I viaggi nella musica italiana

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Senza bisogno di ingrassare le tasche dei gestori delle autostrade per l’Italia, Brevi Note vi permette di viaggiare, volando, nella Cuba post-rivoluzionaria, con il Jovanotti più balneare della storia, con Baby K, Giusy Ferreri, e con Giovanni Lindo Ferretti, prima che fosse colto dal virus dell’estremismo cattolico e rurale.

1) Nel blu dipinto di blu – Domenico Modugno, 1958

Celentano, Albano Carrisi, Andrea Bocelli, Claudio Villa, Ella Fitzgerald, Frank Sinatra, Frank Zappa, Gipsy King, Louis Armstrong, Luciano Pavarotti, Mina, Paul McCartney, Ray Charles, U2 , sono alcuni tra gli artisti che in quasi 60 anni vi si sono cimentati. Inutile a dirsi che questi  4 minuti di viaggio aereo ci rappresentano tanto quanto pizza, sole, mamma, mandolino, Robertobaggio. Ormai prevale la versione caciarona che i Gipsy King hanno maledettamente imposto, deviandone ingiustamente il senso verso atmosfere da villaggio turistico. A cominciare dal titolo. Nel blu dipinto di blu era molto meglio e più segreto dell’esplicito volare. Il consiglio è quindi di tornare alla versione  swingata, delicata e teatrale di Modugno, con le sue leggendarie ali spiegate. Non c’è chiarezza sulla nascita del testo, che come noto ha un impianto psichedelico e onirico. Modugno  sosteneva di essere stato ispirato dal cielo azzurro di Roma, Migliacci, il paroliere, da un incubo notturno. Ci piace di più quest’ultima versione. La prima idea di Franco Migliacci nasce comunque nel giugno del 1957, quando, preso dallo sconforto, ebbe l’intuizione  di scappare dal mondo dipingendosi le mani e la faccia di blu per sparire nel blu, dipinto di blu, felice però di stare quaggiù, trattenuto sulla terra dall’amore di una donna dagli occhi il cui colore potete immaginare.

2) Roma – Bangkok  – Baby K – Giusy Ferreri, 2015

Esplosivo tour tra i luoghi di formazione di Baby K (Roma, Londra e Medio-Oriente) su una decappottabile alla Thelma e Louise, supportata dal vocione di Giusy Ferreri, che dona ulteriore forza a un brano già di suo travolgente.  Il duo di produttori Takagi (Alessandro Merli) e Ketra (Fabio Clementi), piazza nel 2015 questo colpaccio, che sottrae dall’evanescenza degli anni ’10 le due protagoniste per consegnarle alla Storia. Claudia Judith Nahum (Baby K) e Giuseppa Gaetana Ferreri , schizzatissime, nel corso del video si comportano come due teppistelle da pigliare a pizze in faccia al termine di un processo molto molto sommario, macchiandosi di truffe (ai meccanici palestrati) e furto in un supermercato, e piantando in asso un benzinaio in attesa del giusto compenso.  La libertà coincide, insomma, con lo sbeffeggiamento dei lavoratori e  non di autorità retrive e repressive. E in effetti, il risultato sonoro e visivo è profondamente estivo e privo di ogni morale. Unica concessione alla malinconia (amorosa) è l’inciso, in cui s’abbassano luci e suoni e Giusy si segna sull’agendina di ricordarsi del fidanzato nel viaggio successivo. “ Anche i muri di questa città mi parlano di te le parole restano a metà e più aumenta la distanza tra me e te giuro questa volta ti vengo a prendere senza sapere quando”.

3)  Maracaibo – Lu’ Colombo , 1981

Canzone ingiustamente relegata, per una serie di equivoci, nelle scalette di dee-jay propensi ai trenini, al peggior Sudamerica caciarone, alle feste di panzoni ultraquarantenni. Da un lato, per una sorta di corto circuito dell’immaginario collettivo, alcune vaghe affinità con le frequenze vocali di Lu’ Colombo fanno sì che una  discreta fetta di popolazione attribuisca la canzone alla Carrà, che, parlando col massimo rispetto, è pur sempre Raffaella Carrà. Il brano è stato poi utilizzato purtroppo come colonna sonora in una delle innumerevoli Vacanze di Natale, eseguita non da qualche artista sofferto  e poliedrico ma da Jerry Calà. Infine, le atmosfere caraibiche rimandano fatalmente a intollerabili modalità di divertimento. Invece, Maracaibo ha storia, autori e struttura di tutto rispetto. Si parla, nel testo, di una storia d’amore tra una ballerina del locale “Il Barracuda” (ma è una copertura,  in realtà spaccia armi a Cuba) e Fidel Castro (Il nome sarà purtroppo cambiato in Miguel da discografici cagasotto). Fidel, assente ingiustificato per questioni rivoluzionarie e lavorative, viene  rimpiazzato con Pedro. Fidel-Miguel, tornato una sera al Barracuda, non la prende sportivamente e le spara, costringendo la ballerina-trafficante d’armi a una precipitosa fuga in mare, nel corso della quale viene azzannata da uno squalo. La sfortunata protagonista sopravvive, ma chiuderà la carriera gestendo un bordello, dopo essere ingrassata fino a 130 chili per via degli stravizi (in particolare, rhum e cocaina). E nel bordello a tutt’oggi potrete incontrarla. Lei, forse, vi mostrerà le ferite del naufragio: “se sarai cortese ti farà vedere nella pelle bruna, una zanna bianca, come la luna”.  Autore del testo è il grande Davide Riondino. Al microfono una meteora, Lu (Luisa) Colombo, che nei tanti anni a venire navigherà senza grossi stress nell’anonimato del semi-professionismo musicale.

4) In viaggio – CSI, 1994

Inno memorabile degli anni ’90. I CSI  giocano e pontificano su tutto, rinnovando la poetica del Battiato dei primi anni ’80, con l’uso pop di suggestioni mistiche e citazioni medio-orientali e nord-africane.  Quanta affinità tra “le zingare del deserto con candelabri in testa”, i “dervishes turners che girano sulle spine dorsali”, i Sufi che girano in tondo nello spazio o i tarantolati che strisciano verso il ritmo schiacciati dallo spazio senza tempo.  Alcuni passaggi del pezzo, per autorevolezza e capacità di sintesi plastica, meriterebbero  di essere tatuati, in alternativa alla data di nascita dei vostri figli o al simbolo della vostra squadra di calcio del cuore: “Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena”, oppure “Viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti viaggia Sua Santità”, che con rara capacità fumettistica evoca i paramenti svolazzanti sulle scalette degli aerei di Wojtyla, famoso viaggiatore polacco degli anni ’80 e ’90. Oltre alla versione rock e registrata in studio, presente in Ko de Mondo, esiste l’altra famosissima versione, live e unplugged, registrata il 3 giugno 1994 nel corso del programma “Acustica” per la compianta emittente VideoMusic, versione che si regge sulla voce della meravigliosa Ginevra Di Marco e  sul pianoforte di Francesco Magnelli.  La registrazione di quel concerto-trasmissione divenne l’album “In Quiete” in cui non è però presente  “Aria di rivoluzione”, cover, guarda un po’, di Franco Battiato, che invece fu suonata negli studi di Videomusic.

5) Pescatore – Bertoli-Mannoia, 1981

La Mannoia un po’ scaciata dei primissimi anni ’80, poco più che ventenne e non ancora  icona severa della migliore sinistra metropolitana, viene chiamata a duettare con Bertoli in questa storia senza tempo. Il ruolo interpretato è quello di una mogliettina stronza, che s’affida al destino e a un non meglio identificato Dio senza particolare rigore, né morale né sentimentale, in occasione di una uscita in mare travagliatissima del proprio marito, l’avventuroso viaggiatore e  pescatore interpretato da Bertoli. La Mannoia-Penelope, insidiata da una sorta di Procio, dopo una breve e velleitaria  manovra difensiva (“Scaccialo dalla mia mente non indurmi nel peccato”), si arrende nel giro di qualche quarto d’ora all’impellenza dei sensi “(Un brivido sento quando mi guarda e una rosa egli m’ha dato, nel silenzio della notte ora la mia bocca gli è vicina”), salvo poi ripensarci (“dimmi dimmi mio Signore, dimmi che tornerà, quell’uomo che sento l’uomo mio, quell’uomo che non saprà di me e di lui, delle sue promesse vane, di una storia nata già finita”). Nel frattempo il poveretto, e cornuto, disserta ignaro  su natura, vita e morte. Melodie straordinarie, anche grazie al timbro dei due indiscutibili giganti,  e nessuna concessione alla polifonia. La canzone fu poi reincisa dal solo Bertoli nel 1995, con le ovvie modifiche dei pronomi sulle parti cantate dalla Mannoia, con efficacia emozionale quasi dimezzata. Il testo fu scritto da un giovane Marco Negri, paroliere semi-professionista e geometra. che dichiara perfino la co-genitura di Spunta la Luna dal Monte.

6) Estate – Jovanotti, 1992

Nell’aprile 1992 esce l’album Lorenzo 1992, con cui Jovanotti comincia il suo processo di riscatto politico, personale ed artistico, che lo trasformerà nel giro di un decennio da prodotto del capitalismo più plastificato e edonista, a icona del pacifismo ambientalista e a tratti qualunquista, succedendo ad Adriano Celentano. I vertici di Cosa Nostra prendono alla lettera l’auspicio di Lorenzo contenuto in Estate 1992, “Che possa essere un’estate di fuoco”, e compiono le stragi Falcone e Borsellino, che apriranno una stagione cruentissima che si chiuderà solo l’anno appresso con gli attentati di Firenze (via dei Georgofili), Milano e Roma (San Giorgio in Velabro). La canzone contiene il più insensato delirio sulle tette mai contemplato dall’umanità: “l’effetto del bagnato che evidenzia le tette l’estate delle tette messe sotto inchiesta della tetta artificiale e della tetta onesta”. Parole forti che resteranno scolpite per sempre nella coscienza collettiva.

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