Berlino

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Spesso mi ritrovo a pensare Berlino come città d’elezione, in cui trasferirmi e vivere almeno un periodo, più o meno lungo che sia.

Mi è sconosciuto per ora il motivo che mi induce a pensarla così, ma nonostante passino gli anni, e dopo le ripetute visite, considero tuttora Berlino un posto piacevole e stimolante, che coniuga l’appartarsi di chi rifugge la mondanità, a incursioni culturali, le più varie, che spaziano dalla letteratura alla musica, dall’arte alla tecnica, senza la pretesa di imporsi ma semplicemente come offerta e supporto per capire meglio questo mondo.

Le vicende storiche di cui è indubbiamente intrisa, non evocano, come in altre città, Parigi, Roma, Londra, ad esempio, sfarzi o pomposità o clamori più o meno esternati o trattenuti, ma sembra quasi che la storia le sia scivolata addosso, lasciando certamente il segno palese di circostanze, lutti, cadute e rinascite; ed il presente stia a testimoniarne il rinnovamento continuo, rivolto non a celebrare, né tantomeno a biasimare, ciò che di magnifico o abietto possa esserci stato, ma come un inarrestabile processo cellulare, una mutazione genetica.

Dall’aeroporto alla Stazione Centrale – Hauptbanhof – è come essersi staccati con il lem dal razzo vettore e trovarsi catapultati in una terra sconosciuta, i cui confini lo decideranno, i giorni a venire, i tuoi piedi stanchi o sazi, vagabondi ma mai frenetici.

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Uscire dalla stazione, dopo aver assaggiato più ascensori per capire quale sia l’uscita giusta, è già un segno premonitore del viaggio che sta per concretizzarsi.

Magicamente poi tutto diventa chiaro, ma non subito. Occorre un po’ di tempo per orientarsi, occorre pazienza. Alla quale si è sempre meno abituati.

Infine ti senti sollevato dall’intuizione felice che ti permette l’estrazione dall’ingranaggio di vetro e cemento, dove ti sentivi inizialmente una cavia!

Più volte, nel breve soggiorno, ti servirai di questo scenario e di queste scale mobili, balenanti al sole o illuminate all’interno. E così, ogni volta in più, ne padroneggerai l’uso, con la sempre accesa voglia di proseguire nella scoperta.

Non lontano, in linea d’aria dalla  Stazione Centrale,  si trova il Parlamento. Pur di entrare nella cupola abbiamo prenotato un tour in lingua tedesca!

Seduti nelle poltrone della grande aula ad ascoltare una lingua sconosciuta, si aveva però comunque la percezione del valore e dell’importanza della democrazia, la cui difesa supera ogni barriera e che, soprattutto in questo Paese, ha dovuto lottare disperatamente. E, pensando al passato, ti sembra impossibile ora, la diversa aria che qua si respira. I popoli, se lo vogliono davvero, sanno trovare la giusta via.

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Percorrendo l’anello a spirale che conduce in alto, muniti di audio guida, lo sguardo si lascia rapire dalla visione della città a 360 gradi. E non importa se fuori ad aspettarti ci saranno il vento e la pioggia di un’estate non proprio benevola. Ti lasci assorbire da tutto ciò che si può imprimere nella mente, parole, foto, sensazioni, ricordi affioranti: sei lì, dove tante cose sono accadute.

Un bambino guarda affascinato la bandiera. Ed anche tu sembri ipnotizzato da quella visione.

Tappe fondamentali sono ovviamente il Checkpoint Charlie e, ad Est, la parte rimasta del Muro, colorata e viva, nonostante lo scorrere degli anni.

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Le foto di rito, in entrambi questi luoghi, diverranno souvenir digitali che riguarderai a casa con nostalgia.

Ma i luoghi che mi hanno creato più turbamento e mi hanno fatto riflettere sono stati il Monumento all’Olocausto ed il Museo Ebraico. Le sensazioni visivo- immersive, senza bisogno di parole, creano vero sgomento e un totale senso di impotenza.

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Camminare fra i monoliti del  Monumento all’Olocausto o guardare in alto nella  torre del Jewish Museum  o essere sopraffatti dal percepire con fastidio il rumore delle migliaia di “maschere”metalliche sparse a terra,  creano immedesimazione con il mondo interiore delle vittime di una crudeltà inutile e codarda.                                                                                                                                                                                             Occorre del tempo per disperdere il dolore e frammentarne  l’angoscia.

 

Ma il cielo di Berlino, di nuovo azzurro, ci accompagna lungo il mitico viale dei tigli – Unter Den Linden-, alla ricerca della classicità, nei musei superlativi ed incantevoli, in cui riempire gli occhi ed il cuore, con tanta bellezza a disposizione.

Quando poi, anni dopo, qualche studente ti invierà le foto della porta di Ishtar dicendo”Maestra, ricordi? l’avevamo studiata insieme!” provi  una struggente nostalgia e felicità che il tuo parlare e raccontare abbiano suscitato desiderio di apprendere e memoria storica…che i tasselli del presente e del passato dapprima si confondono, poi si cuciono insieme in un puzzle di cui non sappiamo la dimensione e soprattutto connotano il nostro  viaggio di una  direzione misteriosa…

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