I Disinnamorati, di Frank Iodice

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
copertina_i disinnamorati

 

“La fiducia è arte per pochi”. Troviamo scritto a un certo punto ne “I disinnamorati”, romanzo scritto da Frank Iodice, pubblicato da “Eretica Edizioni”. E sta proprio in quella frase la chiave, il fil rouge, che unisce non solo la storia d’amore del libro, ma tutte le storie d’amore.
L’azione è ambientata in Francia, paese d’adozione dell’autore. Il libro infatti è uscito anche in Italia solo da qualche mese. Ci racconta la storia di un determinato momento della vita di un giovane uomo, impegnato in un grande amore e nella sua carriera.
Quante sono le insicurezze che emergono quando ci innamoriamo? Un attimo prima siamo le persone invincibili come tutto il mondo ci vede, un attimo dopo cadiamo in un limbo melmoso, dove solo i nostri pensieri più profondi possono portarci. L’amore è uno specchio che ci obbliga a metterci di fronte a tutte le nostre fragilità: se incontra un’altra più bella, più intelligente, più simpatica?
E i demoni iniziano ad assalirci. Nessuno ne è immune, neanche Antonino Bellofiore, il nostro amato protagonista.
Possiamo essere un eccellente poliziotto, proprio come Antonino Bellofiore, innamorato pazzo della sua donna, ma arrivare a commettere così tanti errori, solo per insicurezza.
Nessuno è immune dalla sofferenza, né dall’errore, ma quando siamo sotto pressione le azioni più stupide sembrano le più naturali.
La fiducia nell’amore che da romantico diventa ossessione, tutte le proprie certezze e capacità che diventano cenere. La fiducia riposta negli altri, e nel tempo, che servirà a sciogliere tutti i nodi del presente.
È una scrittura densa quella di Iodice, fitta di aneddoti, piena di cose e di pensieri introspettivi. È uno scrittore con un suo stile già ben definito e interessante, il suo è un libro al limite tra l’indagine personale e la biofiction. L’autore si destreggia bene in entrambe le dimensioni, e ci conduce in un viaggio al sapore di dopobarba provenzale, di insidie fumose della mente maschile e di polvere da sparo. Tutto quello che si crede di conoscere, in questo libro, viene rivoluzionato pagina dopo pagina, e non ti lascia scampo, ti stringe come nella tela di un ragno. L’indagine di Antonino Bellofiore da pubblica diventa esplorazione personale, intima, profonda, e, di fronte ai propri specchi, ciascuno di noi è nudo, solo e inquieto, come le parole piene di cui l’autore ci fa dono.
Ho deciso di fargli qualche domanda a cui lui ha gentilmente risposto.

frank-14

Ciao Frank, benvenuto e grazie per il tuo tempo.
Grazie a te, cara Imma, per avermi dedicato questo spazio.

Partiamo subito con le domande. Quando è nata la tua passione per la scrittura?
Da bambino. Mi chiudevo nella mia camera e leggevo romanzi in varie lingue. Me li procuravo nei mercatini delle pulci, o erano eredità della parte della famiglia emigrata in Venezuela, oppure presi dallo scaffale più in alto nella libreria di mio padre. Il gioco era coprire le ultime pagine prima di leggerle e reinventare il finale. Per cui mi sono appassionato alla lettura e alla scrittura nello stesso momento e ancora oggi vedo queste due attività come un tutt’uno indissolubile.

Dove attingi ispirazione per le tue storie?
Jack London diceva che “narrare vuol dire vivere”. È sempre la vita, quella che tocchi con le tue mani, quando si intreccia con altre vite, a scatenare il meccanismo. La difficoltà di scrivere un buon romanzo e non scadere nell’autofiction, poi, sta nel saper trasformare la realtà in materiale letterario, finzione, ma una finzione verosimile e affascinante. È per questo che dopo le emozioni serve anche la tecnica. Ed è per questo che il verbo più adatto quando si parla di scrittura letteraria sarebbe “trasformare”, non “creare”.

Webp.net-resizeimage

Come è stato trasferirsi all’estero dall’Italia?
È stato un processo graduale e naturale. Vivere per molti anni lontano dall’Italia mi ha reso un po’ come Antonino Bellofiore, “un eterno emigrante senza pace e senza patria, alla ricerca costante di qualcosa o di qualcuno”. In altre parole, la mia residenza è in Francia, la mia casa no. Ma non è più neanche in Italia, anche se resta sempre il mio paese. E se continuo a scrivere e pubblicare in italiano è perché, da lontano, mi batto coi mezzi che ho per renderla un posto migliore. La dipingo con orgoglio e ne racconto la cultura anche durante i miei corsi di lingua. Gli studenti stranieri adorano il cinema neorealista e la commedia dell’arte.

Ti occupi di una rivista, Simposio Italiano, in Francia. Un progetto molto ambizioso. Ti andrebbe di parlacene?
Si tratta di una rivista culturale dedicata a tutti coloro che amano la lingua e la cultura italiana. Faccio parte della redazione da poco tempo in realtà, contribuisco con articoli miei o selezionando e traducendo quelli di altri autori e autrici. La rivista è redatta in francese e italiano, si riceve su abbonamento o si può trovare in alcune librerie locali. A pubblicarla è l’Associazione “Notre Italie”, di Bordeaux, che organizza tra l’altro un Festival della letteratura italiana che non ha nulla da invidiare a quello di Parigi o di Lyon. L’anno scorso ho partecipato come autore insieme a Paolo Di Paolo. La prossima edizione si terrà a fine marzo, ci saranno altri ospiti importanti dall’Italia e dalla Francia. Insieme al giornalista Angelo Barraco e alla traduttrice Félicia Lignon, presenterò il mio nuovo libro, una raccolta di poesie intitolata “Nel coro dei cani sporchi” (Eretica edizioni), e parleremo di figure del ‘900 italiano poco note qui, come Anna Maria Ortese e Lalla Romano. Ci sarà anche un atelier di scrittura, ma non so ancora come lo organizzerò.
Per tornare alla rivista “Simposio Italiano”, invito i tuoi lettori a leggerla e a diffonderla per ampliare le proprie conoscenze, e approfondire l’infinita bellezza del nostro paese, grazie agli scritti di chi lo vede dall’esterno. Il tema del prossimo numero sarà “Traduire ou l’art d’être déloyal”. Tutti i contatti sono sul sito www.simposio-italiano.org o www.frankiodice.it

Quanto di te c’è in Antonino Bellofiore?
Bellofiore subisce il fascino della solitudine e allo stesso tempo non riesce a restare da solo. Abbiamo questo in comune, e non è poco, è una specie di condanna.

Hai degli autori a cui ti ispiri nelle tue scritture?
Molti. C’è ad esempio Juan Rodolfo Wilcock. Da lui ho imparato la sprezzatura per i beni materiali e l’importanza di una profonda ricerca linguistica che rende originale la tua scrittura. Amo in generale gli scrittori che non si possono classificare in un genere preciso e ambisco a rientrare un giorno in questa categoria. Mi avvilisce la letteratura commerciale, ruffiana, costruita su stereotipi per accattivare lettori pigri che non hanno voglia di sognare. Io credo in una letteratura che educhi al sogno, alla ribellione, alla libertà.

Molto bello. Devo dire che ci riesci già benissimo. Qual è la cosa, l’incontro, più strano che ti è capitato da quando scrivi?
Ce ne sono stati tanti, soprattutto quando lavoravo come veilleur de nuit. Nel racconto La moglie del signor De Mousso parlo dell’incontro con una donna che cercava suo marito e con suo marito che cercava lei, entrambi arrivati nello stesso hotel a distanza di anni. Il racconto si sviluppa nel corso di un’intera notte, ma tutto porta il narratore a chiedersi se sono davvero passati tanti anni o se la signora Aloue – questo era il suo nome – è su nella sua camera in questo momento.

Grazie mille ancora per il tuo tempo!
Grazie a te, Imma.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

Perché non lasci qualcosa di scritto?