Burn-out: mi sono bruciato… con il lavoro

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L’organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha concluso la revisione della classificazione delle malattie (ICD-11). Mentre nella versione precedente (Icd-10) il burn-out era una sindrome legata a chi svolge professioni in costante relazione con le persone. Quindi limitato a lavori socio-sanitari-educativi come l’insegnante, l’infermiere, lo psicologo, il medico, l’educatore, ecc. In altre parole a professioni centrate sulla relazione con un’utenza che porta un bisogno e/o un disagio del quale il professionista si occupa.

Nell’ultima classificazione l’Oms ha allargato il campo e ha definito il burn-out come un fenomeno legato al lavoro. Non una malattia, ma una serie di fattori che influenzano lo stato di salute delle persone. Il burnout è quindi un problema associato legato al lavoro e allo stress cronico derivante dallo stesso.

L’Oms fornisce questa definizione: un problema associato con l’occupazione o la disoccupazione lavorativa caratterizzata da tre sintomi:

  • sentimenti di esaurimento mentale o fisico;
  • aumento della distanza mentale dal proprio lavoro o sentimenti di negativismo o cinismo relativi al proprio lavoro;
  • ridotta efficacia professionale.

In attesa dell’entrata in vigore di questa nuova definizione nel 2022 e di tutte quelle azioni che possono essere messe in atto per prevenire il disagio da burn-out, è importante sottolineare che trascurare i sintomi del burn-out porta allo sviluppo di malattie e forti disagi nella vita personale.

Definiamo meglio il burn-out

Fino all’attuale cambiamento dell’OMS, il burnout era definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo). Generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite.

Per depersonalizzazione intendo un disturbo della coscienza nel quale la persona prova una sensazione di estraneità rispetto a sè, al proprio corpo o al mondo esterno. L’esperienza è improvvisa, automatica, incontrollabile, carica di angoscia e può dar luogo alla paura di impazzire.

La derelizzazione è, invece, un’esperienza nella quale la persona percepisce come estraneo l’ambiente circostante, ad esempio ha la sensazione che il mondo sia irreale e strano, di vivere un sogno, di sentirsi tagliato fuori dal mondo, di vedere il mondo come attraverso una nebbia, ecc.

La Sindroma da Burn-out è una malattia in costante e graduale aumento tra i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata, ciò non significa che qualcosa non funziona più nelle persone, bensì che si sono verificati cambiamenti sostanziali e significativi sia nei posti di lavoro sia nel modo in cui si lavora.
Storia del burnout

Il termine Burn-out in italiano si può tradurre come “bruciato”, “scoppiato”, “esaurito”, è apparso la prima volta nel mondo dello sport, nel 1930, per indicare l’incapacità di un atleta, dopo alcuni successi, di ottenere ulteriori risultati e/o mantenere quelli acquisiti.
Il termine è stato poi ripreso dalla psichiatra americana C. Maslach nel 1975, la quale ha utilizzato questo termine per definire una sindrome i cui sintomi evidenziano una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevata implicazione relazionale.
La Maslach definisce il burnout come una perdita di interesse vissuta dall’operatore verso le persone con le quali svolge la propria attività (pazienti, assistiti, clienti, utenti, ecc), una sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali che può presentarsi in persone che, per professione, sono a contatto e si prendono cura degli altri.
Il contatto costante con le persone e con le loro esigenze, l’essere a disposizione delle molteplici richieste e necessità, sono alcune delle caratteristiche comuni a tutte quelle attività che hanno obiettivo professionale il benessere delle persone e la risoluzione dei loro problemi, come nel caso di medici, psicologi, infermieri, insegnanti, ecc..
Il burnout viene considerato, da molti studiosi, non solo un sintomo di sofferenza individuale legata al lavoro (stress lavorativo), ma anche come un problema di natura sociale provocato da dinamiche sia sociali, sia, politiche, sia economiche; la sindrome può infatti interessare il singolo lavoratore, lo staff nel suo insieme e anche istituzioni (per esempio l’organizzazione dei soccorsi in situazioni di crisi come i Vigile del Fuoco, i Militari, le Forze dell’Ordine ecc.).

Le caratteristiche del Burn-out

La sindrome da Burn-out ha maggiore probabilità di svilupparsi in situazioni di forte divario tra la natura del lavoro e la natura della persona che svolge quel lavoro.
Molti contesti lavorativi richiedono una forte dedizione ed un notevole impegno, sia in termini economici sia in termini psicologici e, in certi casi, i valori personali sono messi in primo piano a scapito di quelli lavorativi. Le richieste quotidiane rivendicate dal lavoro, dalla famiglia e da tutto il resto consumano l’energia e l’entusiasmo del lavoratore.
Quando poi successo, conquista ed obiettivi (spesso troppo ambiziosi) sono difficili da conseguire, molte persone perdono la dedizione data a quel lavoro, cercano di tenersi a distanza pur di non farsi coinvolgere e, spesso, diventano cinici.

Si manifesta attraverso un deterioramento progressivo dell’impegno nei confronti del lavoro delle emozioni, di adattamento tra la persona e il lavoro.  Quindi da un vissuto inizialmente importante, ricco di prospettive ed affascinante diventa sgradevole, insoddisfacente e demotivante. I sentimenti positivi come per esempio l’entusiasmo, motivazione e il piacere svaniscono per essere sostituiti dalla rabbia, dall’ansia, dalla depressione e i singoli individui percepiscono questo squilibrio come una crisi personale.

 

La sintomatologia

La sindrome è caratterizzata da manifestazioni quali nervosismo, irrequietezza, apatia, indifferenza, cinismo, ostilità delle persone, sia tra di loro sia verso terzi; si distingue dallo stress, (concausa del burnout), così come si distingue dalla nevrosi, in quanto non disturbo della personalità ma del ruolo lavorativo. Dal punto di vista clinico (psicopatologico) i sintomi del burnout sono molteplici, richiamano i disturbi dello spettro ansioso-depressivo, e sottolineano la particolare tendenza alla somatizzazione e allo sviluppodi disturbi comportamentali.

 

Cosa fare praticamente
Riconoscere la sindrome del burnout non è così facile, spesso si tende a ricondurre il tutto come un problema dell’individuo e non del contesto lavorativo nel suo insieme e la risoluzione del fenomeno burnout dovrebbe essere affrontata sia a livello organizzativo che a livello individuale, l’organizzazione che si assume la responsabilità di affrontare il burnout, lo può gestire in modo garantirsi il proprio personale produttivo nel tempo.
L’aiuto maggiormente efficace per la singola persona è sicuramente un intervento da parte di un professionista competente in materia che possa fornire strumenti cognitivi, favorire una maggiore comprensione/consapevolezza del problema, aiutare a comprendere le relazioni esistenti tra il comportamento personale, il proprio vissuto ed il contesto di vita e lavorativo, modificare il proprio comportamento e i propri atteggiamenti in coerenza con quanto acquisito.
Ma tali interventi sul singolo non sono semplici: il singolo può avere difficoltà a rivolgersi ad uno psicologo per farsi aiutare, ciò a causa sia di pregiudizi verso la categoria di professionisti che si occupa di tali problematiche, sia perché spesso non è in grado di chiedere aiuto e/o si imbatte in altre categorie di professionisti non competenti in tali materie. Purtroppo ancor oggi molti preferiscono pensare di avere un problema organico invece di accettare l’idea di poter avere un problema psicologico anche se causato da fattori esterni.

 

Interventi che ognuno di noi può fare prevenire il burnout

Ogni persona che lavora si trova ad affrontare questo rischio e può mettere in atto dei comportamenti che permettano di proteggersi dai sintomi dell’esaurimento. Ad esempio è importante porsi degli obiettivi realistici, variare la routine, fare delle pause, prevenire il coinvolgimento eccessivo nei problemi, applicare tecniche di rilassamento fisico e mentale, separare lavoro e vita privata, per evitare la propagazione del malessere nella vita familiare.

Oltre agli interventi personali sono necessarie anche azioni a livello sociale, come rafforzare la relazione con amici e familiari allo scopo di compensare i sentimenti di fallimento e frustrazione legati alla vita lavorativa, trovare attività di volontariato, coltivare le proprie passioni.

E’ quindi importante specificare che la sindrome da Burn-out si innesca in contesti di lavoro che non si occupano del  benessere delle persone, ma si può prevenire e curare soltanto se la persona si prede cura della propria salute fisica e mentale. Solo con la motivazione personale al proprio benessere si possono mettere in moto processi di miglioramento.

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