Manifesto della Sinistra italiana – Pagina in costruzione

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Qualunque idea, affinché possa avere uno sviluppo, deve necessariamente essere condivisa. Tale condizione, rispetto al tema del presente scritto, pone i sopravvissuti della sinistra italiana di fronte ad una realtà che – al di là degli svariati casi particolari di colpe singole, comunque gravi e da risolvere con metodo – mostra un fallimento di fondo: l’auspicata uguaglianza dei cittadini, in tutte le sue sfaccettature – in primis lavorative – non è avvenuta. E non ci si racconti, per l’ennesima volta, che il declino dei valori è dipeso dalla storia della sinistra nel mondo. Si ammetta, senza infingimenti, di essersi dimenticati del prossimo, di coloro che in questi anni sono stati abbandonati, letteralmente, a un destino di deprivazione, pressoché inascoltati da tutti: politica, sindacati e associazioni di categoria. In questo scenario, a tratti apocalittico, ogni membro dei suddetti gruppi ha avuto la sua parte di responsabilità.
FabbricaLasciare una donna o un uomo senza la possibilità di apportare il proprio contributo alla collettività, è quanto di più iniquo si possa ingenerare.
L’impegno teorico, quando e se sia stato tramutato in fatti, si è dimostrato apoditticamente insufficiente.
Le cause, quindi, vanno ricercate nelle pieghe di quei bei principi-colonne della sinistra che nel tempo si sono persi o trasformati, svisando la natura dei mezzi e, purtroppo, le persone che, pur nascendo in quel clima di uguaglianza, hanno smarrito la strada e alterato i comportamenti umani, fagocitati da altri interessi: potere, lucro, proscenio, per ottenere i quali si calpesta solitamente ogni cosa e, se necessario, ogni essere vivente.

L’idea incipitaria, quindi, comincia a delinearsi nel suo concetto principe – che vede al centro la persona – concatenato all’imprescindibile atto, apparentemente utopistico, di sradicare dai mercenari la loro edonistica formazione.
Se la Sinistra ritiene di essere capace di ripartire da questa idea, dimostri anche di possedere le migliori intenzioni e facoltà di rinascita, altrimenti continui pure a raccontarsi altro e a progettare strategie inconcludenti.

Nell’auspicio, quindi, che si ricostruisca la vera Sinistra italiana, si dà inizio su queste a quella pagina mancante che, oltre ad essere memento di principi ne costituisca le fondamenta. Ad integrazione degli studi previsti dal sistema scolastico-universitario italiano, si riportano i principali punti del manifesto di cui si tratta, nella consapevolezza di rappresentare solo una parte del tutto che – come ogni opera degna di questo nome – non può che definirsi provvisoria o, meglio ancora, in divenire, ma la cui tendenziale completezza non potrà che dipendere dall’attenzione di ciascuno essere umano nei confronti dell’intera società.

Manifesto della Sinistra italiana – Punti fondanti e propedeutici

Premessa
Per ogni punto del presente manifesto dovrà essere curata – da parte dei fondatori e sottoscrittori – una diffusione costante e capillare, tale che mai più alcuno possa essere escluso dalla vita collettiva in tutte le sue sfaccettature.

1. Educazione

Studio e verifiche periodiche (esami e test) sulle seguenti materie:

- Pedagogia;
- Psicologia infantile;
- Antropologia.

2. Testo fondamentale

- Costituzione della Repubblica italiana.

3. Autori le cui opere vanno lette, studiate e capite

- Karl Marx
- J.J. Rousseau
- Roberto Saviano

4. Convenzioni e dichiarazioni da studiare

- Dichiarazione universale dei diritti umani;
- Dichiarazione dei diritti del fanciullo;
- Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia;
- Convenzioni di Ginevra;
- Convenzione di Dublino.

5. Concetti basilari

- Significato del diritto, della regola;
-           ”      dell’ambiente;
-           ”      del prossimo;
-           ”      dei tributi;
-           ”      dei libri;
-           ”      dell’ordine;
-           ”      della società civile;
-           ”      del tornaconto individuale;
-           ”      del tornaconto collettivo.

6. Redistribuzione del reddito e del lavoro

- Dalla “proprietà privata” alla “proprietà pubblica”;
- Imprenditore stipendiato;
- Dipendenti gestori del lavoro-amministratori della società.

L’imprenditore (o qualsivoglia datore di lavoro) riceverà un compenso commisurato al suo lavoro e non al lavoro dei dipendenti, con i quali concorrerà – come è sempre avvenuto – alla complessiva attività aziendale, ma con delle importanti variazioni.
Gli utili, attraverso un equo e innovativo sistema di tassazione, confluiranno in un bilancio consolidato – che contemplerà i bilanci di tutte le società italiane, nonché i redditi di ogni singolo professionista, imprenditore individuale, artista o qualsivoglia altra figura professionale – volto alla redistribuzione del reddito e, consequenzialmente, del lavoro erga omnes, vale a dire verso ogni singolo individuo che vive sul suolo italiano, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Gli utili in eccesso saranno reinvestiti dallo Stato in attività grazie alle quali si creeranno nuovi posti di lavoro, ma, nel frattempo, quelle esistenti occuperanno tutti attraverso un modello che ricalca uno storico concetto, espresso dal grande politico socialista Pietro Nenni: “Lavorare meno, lavorare tutti”.

Inoltre, a partire dall’introduzione di questo manifesto, i beni di lusso quali automobili di elevatissimo valore, imbarcazioni da diporto e non e ville faraoniche entreranno in un piano di utilizzo collettivo, secondo il quale tutti, a rotazione, ne potranno usufruire.

 

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