JOKER: tre validi motivi per (non) andare a vederlo

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Sono ancora seduta al cinema, folgorata come fossi sulla sedia elettrica. Mentre scrivo questa recensione, sono in realtà a casa, ma la certezza di avere assistito a un evento storico, tiene in ostaggio la mia mente e il mio corpo ancora lì, a riguardare, meglio, rivivere l’esperienza cinematografica offerta dalla visione del “Joker”. Per questo vi do un paio di motivi per cui NON andare a vedere questo film.

Buona parte dei volti cinematografici del Joker

Buona parte dei volti cinematografici del Joker

 

  1. NON È UN FILM SUL JOKER CHE CONOSCETE

Cancellate tutti i Joker che avete visto, letto, curiosato in vita vostra: essendo una figura sicuramente iconografica, in un modo o nell’altro vi sarete imbattuti nella nemesi di Batman, che fosse interpretato da Jack Nicholson, da Heath Ledger, da Jared Leto o (ri)creato da Alan Moore o (re)inventato dalle numerosissime serie animate. In ogni caso, cancellate tutto. Perché, pur avendo chiaramente preso spunto da tutte le interpretazioni conosciute del Joker che bazzica su questa terra dagli anni ’40, Joaquin Pheonix ha creato qualcosa di nuovo dal vecchio. Ha creato IL Joker definitivo, IL pazzo per antonomasia, IL personaggio che non si riesce a inquadrare in un ruolo solo, cattivo o buono. D’altronde, come dichiarato dall’attore stesso, al Joker ha donato “tutta la sua follia”. E a giudicare dalla risata che è riuscito a realizzare per il suo Joker, direi che oltre alla follia gli ha donato anche la perfezione.

La trama della pellicola “Joker” gira attorno alla vita di Arthur Fleck, un uomo affetto da un disturbo della personalità del genere compulsivo, come ridere senza riuscire a fermarsi in momenti inappropriati, che cerca di tirare a campare come può facendo ciò che ama: far ridere la gente. Un uomo incastrato in una vita “normale”, senza super poteri, senza super soldi, con difficoltà annesse alla salute, al lavoro, alla gente che ti rende ancora più difficile andare avanti, dentro una città metropolitana quale Gotham City, davvero sporca, crudele. Un uomo, insomma, che potrebbe essere chiunque, potresti essere tu. Ecco il primo motivo per non andare a vedere questo film e per cui diverse sale blindano la proiezione: questo non è il Joker che conoscete, è il Joker che potreste essere.

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La scena iniziale del film, con chiare allusioni alla tragedia/commedia a cui stiamo per assistere

  1. NON È UN FILM PER TUTTI

La pellicola magistralmente girata da Todd Phillips non abbraccia uno stereotipo unico relegato al personaggio del Joker, come già detto. Ma è giusto sottolinearlo ancora: tutte le versioni del Joker, da quella più “giocherellona” fino a quella più cupa e “malata”, in questo film vengono esaltate, tirate fino a scoppiare, fino a far male alla vista, ricordando una pellicola di Tarantino o di Iñárritu. Lo spessore è il medesimo, l’evoluzione data al personaggio è il punto focale di tutto il film. Non ci sono vie di fughe, non ci sono distrazioni o voli pindarici di ragionamenti speranzosi, ciò che viene mostrato viene inciso brutalmente negli occhi dello spettatore. Tutto è chiaro e palese, persino semplice, la sceneggiatura, la narrazione e le scenografie sono tutte perfettamente incastonate dentro una pellicola senza precedenti, sia sulla storia del protagonista, che molti potrebbero reputare un tema usato e abusato (scoprendo, invece, grazie a questo film, quanto fossero piacevolmente nel torto), sia sui messaggi “nascosti”, quei piacevoli simboli che a noi finti teatraloidi ci piace tanto complottare. Come la scala su cui danza e ride il protagonista, ripresa (non casualmente) più volte durante il film: la stessa scala è emblema del Joker, lui sale quei gradini, prima a fatica, come a fatica va la sua vita spezzata, dolorosa, per poi alla fine scendere quelli stessi gradini danzando, abbracciando la follia la consapevolezza che, forse, essere “Joker” era la cosa migliore da fare. That’s life!

I ritmi e le riprese, per questi motivi, sono sicura che risulteranno lenti a molti, noiosi ai più, perché riprendere il viaggio di un personaggio così complesso nella sua semplice efficacia, richiede inquadrature precise, scene precise, musiche precise, che Todd Phillips incastona perfettamente ma, temo, perfette non per tutti.

Illustrazione di Zohar Laza

Illustrazione di Zohar Laza

  1. NON È UN FILM

Quello a cui assisterete, se sarete “folli” da entrare in sala, non riesco a considerarlo un film, nemmeno un cinecomic. È più un documentario, una prova documentata sul “come fare un film su un personaggio”. Le scene di azione a cui eravamo abituati con le magistrali scene di Cristopher Nolan e i più recenti (e deludenti) moderni effetti visivi di David Ayer, sono un ricordo quasi lontano nel nuovo Joker. Non mancano i colpi di scena, le trame contorte e anche un po’ rischiose inventate tra la famiglia Wayne e Arthur Fleck, ma il regista non voleva soffermarsi sullo stupore, comunque realistico e ben architettato. Il regista ha donato un’anima. Questo film si colora di sfumature difficilmente azzardate, come la malattia psichiatrica, i tagli ai servizi sociali, il degrado cittadino e politico, la manipolazione dei potenti a discapito dei deboli, soprattutto dei deboli di mente. E tutto questo lo fa in maniera plateale, usando (quasi) di contorno la figura del Joker. Il Joker diventa il Joker a causa di un sistema malato. D’altronde, il regista non nasconde la morale del suo film sin dalla prima battuta in scena, detta dal Joker: “Is it just me, or is it getting crazier out there?”.

Pertanto, in conclusione, io vi esorto di investire il costo del biglietto per regalarvi questo evento che rimarrà e farà la storia del cinema, ma con queste piccole considerazioni: se vi aspettate un film spassoso perché tanto il protagonista è un pagliaccio, vi sbagliate. Non fa ridere. Non fa ridere proprio per niente. E quello non è un pagliaccio.

 

Elisa Erriu

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