Sarebbe possibile, almeno, morire in un posto decente?

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Quando la situazione che hai davanti agli occhi peggiora a ritmo esponenziale, nel corso degli anni e dei giorni, un’unica prospettiva[1] si profila sulle azioni umane mancate, inefficaci o inqualificabili, come nel caso che ispirò, nel maggio 2016, lo scritto “La società dormiente sul letto Gaudo” – in cui si denunciava un danno ambientale nonché l’incuria istituzionale e l’indifferenza sociale – e che oggi, a distanza di circa tre anni e mezzo, ha ispirato il presente.

IMG_20190924_173313A mostrare le ferite inferte dall’uomo è ancora il letto dell’alveo Gaudo – non meno di altri corsi d’acqua campani – stracolmo di rifiuti che, sotto i ponti, mostrano l’inimmaginabile: cumuli di plastica sui quali campeggiano persino elettrodomestici trasportati dalla corrente: carcasse di frigoriferi e altri indefinibili oggetti.
Ma oltre agli aspetti comuni di questi immondi rifiuti, cosa realmente è accaduto in questi anni? Sottrazione di una vita vera, in armonia con la natura, i cui sfregi si fa finta di sanare attraverso l’impiego di mezzi e personale il cui lavoro produce risultati solo apparenti, come nel caso di specie.
Tra le operazioni più deleterie nonché derisorie vi è stata quella di spostare, con l’ausilio di pale meccaniche, melma e detriti di rifiuti frammisti sulle sponde dell’alveo, senza un’adeguata bonifica.
Agli argini siffatti bastano poche gocce d’acqua per sgretolarsi e andare a depositarsi, fino a solidificarsi come cemento, dov’erano prima, intasando di nuovo il passaggio del corso d’acqua che, negli ultimi mesi – non trovando più spazio nell’alveo – invade sistematicamente le strade, i cui cigli sono oggi ricolmi di fango e dei contenitori di plastica più leggeri. Uno scenario quantomeno indecente che, tuttavia, sembra non destare allarme, nemmeno in questi tempi di grandi mobilitazioni internazionali per l’ambiente, sulla scia di Greta Thunberg.
Si subisce o ci si abitua al degrado, i cui effetti nocivi, in questo territorio, sono prodotti da svariate fonti, prime fra tutte miasmi nauseabondi pressoché perenni provenienti dal sottosuolo che spesso si incrociano con altre correnti di aria insalubre, irrespirabile, prodotta dai roghi tossici.
L’epilogo, preannunciato ma ignorato, è un’ecatombe che sta colpendo soprattutto i giovani, i cui diritti – sanciti sempre dall’art. 9 della Costituzione italiana[2] – vengono di fatto negati.
Allo stato dei fatti, quindi, il concetto esposto nel titolo diviene l’unico plausibile, il quale, seppur apparentemente paradossale, rientra nella gamma degli ultimi desideri di un condannato a morte, al quale nemmeno il più spietato dei carnefici disattenderebbe una richiesta.

Note

1. Il desiderio di una dipartita decorosa.
2. Art. 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura […]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

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