Crescere

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Ho incontrato Pierluigi mentre ero intenta a rovistare fra le bancarelle di libri usati. Un mercatino che negli anni si è materializzato direttamente sotto casa, nemmeno la fatica di fare della strada.
«Sara!», ha gridato.

Per fortuna che io sono “pugnace”, come ama definirmi il mio dirimpettaio Eugenio. O forse dovrei dire il tipo che puntualmente giunge a soccorrermi, quando sono nei guai. Bello, Eugenio? Be’, è single, e questa è già una gran cosa. Ma non è il mio tipo.
Tornando a quel “pugnace”, poche sono le mie qualità. La faccia tosta però non mi manca e difficilmente rimango inerme. Così ho alzato gli occhiali dal libro che stavo consultando e ho pensato subito di mentire. Così, su due piedi! Senza perdere tempo.

Sebbene avessi un’improbabile coda di cavallo, visto i capelli troppo corti, si vedeva che non ero fresca di parrucchiere. Oddio, che vergogna!

Pierluigi era stato il “mio” ragazzo perfetto. Studente di medicina col sogno di fare lo scrittore (che strana accoppiata); biondo con gli occhi azzurri e la tartaruga a definirgli il torace. L’ideale di ogni genitore; uno che non dice parolacce e sta con una sola donna per volta. Diverso da me, che invece ho fatto del turpiloquio il mio cavallo di battaglia.
Quello stesso Pierluigi col quale ho avuto una storia, al terzo anno di università, mentre facevo Lettere e sognavo di diventare una scrittrice. Più coerente, io, sfido chiunque a non concordare.

È capitato che allora pensassi di essere poca cosa. E ho preferito lasciarlo, prima che fosse lui a piantare me. Fuggendo dal pensionato dove alloggiava, e avevamo passato una notte di fuoco, così come ha fatto Rossella O’Hara durante l’incendio di Atlanta, però a piedi e senza calesse. Mentre lui mi rincorreva incredulo giù per le scale, devo avere farfugliato una cosa strana, del tipo che lo lasciavo prima che fosse tardi e lui s’innamorasse perdutamente di me. Che suona strambo pure adesso. Oggi so che non ero ricambiata, per quello mi sfuggiva e non lo sentivo mio.

Sebbene Padova non sia una metropoli, non l’avevo più rivisto. Pentita, all’inizio gli avevo telefonato spesso recitando la parte dell’amica. Poi avevo saputo che lui si era fidanzato e si era trasferito a studiare a Venezia. Niente trippa per gatti e quindi fine della storia.
Ebbene, quel gran genio del mio alter ego “pugnace”, “pugnacissimo”, ha avuto la brillante idea di rispondere che no, non ero io Sara. Però avevo una sorella gemella che si chiamava così. Mi confondeva per caso con lei? Pierluigi ha fatto una faccia strana, come se avessi stampato in fronte un segno di riconoscimento inequivocabile (poteva mica essere un neo?), per cui era certo di non sbagliare. Gli era venuta più di qualche ruga sulla fronte e delle zampe di gallina attorno agli occhi. E riguardo alla tartaruga che ricordavo io, cosa s’era magnata?

«Sara non mi ha mai detto di avere una gemella» ha obiettato.

L’ho fulminato dal profondo delle mie lenti spesse e col potere occulto dei miei capelli oleosi. Ma perché ero uscita di casa così di fretta? Era stato un errore fatale. Si esce in tuta da ginnastica e si incontra un mondo. Ci si mette tutte in ghingheri, e si trova soltanto un cane senza guinzaglio che qualcuno ha mandato a fare la pipì da solo. Sarà permesso?
«Non parla mai di me, lo so. Perché così io e lei ci possiamo scambiare e nessuno sospetta.»
Questo ho detto, giuro. Lui ha corrugato la fronte e ha riflettuto un po’, mentre la mia persona ne usciva come una navigata meretrice, avvezza a gestire bordelli in franchising. Poi ha sorriso: cos’altro poteva fare, poveraccio?
«Mi daresti il suo numero?»

E mi ha colto alla sprovvista, mentre rimarcava quella “s”, neanche fosse un serpente. E così gli ho dettato il mio, preciso, che se solo avesse fatto uno squillo per memorizzarlo, avrebbe suonato nei pantaloni della tuta. Per fortuna, però, Pierluigi è sempre stato un tipo vecchio stile e ha tirato fuori un taccuino gualcito di pelle, col pennino incorporato.

Anche lui non era affatto a suo agio. E infatti, si è sentito in dovere di comunicarmi che era sposato. E padre di un bambino. Insomma, ha blaterato qualcosa in maniera goffa, cercando di specificare che non intendeva provarci con me, ehm… con Sara (ha sbagliato anche lui, perché in fondo era convinto che fossimo la stessa persona). Quel giorno Pierluigi doveva partecipare a un corso d’aggiornamento e mi ha riferito che, in realtà, aveva il desiderio d’incontrarmi (incontrare Sara) da tempo. Esattamente da quando aveva saputo del libro. Pubblicare un libro era stato un sogno comune e Sara ce l’aveva fatta. Come c’era riuscita? Perché lui invece era rimasto sempre e solo un dermatologo, per quanto associato in un poliambulatorio privato di Venezia.

Mi sono limitata a rispondere che ero certa che a mia sorella avrebbe fatto piacere. Ho messo in mano al venditore i soldi e mi sono allontanata con una vecchia edizione di Le notti bianche di Dostoevskij, che cercavo da un po’. L’ho salutato in modo tiepido, mentre mi precipitavo verso il portone del mio palazzo. Immagino lui sia rimasto a curiosare ancora un pochino, prima di recarsi al suo appuntamento. Invece di entrare nel mio alloggio, ho bussato da Eugenio. Quest’ultimo ha aperto con la bocca piena. Stava mangiando un croissant fatto da sua madre e ne ha offerto uno anche a me. Fra un morso e l’altro ho iniziato a raccontargli della mia stupidità.

«Ho visto Pierluigi!» è bastato dire. Che lui ha esclamato «Oddio! Quello della “pargoletta mano”?»
«Ma no! Quello è Carducci, fesso. Pierluigi mi chiamava “pargoletta”, ma senza “mano”.»
«Proprio oggi!» ha evidenziato il mio sagace vicino. «Che sei conciata così male! Che una friggitrice di McDonald’s deve averti presa in pieno e rovesciato in testa tutto il suo carico. E hai una “tutaccia” azzurra, color borsa dell’Ikea! Come potrò mai perdonarti, ragazza?»

Ho cercato di spiegargli che ero scesa solo un momento, per andare a prendermi un libro. Ma ero indifendibile, mentre Eugenio fingeva di essere talmente deluso da ascoltarmi appena.
«Come te lo trovo io un marito, se mi esci conciata come una barbona?»
Così gli ho raccontato tutto. Del fatto che Pierluigi, sposato con prole, fosse a Padova per lavoro. Ma soprattutto che era interessato a me perché aveva saputo della pubblicazione del mio libro.
Eugenio ha capito immediatamente che il zelante dottore non era “papabile” e si è rilassato. Ha deposto gli occhiali di tartaruga sul tavolo, mentre con mano molliccia spazzava via le briciole del suo croissant. È robusto, è vero, però ha degli occhi azzurri bellissimi. Glielo dico sempre, quando dispera di trovare una donna. E ormai ha quarantadue anni. Inizio a disperare anch’io, per lui.
Quando Eugenio mi ha consigliato di rifiutare, se mai Pierluigi mi avesse chiesto di vederci, gli ho confessato di essere stata tanto vigliacca da spacciarmi per una fantomatica sorella gemella.
«Sacra Sindone, ragazza, come ti è venuto in mente? Non potevi dire che eri tu e la facevate finita?»
«Non volevo che mi vedesse conciata così», e mi è uscito di getto.
«E allora lavati i capelli e vestiti per bene, quando vai fuori! A prescindere da chi potresti incontrare. È l’unico modo per essere sempre pronti.»

Per quanto retorico, è quello che ha avuto da dire. Mentre affondava la mano nella scatola dei croissant di sua madre e me ne offriva un altro, per consolarmi. Sono rimasta lì ancora un poco, ad ascoltare una musica che piace tanto a Eugenio. Lo sapevo bene di aver sbagliato. Che nella vita è sempre meglio prendersi la proprie responsabilità. Ma cosa avrei potuto dire a Pierluigi? Che ero ossessionata da lui perché mi aveva rifiutato? Che mentre si laureava in medicina e rendeva orgogliosi i suoi genitori, io mollavo l’università e me ne andavo a stare con un uomo più vecchio, che poi aveva avuto un infarto ed era morto? Che mentre lui si sposava, io andavo a lavorare in un call center (per quattrocentocinquanta euro al mese) e abitavo in quell’appartamento, in centro a Padova, solo perché era stato di mia nonna? Che mentre lui sudava per sfamare la sua famiglia, io trovavo un modo di coronare il mio sogno di scrittrice pubblicando su Amazon il mio libro? Lo può fare chiunque: l’operazione non necessita di una casa editrice.

È un romanzetto rosa intitolato La ragazza della morgue, di neppure cento pagine, che narra di un’improbabile storia d’amore fra una giovane che fa la truccatrice in un’agenzia di pompe funebri e un uomo sposato (vivo) che non la merita. Una cosa modesta, se non fosse per le recensioni positive delle amiche.
«Vabbé, dai! Ti nomino mio “untore” personale e ti invito ufficialmente a pranzo. Metto su dei pomodori. Ti va una pasta?»
Eugenio sa sempre come risollevarmi il morale, e lo ha fatto anche quella volta.
«Inutile andare a cambiarsi: tanto ti ho già vista, ragazza», ha aggiunto.
Ha la capacità di farmi sorridere, anche quando non vorrei.
«Che fai, lo leggi subito Dostoevskij o mi dai una mano ad apparecchiare la tavola?»
E mentre mettevo da parte il libro, ho pensato che ero grata a quell’uomo, per il suo esserci sempre a raccogliere i cocci. Eugenio, intendo. Mica Pierluigi. A proposito, mentre mangiavo un piatto di spaghetti e Eugenio mi faceva notare che il mio vecchio amante probabilmente mi seguiva su Instagram (in caso contrario, come poteva sapere del libro?), mi è arrivato un messaggio sul cellulare. Quello che stava nella tasca della mia “tutaccia” azzurra, color borsa dell’Ikea.
“Prima eri tu, pargoletta. Perché lo hai fatto? Buona vita. Pierluigi.”
«È lui?» mi ha domandato Eugenio, con un pezzo di basilico ancora incastrato tra i denti.
«Sì, e mi ha “sgamato”!»
Poi, mentre il mio dirimpettaio si alzava per andare a cambiare la musica, ho aggiunto «Euge, sai perché non ci vediamo più?»
Lui ha sospirato.
«Eri “pargoletta” e ora sei diventata “pugnace”?»
Mi piaceva come risposta. Era la giusta descrizione della mia vita, del tempo che era passato.
E infatti, non ho detto altro.

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Chi lo ha scritto

Cristina Biolcati

Nata a Ferrara nel 1970, vive a Padova. Laureata in lettere, è una grande appassionata ed autrice di poesia. Ama l'arte, la filosofia e la lettura. Collabora per alcune riviste online, dove scrive recensioni e articoli di attualità. Studia da sempre lo squalo bianco, per il quale nutre una grande passione.

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