Il senso della vita

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Un giorno di qualche anno fa, mia moglie ricevette un messaggio da un professore dell’università statunitense dove ella aveva studiato. Le diceva che sarebbe arrivato presto a Barcellona (Regno di Spagna), dove all’epoca vivevamo, e la invitava ad un caffè.

Scorcio di Barcellona (Regno di Spagna). [foto: G.P. Miscione]

Scorcio di Barcellona (Regno di Spagna).
[foto: G.P. Miscione]

Il motivo della visita del professore era un incontro di familiari dei soldati delle Brigate Internazionali che avevano partecipato alla guerra civile spagnola. Il padre di quel professore, infatti, una settantina di anni prima, aveva scelto di lasciare la propria casa negli Stati Uniti per andare a combattere dall’altra parte del mondo in difesa degli ideali di libertà e democrazia in cui credeva. Tanti altri giovani di molte nazionalità decisero di giuocarsi le proprie vite in quella guerra per difendere il legittimo governo democraticamente eletto contro i fascisti di Franco. Si trattò di un conflitto che annunciò quali sarebbero stati gli schieramenti nella Seconda Guerra Mondiale ed in cui era chiaro dove stesse la ragione. I fascisti vinsero e Camus ebbe a dichiarare: “Fu in Spagna dove la mia generazione imparò che uno può avere ragione ed essere sconfitto, che la forza può distruggere l’anima e che, a volte, il coraggio non riceve ricompensa.”.

Quella scelta così forte ci appare oggi lontanissima. Non solo nel tempo, ma anche e soprattutto perché a quasi nessuno oggi verrebbe in mente di mollare tutto per andare a rischiare la vita in difesa di un qualche ideale, a migliaia di km di distanza, in un paese che non è il nostro.

Lorenzo Orsetti

Lorenzo Orsetti

Non a caso, fece la stessa impressione di “assurdità” Lorenzo Orsetti che, nel 2017, di fronte alla minaccia dell’ISIS (unanimemente considerato “il male assoluto”), invece di indignarsi su Twitter, andò a combattere in Siria, dove poi morì in combattimento nel marzo 2019, Così come il padre del professore statunitense, Orsetti decise di dare un senso ben definito alla propria vita, un senso che alla maggior parte di noi, oggi, nel mondo occidentale, sembra una follia.

Ma allora abbiamo chiara un’alternativa a queste scelte che sentiamo così dissennate? Qual è il senso della vita che oggi ci sembra appropriato? La risposta è ovviamente difficile, ma mi sento di poter affermare che sono in pochi quelli che non solo possono rispondere, ma anche quelli che se lo domandano. Eppure – nei limiti del possibile – dovremmo spendere i pochi anni che ci sono concessi su questo mondo a provare a dare un senso alle nostre vite ed a perseguire quel senso. Guardandosi intorno sembra che le nostre azioni siano volte a lavorare per guadagnare o accumulare denaro per “obbedire all’ordine non pronunciato” di consumare (per dirla con Pasolini) o conquistare, anche solo per qualche momento, la notorietà. Che altro? Anche l’obiettivo biologicamente fondamentale di riprodursi per perpetuare l’ordine con cui alcuni pezzi molecolari sono disposti nel nostro DNA non è più sentito come in passato. Ne sono la prova – almeno nel mondo occidentale – i tassi di natalità sempre più bassi.

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In altri tempi, il senso della vita, oltre ad andare a combattere per la libertà, è stato tante cose: conquistarsi il Paradiso dopo la morte, andare a liberare il Santo Sepolcro, difendere ed elevare il prestigio del nome della nostra famiglia o comunque, genericamente, perseguire un’ideale forte, fosse esso religioso o politico.

Il vento dei nostri tempi ci porta invece il sapore di un’apatia generalizzata nella quale scelte come quelle dei brigatisti internazionali in Spagna o, provocatoriamente, anche quelle di un “kamikaze” passato o presente, ci sembrano assurde, perché lontanissime dai canoni della società attuale. Viviamo in un’epoca in cui – almeno nel mondo occidentale – le condizioni di vita sono le migliori di sempre, da decenni non ci sono guerre paragonabili a quelle del passato, abbiamo garanzie e protezioni inimmaginabili fino a poco tempo fa, eppure fatichiamo a dare un senso chiaro alla nostra vita, un senso che la qualificherebbe, la renderebbe più piena, come se qualcosa o qualcuno sopra di noi disapprovasse scelte troppo forti.

picture-13Probabilmente la libertà di cui godiamo oggi, in una società che ci induce continuamente a lavorare per guadagnare per comprare, ecc. e che ci spinge a concentrarci sull’“io esteriore”, sui nostri individuali, consumistici benefici , ci rende difficile concentrarci su qual è il senso della nostra vita, sulla necessità e sul dovere di prendere in mano il timone e dirigerlo verso dove meglio ci sembra, accada quel che accada.

A pensarci bene, forse, un senso pieno della vita è molto in relazione al dedicare la vita non solo e non tanto a noi stessi, quanto soprattutto agli altri. Una bella frase di Alcide Cervi, il padre dei sette fratelli fucilati dai fascisti nel 1943, dice: “Il sole non nasce per una persona sola. La notte non viene per uno solo. Questa è la legge e chi la capisce si toglie la fatica di pensare alla sua persona.” E probabilmente è proprio così.

Rimane, al termine di queste brevi considerazioni, il riverbero della scelta “folle” di quel giovane statunitense ottant’anni fa, un riverbero ed una testimonianza più vivi che mai, anche oggi, nelle celebrazioni che spinsero il figlio a recarsi a Barcellona, nell’incontro con mia moglie e nel messaggio che è giunto fino a me…e fino a chi mi sta leggendo…

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Gian Pietro "Jumpi" Miscione

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Gian Pietro "Jumpi" Miscione. Nato nel 1969, vive tra Bologna e Bogotá, è tra i fondatori de L'Undici, nonché il suo direttore. E' professore di chimica all'università, ama scrivere, viaggiare, studiare, ascoltare la radio e discutere di football. E' anche fondatore dell'evento sportivo "Paganello". Fatica ancora ad accettare il fatto che l'antica biblioteca di Alessandria sia stata incendiata.

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