Rifacciamo il bel film di una volta: “Il Re Leone” in CGI fotorealistica

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“Il Re Leone” era già tornato nelle sale con successo in 3D nel 2011, oggi la Disney seguendo il filone di remake digitali (“Il libro della giungla”) e live action (da “Cenerentola” ai recenti “Dumbo” e “Alladin” ai molti altri più o meno riusciti) affida al marveliano Jon Favreau l’ultimo dei grandi capolavori dell’animazione tradizionale e lo riporta in sala ricalcando pari pari la storia originale, ma con una computer graphic straordinaria.

Titolo originale: The Lion Kingil re leone cgi poster
Regia: Jon Favreau
Soggetto: “Il Re Leone” film del 1994 scritto da scritto da Irene Mecchi, Jonathan Roberts, Linda Woolverton
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Produzione e distribuzione: Disney
Durata: 118 minuti
Genere: racconto di formazione, avventura, film per famiglie
Uscita USA:
 19 luglio 2019
Uscita Italia: 20 agosto 2019

Voci originali:
Donald Glover: Simba adulto
Billy Eichner: Timon
Seth Rogen: Pumbaa
Chiwetel Ejiofor: Scar
Beyoncé: Nala adulta
James Earl Jones: Mufasa
Voci italiane:
Marco Mengoni: Simba adulto
Edoardo Leo: Timon
Stefano Fresi: Pumbaa
Massimo Popolizio: Scar
Elisa: Nala adulta
Luca Ward: Mufasa

Consigliato a: fans di film Disney e/o film d’azione, fans di remake e/o cinema digitale, nostalgici e/o futuristi. A chi vuole vedere un film 3D.
Sconsigliato a: chi non vuole toccare i film intoccabili, chi “allora guardiamoci un documentario del nationa geographic”

“Il Re Leone” nel 1994 fu l’ultimo grande capolavoro del cinema d’animazione classico, allora record di incassi  scolpì nell’immaginario collettivo gli occhioni del cucciolo di leone Simba, la presentazione del futuro re al grande popolo della savana, la lotta fratricida per il regno e la simpatica coppia facocero + surricato con loro vita hakuna matata, senza pensieri. Già alla sua riproposta in 3D nel 2011 abbiamo scritto di come e perché quel film fosse entrato a pieno diritto nella storia del cinema.

Oggi nella redditizia epoca del remake digitale o live action dei suoi classici la Disney affida Il re leone a Jon Favreau, esperto ed estroso regista dei film di Iron Man e di quella che a oggi è la miglior trasposizione in CGI e live action, Il libro della giungla (Jon Favreau, 2016). Un po’ per la reverenza dovuta al film, un po’ perché la trama era già abbastanza complessa e moderna, al regista non viene concessa troppa libertà, ma l’input è rifare il film il più uguale possibile, solo in un altro modo. E così è.

Il film è uguale, solo più più grande (ma l'originale lasciava tracce decisamente più profonde)

Il film è uguale, solo più più grande (ma l’originale lasciava tracce decisamente più profonde)

La storia ripercorre pari pari quella del film originale, ricalca la maggior parte delle scene, soprattutto quelle che già sono impresse nella memoria di chi ha visto l’originale, dalla presentazione di Simba, alla fuga in mezzo alla mandria impazzita di gnu, alle coreografie con Timon e Pumbaa. Anche le musiche e le canzoni che nel 1994 valsero l’oscar sono presenti in questo film.

Quello che c’era nel 1994 c’è ancora tutto, dal tenero cucciolo di leone, al cattivissimo e riuscitissimo villain, dagli echi shakespeariani di Amleto e Riccardo III, ai meravigliosi tramonti nel deserto ai numeri musicali. Insomma uguale uguale, tanto che alla fine ti chiedi da dove salti fuori la mezz’ora di durata che questo remake ha in più. Se non ti accorgi neanche che il film è durato mezz’ora in più da un lato significa che il film scorre davvero veloce, dall’altro ti chiedi perché rifare un film tale e quale.

I cattivi e le scene in cui compaiono sono la forza maggiore del film

I cattivi e le scene in cui compaiono sono la forza maggiore del film

La differenza sta proprio nel mezzo, cioé nella tecnica che si sceglie. La Disney oltre che essere maestra del cinema d’animazione e del cinema per famiglie è sempre stata all’avanguardia anche nei documentari sulla natura. Favreau con la sua computer graphic ricostruisce una savana incredibilmente realistica permettendosi sguardi ravvicinati e movimenti che erano impossibili per l’animazione del 1994 (e in parte anche in quella digitale di oggi). Il realismo rende le scene di azione molto spettacolari e coinvolgenti e alcuni momenti di tensione più cupi anche perché dinamicamente più rapidi ma tempisticamente più dilatati. In più la resa 3D è davvero un’aggiunta allo spettacolo che vale ampiamente la maggiorazione del prezzo del biglietto.

Qualcosa si perde: lo spirito romantico del colore a mano libera e degli sfondi disegnati si raffredda nel realismo da documentario e  il tenero sguardo del cucciolo che commuoveva gli spettatori del secolo scorso non può essere riprodotto da nessun computer. In più c’è da dire che il realismo è efficace nelle scene di azione e in quelle di massa, ma poi negli sketch di alleggerimento e, soprattutto, in quelli cantati stride davvero vedere animali veri che si mettono a ridere e a cantare rendendo le scene posticce.

Trova le differenze

Trova le differenze

Questo re leone è sicuramente un grande spettacolo, tecnicamente affascinante e piacevole da guardare, ma alla fine la mancanza di spunti nuovi e di una riflessione che non sia sulla tecnica, fa sì questa opera non aggiunga nulla alla visione dell’originale e che trovi giustificazione quasi esclusivamente nell’incasso miliardario che la Disney ha portato a casa già dopo pochi giorni dall’uscita nelle sale. Ma d’altra parte si tratta sempre di un grande spettacolo per famiglie e il pubblico risponde giustamente con entusiasmo anche se difficilmente tra 25 anni ci saremo scordati di questa versione ma ci riguarderemo sempre volentieri l’originale.

 

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