Le sette dinastie. Il nuovo romanzo storico di Matteo Strukul.

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Non era affatto semplice ricoprire attraverso un solo romanzo cento anni di storia d’Italia, eppure Matteo Strukul con il suo “Le Sette dinastie-La lotta per il potere nel grande romanzo dell’Italia rinascimentale”, edito dalla Newton Compton Editori, è riuscito in un’impresa epica.
Per chi avesse già avuto modo di apprezzare gli scritti dell’autore ritroverà il suo stile pieno, gentile, arguto, mai mieloso, e non potrà che esserne contento.
Il libro si divide in più parti per rendere più scorrevole la lettura e per permettere a chi legge di districarsi tra personaggi e intrighi di corte in un arco temporale sì vasto, come dicevamo in apertura, ma anche abbondante di eventi, di luoghi, di storie nella storia.
Ancora una volta Strukul ci permette di familiarizzare con alcuni personaggi, conosciuti solo tra le pagine dei saggi di storia, rendendoli umani: non solo cavalieri, duchi, contesse dunque, ma persone quasi tangibili, più vicine a noi. Grazie alle parole dell’autore, questi agiscono secondo una propria morale e per il proprio benessere.

Dopo aver sedato nel sangue la rivolta dei baroni, trionfando a Troia e in una serie di scontri minori che avevano definitivamente annichilito le velleità della nobiltà napoletana, Ferrante si trovava ora nella situazione di dover restituire a Galeazzo Maria Sforza il favore, o meglio, aveva già cominciato a renderglielo, e con gli interessi, da un pezzo.

Ci troviamo a parteggiare per questo o per quel personaggio, a provare quel sentimento di pietas, caro agli antichi romani, verso altri ancora, a riconoscere luoghi, zone, contese.
È un romanzo ricco di combattimenti quest’ultimo, e l’azione ricopre un posto predominante tra le cinquecento e più pagine in cui si dipana il racconto. È una storia di cui avevamo bisogno: chiara, vivida, composta, finalmente ordinata.
Già solo per questo Matteo Strukul andrebbe ringraziato.

E ora invece? Avevano ceduto tutto a un pontefice castigliano, quel Borgia! Tanto vecchio quanto arrogante. Ma quant’era vero Iddio, non avrebbe avuto vita lunga con tutti quegli anni. E allora? Bisognava assolutamente stravincere l’elezione del prossimo conclave.

Sono tantissimi i personaggi che si muovono nell’arco di tutta la storia, eppure di ognuno di loro ricordiamo un dettaglio, un passaggio, l’ardore o la sottomissione.
Tra tutti spicca la figura spregevole e intoccabile di Filippo Maria Visconti, eppure il duca ci appare così terreno, così autentico nella sua cattiveria che quasi lo compatiamo, con tutte le sue insicurezze e con tutta la sua fragilità. Filippo Maria, fedele e devoto solo alla sua Agnese Del Maino e alla sua Milano, ha nei confronti dell’amante dei sentimenti di puro amore, riconoscendo in lei quell’attaccamento autentico che solo una donna che ama può donare. Agnese, dal canto suo, determinata e paziente, cresce una figlia che è una roccia solida, inamovibile e combattiva, Bianca Maria, la quale, anche se illegittima, riuscirà a governare su Milano con suo marito Francesco Sforza. Sullo sfondo i territori che si contendono il potere, dopo il caos determinato dallo scisma d’Oriente: Ferrara, Venezia, Milano, Napoli, Firenze, Roma, ognuno di questi con la propria tenacia a voler prevalere sugli altri, ogni dinastia con la sua caparbietà a governare.
Troni da usurpare, matrimoni da realizzare per puro interesse, papi da difendere.

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La trama è fitta, ben strutturata, si appesantisce un po’ solo nell’ultima parte, ma era inevitabile con così tanti argomenti da trattare, abbondanti personaggi e comparse.
Se si ha voglia di capire cosa successe in Italia dal 1376 alla congiura, che portò all’uccisione di Galeazzo Maria Sforza, nei pressi della Chiesa di Santo Stefano, nel 1476, quest’opera è indispensabile perché ci aiuta ad orientarci facendolo in maniera romanzata.
Non un manuale di storia dunque, ma un racconto che ci delinea scene, palazzi, come una fiction che si snoda abilmente dinanzi ai nostri occhi, in uno stile che non si perde in cerimonie ma che ci induce a conoscere sempre di più, pagina dopo pagina.
La piacevolezza della lettura è data anche dai capitoli brevi, ben scanditi, che ci indicano come una mappa concettuale il giusto modo per districarci in un labirinto di eventi storici.
L’abile Matteo Strukul non delude e ci aiuta ad amare anche questo periodo, attestandosi sicuramente come il miglior narratore del genere attualmente in circolazione nel nostro Paese.

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Imma I.

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