 1” si occupò di gestire la cosa. La fiducia che il Segreto avuto in dono dalla propria madre restituisse la dignità persa al Pianeta, era sempre viva in lei.

 

III

Il sogno si spezzò la mattina presto, ma “Madre 1” era riuscita a collegarsi. Aveva camminato a lungo nel “Passato”, che le aveva restituito “Chiarezza” e “Forza”. Aveva ritrovato, così, i sentieri della “Ragione” e della “Consapevolezza”, sommersi da secoli di obnubilamento totale. Intanto, nel Pianeta, “Soldato 243” continuava ad arruolare schiere inferocite, promotrici di futuri infausti e degradati.  Stette ad ascoltare, con una certa riluttanza, ciò che “Madre 1” proponeva e, infine, cedette le urla e i patimenti provocati dalle guerre. “Ministro 956” si preoccupava di rimanere al suo posto, nonostante questo la caparbietà e la risolutezza di lei, estorsero “Iniquità” e “Corruzione” dalla superficie del “Pianeta”.

“Madre 1” sapeva che ciò che stava realizzando avrebbe salvato il “Futuro”. “Marinaio” la incontrò la sera di un tramonto rosso fuoco, lungo la via che divideva Oriente da Occidente. Senza proferire parola, “Madre 1” gli consegnò il prezioso carico e “Marinaio” la salutò con uno sguardo d’intesa, mista a scetticismo. La lunga lettera che gli era giunta mesi prima da Lei era stata esauriente e bastava. “Madre 1” comunicò al Pianeta l’inizio della missione.

 

IV

“Marinaio” trascorse la notte e tutto il giorno seguente, a cercare la rotta. Sapeva, ne era sicuro, che la missione sarebbe durata mesi, se non addirittura anni, per questo si era premunito di un’ampia scorta di sigari e di bottiglie di birra. La ricetrasmittente Diadora 24, vecchio modello ancora in grado di funzionare, smise però prestissimo di mandargli segnali dal Pianeta. Non se ne curò molto e, con sicurezza, orientò il timone, lasciandosi alle spalle ogni riserva e tentennamento.

Durante le lunghe notti trascorse in solitudine si attardava, prima di prendere sonno, a contemplare il prezioso carico. Nell’Ampolla liquida poteva vedersi agitare tutto ciò che “Madre1” vi aveva deposto, sigillandolo fermamente: le Grida di Aiuto, le Lacrime di Disperazione o Impotenza, l’Acredine e persino la Noia…L’Omertà e la Corruzione galleggiavano densamente nella bolla, presentandosi a turno agli occhi silenziosi di “Marinaio”. Si addormentava a fatica, il timore di non farcela prendeva il sopravvento quando gli sembrava che la sua impresa rasentasse l’impossibile.

 

V

Pianeta era finalmente in pace con se stesso. “Madre1” aveva ottenuto l’opportunità insperata, il “Futuro” libero da ogni schiavitù del male, dopo gli ultimi millenni trascorsi. “Lacrime” e “Disperazione” si dibattevano ora, chiuse nell’Ampolla, e non misuravano più l’infelicità di “Genere Umano” e di “Ogni creatura Vivente E Non”.

“Cittadini” non sembravano, però, stupiti più di tanto. Circolavano distrattamente nel Nuovo Mondo, tappezzandolo di sorrisi e feste ad ogni pretesto si presentasse; addirittura non c’era più bisogno di esistere per “Soldati”, che facilmente presero posto vicino ad “Amici” o “Mariti Felici”, persino accanto a “Pacifisti”. Anzi, nessuno ricordava quasi più la spartizione tra Oriente ed Occidente; Nord e Sud erano diventate, poi, categorie che nemmeno i libri di scuola riportavano, accennando vagamente ad Oceani, Terre emerse, Praterie, Ghiacciai …

 

VI

La montagna si stagliò all’improvviso davanti agli occhi, come emersa repentinamente dai fondali . Marinaio lanciò l’ancora che ancora non si era fatto giorno. Stette ad osservare, sul fianco,  il lungo camminamento che l’aspettava, ripido e scosceso, a tratti nascosto, fatto di terra sassosa.

Non si perse d’animo. La missione che gli aveva affidato “Madre 1”, per il “Futuro” del Pianeta, aveva bisogno di tutta la sua forza e determinazione, nonché della fiducia incondizionata per ciò che si apprestava a compiere. L’Ampolla ondeggiava nelle sue mani; ad ogni appiglio, egli dovette cambiarle posizione per non farla cadere. Distintamente udiva il rintocco che, sapeva, emanasse da “Essere Superiore”. Sapeva, anche, che nessuno dopo di lui, avrebbe avuto la possibilità di compiere un’impresa simile e all’improvviso riecheggiarono nelle sua testa tutti i suoni sgradevoli e tremendi emanati dalle anomalie del mondo. Sapeva che questo sarebbe successo: “Futuro” lo avrebbe sorpreso e richiamato all’ordine delle cose, non gli avrebbe concesso facilmente la catarsi che “Madre 1” e gli altri avevano sospirato e progettato.

I sassi sotto i suoi piedi schizzavano via veloci ai passaggi sempre più vigorosi e diretti, catapultandosi lontano.

 

VII

Il Tempo lo stava aspettando, “Marinaio” ne era consapevole. Sentiva chiudersi alle sue spalle, una ad una , le porte che gli avrebbero impedito la discesa, se qualcosa fosse andato storto. Anche di questo era cosciente. Una brezza leggera lo scuoteva ed una luce rarefatta e misteriosa, mista a nebbia, accoglieva ora i suoi passi sempre più incerti. “Madre 1” lo aveva avvisato dell’incertezza del viaggio e della prova, pur senza fornirgli la sicurezza dell’esito.

Le sue gambe sembravano vacillare ed avrebbe voluto tornare indietro, ma un’ insolita determinazione lo colse davanti alla Piramide. Il contenuto dell’Ampolla cominciò a turbinare e a cambiare vorticosamente colore, i suoni all’interno si fecero dapprima cupi poi, via via, sempre più armoniosi. Infine scese uno strano Silenzio. L’Essere lo stava osservando ma lui non lo poteva vedere, solo avvertire la sua presenza, mentre continuava a camminare dentro il Tempo: era come se tutte le ere geologiche, le guerre, le spartizioni del pianeta, i dolori, i clamori e tutto il rumore del mondo gli passassero dentro, nel suo corpo sbigottito ed inerme. L’Essere gli chiese l’Ampolla, glielo chiese senza parole, semplicemente con un atto di volontà che si tramutò all’istante nell’accettazione di “Marinaio”, il quale la porse come a sgravarsi di un peso.  Ed improvvisamente lo colse una leggerezza totale, si trovò a levitare dentro la Piramide che, con un sussulto, si era spalancata. Spazio e tempo coincidevano, ogni dubbio o timore si erano dissolti lungo le coordinate fuse insieme ed in quell’istante preciso fu colto da una gioia incontrollabile. L’energia vitale, a lui sempre preclusa, impregnava ora la sua mente ed il corpo.

 

VIII

Si sforzava di capire se fossero passati giorni, mesi, anni o addirittura secoli.

“Marinaio” non aveva la percezione del suo permanere in quel luogo, ma fu colto da un’ indicibile nostalgia del pianeta, di cui non riusciva ad avere più notizie. Dunque tutto si era risolto? La missione era stata portata a termine ed il suo aiuto era stato determinante? Il contenuto dell’Ampolla si era finalmente dissolto consentendo il “Futuro” del Pianeta? Come poteva saperlo, se non tornando a vedere con i suoi occhi, come poteva, se non ricollegandosi a “Madre 1”? Allora chiese, con un sussulto del Cuore, la possibilità di tornare, facendo a ritroso la strada impervia e sassosa, ritornando alla sua imbarcazione e ripercorrendo il mare scuro in solitudine, come all’andata. Gli fu concesso.

IX

Stavolta l’animo era più leggero, la strada sembrava meno impervia e difficoltosa, eppure era la stessa di prima. “Madre 1” lo stava aspettando ai piedi della Montagna. Si guardarono e questo bastò per capire che gli era grata per ciò che aveva avuto il coraggio di compiere. Erano serviti coraggio e caparbietà. Ora “Marinaio” trasportava un’Ampolla trasparente, che emanava suoni armonici e fluttuanti.   Il viaggio in mare durò parecchi giorni: ciò che si ritrovò davanti “Marinaio” furono cieli limpidi e persone felici. Finché non accadde l’imprevisto …

 

X

Il Pianeta era completamente diverso. Tutti i conflitti risolti, un clima di “Benevolenza” regnava ovunque, non esistevano più le categorie contrapposte ed ostili ma un’unica, auspicabile, “Serenità” e “Pace duratura”.                                                                                                          “Marinaio” era stimato da tutti ed onorato, spesso veniva invitato a condividere con “Genere Umano” celebrazioni festose. Fu proprio nel bel mezzo di una di queste che “Scienziato 47″,  per la sua innata curiosità, volle conoscere il Racconto del Tempo. La gioia di “Marinaio” fu grande, a tal punto che si convinse a mostrare l’Ampolla.

 

XI

La gioia e l’eccitazione che seguirono crearono un certo scompiglio e l’Ampolla precipitò a terra. Non si ruppe subito, ma dalle crepe che si erano prodotte cominciarono a fuoriuscire liquidi iridescenti e fumi sottili …

Il Pianeta stava per ripiombare nel caos. Era impossibile poter raccogliere ciò che si stava di nuovo disperdendo. La pozza che si era creata davanti al luogo della festa rendeva tutti inebetiti.  Nessuno osava più muoversi, in attesa dell’imminente catastrofe, della perdita di “Armonia” e “Sincerità” e di ogni altro dono ricevuto.

“Marinaio” non si dava pace. Rimase per lungo tempo al suolo, alla ricerca spasmodica di  almeno un poco di liquido da rimettere nell’Ampolla. Poi il rumore dei passi lo fece sobbalzare, nel silenzio che si era creato. Schiere di “Bambini” corsero felici a giocare nella pozzanghera, saltandoci dentro e con le mani iniziarono a sollevare nuvole colorate ed allegre. Dapprima tutti li stettero a guardare, ammutoliti,  poi cominciarono ad imitarli, ad emulare le loro grida di gioia ed in poco tempo ogni “Cittadino” era imbrattato di colori cangianti e luminosi.

La cosa strana fu che le macchie colorate non poterono più essere rimosse, nessun detergente servì allo scopo. Il Presente era ritornato come prima, ma la speranza che il Futuro portasse con sé nuove possibilità aveva preso il posto della Disperazione  e dell’Impotenza.

La sensazione di “Ognuno” fu comunque di essere sulla buona strada

 

 

 

 

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Chi lo ha scritto

Milena Pellegrini

Le piace scrivere, da sempre e solo a tratti con continuità, ma resta comunque l'attività in cui di più ama esprimersi. Esegue volentieri esercizi di fotografia e collega le due cose, che sente congeniali. Anche se, da grande, vorrebbe riuscire a suonare il pianoforte...

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