Lo sport e i disabili: porte aperte in tutte le strutture. L’iniziativa in Veneto

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Sono ormai diversi decenni che la società civile riversa particolare attenzione a ogni forma di disabilità, affinché tutti possano avere pari opportunità ed essere in grado di vivere la propria quotidianità all’insegna della tranquillità e della sicurezza. Le disabilità permanenti, che costringono adulti e bambini a muoversi limitatamente rispetto alle persone normodotate, impediscono il regolare svolgersi di attività quotidiane quando ci si trova davanti a barriere architettoniche che possono diventare insormontabili ostacoli che limitano la mobilità degli individui. Questa lotta, fortunatamente, si traduce in una crociata che il mondo dello sport ha lanciato per assicurare a chiunque voglia confrontarsi con una disciplina, nonostante le difficoltà motorie, di poterlo fare.

La sensibilizzazione sociale ha permesso numerosi passi avanti in materia di disabilità e le istituzioni si sono impegnate affinché il superamento delle barriere non restasse solo un’utopistica realizzazione, ma avesse un riscontro oggettivo, effettivo ed efficace nel quotidiano. La prima legge in materia di disabilità collegata alle barriere architettoniche del 1989 ha imposto a tutti gli spazi pubblici di essere fruibili da persone che presentano problemi di mobilità. Nel nord Italia un caso virtuoso è rappresentato dalla Regione Veneto, che si è da sempre adoperata affinché la legge avesse un costante riscontro nel quotidiano assicurando agli aventi diritto importanti agevolazioni fiscali. Se aveste bisogno di montare un montascale a Padova, o se voleste adeguare con i necessari dispositivi il vostro condominio a Treviso, sappiate che il sostegno da parte delle istituzioni non mancherà. Queste agevolazioni nascono per restituire la giusta indipendenza e soprattutto dignità ai portatori di disabilità, permettendo loro di partecipare senza limitazioni alla vita sociale e lavorativa.

Nell’ottica di un completo inserimento nella vita sociale e lavorativa di ogni essere umano si inserisce la Carta Internazionale per l’educazione e lo sport dell’Unescoche con l’articolo 1 sancisce: “La pratica dell’educazione fisica e dello sport è un diritto fondamentale per tutti. Ogni essere umano ha il diritto fondamentale di accedere all’educazione fisica e allo sport, che sono indispensabili allo sviluppo della sua personalità”.

È un discorso questo che attiene anche agli obiettivi delle politiche di inclusione sociale che tanto stanno facendo per promuovere l’abbattimento delle barriere architettoniche e, soprattutto, per facilitare la vita alle persone con disabilità. Obiettivo primario delle politiche di inclusione è la completa cancellazione di tutte le cause che impediscono, o anche solo limitano, il normale svolgimento delle attività quotidiane. È fondamentale che si diffonda ad ogni livello una cultura della disabilità, fondata sul riconoscimento di pari dignità e pari opportunità che riguardano certamente anche le pratiche sportive. Questo soprattutto alla luce di quanto dichiarato dalla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Svolgere un’attività fisica, praticare uno sport assiduamente e con regolare frequenza è una delle cose che maggiormente aiutano i disabili ad affrancarsi dalla loro condizione e a recuperare sicurezza e dignità, migliorando moltissimo la qualità della loro vita. È per questo che i centri sportivi devono tutti adeguarsi alle nuove norme. Il 13 D.M. 236 del 1989 in particolare rappresenta la base di una bella rivoluzione che, partendo dal campo dell’architettura, si sviluppa in altri ambiti e regolamenta la progettazione di edifici accessibili a tutti.

Si tratta di:

  • edifici privati di nuova costruzione;
  • edifici di edilizia residenziale pubblica che siano di nuova costruzione;
  • edifici privati in ristrutturazione;
  • spazi esterni di pertinenza degli edifici.

In questo contesto, in Veneto nasce un’idea che parla di inclusione e di superamento di barriere non solo architettoniche ma anche e soprattutto psicologiche, che ha l’obiettivo di assicurare ai disabili la possibilità di praticare sport a tutti i livelli, aiutandoli a venire fuori dalla loro condizione di isolamento e permettendo loro di partecipare attivamente alla vita sociale. Si parla oggi della Città dello sport del disabile, una struttura che dovrebbe poter essere costruita in tutte le Regioni e in tutti i Comuni di Italia e che prevede che la costruzione sia interamente fruibile dalle persone aventi disabilità gravi e meno gravi.

L’ambizioso progetto punta all’inclusione dei disabili in una realtà che li metta a confronto con le proprie potenzialità, che riesca a stimolarli in un cammino diverso da quello percorso fino a quel momento e che li renda consapevoli ancora di più di tutto quello che, nonostante la disabilità, possono riuscire a fare con il loro corpo. Attraverso un allenamento costante, infatti, è possibile per un disabile migliorare la coordinazione motoria, muoversi diversamente nel tempo e nello spazio, avendo un nuovo modo di misurarsi con l’ambiente, di potenziare le capacità di equilibrio e di aumentare la forza fisica. Va da sé che ogni luogo, che assicuri mobilità alle persone disabili e che dia loro la possibilità di migliorare la propria qualità di vita, debba essere costruito nella più completa sicurezza e debba al contempo ricevere un meritato sostegno economico da parte delle istituzioni. Ed è per questo che, come già anticipato, per tutti i lavori di ristrutturazione che siano mirati al superamento delle barriere architettoniche che la legge prevede importanti agevolazioni fiscali tramite una detrazione Irpef che può agevolare e sgravare acquisto e montaggio di dispositivi che aiutino la mobilità, come solo per citare un esempio i montascale o le pedane elevatrici.

 

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