Commitment Phobia, la paura d’amare.

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Un po’ ovunque si sente parlare di narcisismo perverso, di narcisismo patologico e di psicopatia, sembra che il disagio ormai sia esteso ovunque, ad ogni livello e per ogni categoria di persone. Iniziamo questo viaggio (serio) attraverso questa patologia partendo dalla fine, e cioè?

cpNel corso degli anni gli studiosi si sono resi conto che riempiendo i forum, il web, YouTube, la letteratura scientifica (e non solo) di questi argomenti tutti hanno iniziato a parlarne indistintamente, senza più discernere chi fosse davvero psicopatico da chi no. Oltre ai narcisisti perversi una nuova tipologia di persone fonte di studio si sta facendo strada in questo periodo: coloro che sono affetti da commitment phobia. Ecco perché partiamo dalla fine, perché è più giusto fare luce, redarguire e raddrizzare il tiro, che continuare a parlare di quello che potreste trovare su qualsiasi blog, o sito di informazione, più o meno elevato. Che le società capitalistiche tendano ad implodere, proprio sotto fenomeni di massa, non è una novità, la storia è ciclica e questo periodo storico dimostra come evolvendo siamo arrivati a un punto di non ritorno,

“Anche un’epoca di oppressione è degna di rispetto, perché essa è opera non degli uomini ma dell’umanità, dunque della natura creatrice, che può essere dura, ma non è mai assurda. Se l’epoca che noi viviamo è dura, abbiamo tanto più il dovere di amarla, di penetrarla con il nostro amore, fino a quando non avremo spostato le pesanti masse di materia che nascondono la luce che risplende dall’altra parte” (Walter Rathenau).

Tutte le brutture di questo periodo, ahinoi, erano quasi tutte prevedibili e non evitabili, il narcisismo perverso ne è solo un piccolo sintomo, ci si indurisce talmente tanto nei confronti della realtà che non si prova più nulla per i propri simili, le emozioni vengono dirottate sull’anaffettività e quello che ne emerge è un quadro terrificante: terroristi che si lasciano esplodere, serialkiller, omicidi e imbrutimento nelle relazioni basilari. Tutto questo crea dei ‘mostri’, persone incapaci di provare qualsiasi tipo di sentimento e che riversano sugli altri la propria freddezza. Eppure, ultimamente ci chiediamo spesso: ma è possibile che siano diventati tutti così? Davvero non ci sono più persone capaci di amare? Non c’è più nessuna speranza per noi? Verremo tutti contagiati? No. Non è affatto vero. Non siamo diventati tutti così e bisogna fare una distinzione. Ecco perché noi oggi parleremo della Commitment Phobia, per dare una risposta a tutte queste domande. E per capire anche perché gli studiosi non ce ne abbiano parlato prima. Mentre sul narcisismo patologico i testi si sprecano (io consiglio sempre di leggere quelli di Alexander Lowen), della Commitment Phobia non ne parla ancora nessuno, soprattutto in Italia. Si sa che i disturbi della mente, ultimamente sono maggiormente studiati in quei paesi economicamente più evoluti, ma con il maggior numero di problemi sociali: suicidi, suicidi di massa, attacchi terroristici, serial killer, minori armati che creano panico nelle scuole, etc etc tutto quello che doveva essere bello e dorato nei paesi ricchi, in realtà, non lo è, e mostra la sua faccia peggiore, però in questi paesi c’è maggiore attenzione allo studio di questi fenomeni. Esistono le persone che hanno paura di amare? Sì. Finalmente abbiamo questa risposta: assolutamente sì. E questo disagio reale e grave ha un nome: commitment phobia, che rasenta come sintomatologia il narcisismo perverso, ma non è la stessa cosa. Le persone affette da commitment phobia sono persone con una cicatrice emotiva profonda, le nuove generazioni sono quasi tutte figlie di genitori separati, prive di qualsiasi fiducia nei sentimenti e apparentemente già inaridite, questo dunque li rende già tutti in età infantile o preadolescente degli psicopatici? No, assolutamente no, ma delle persone che freneranno col fidarsi sì, persone che penseranno bene a chi e in che modo affidare il loro cuore, persone che indosseranno a priori la corazza della diffidenza, perché a differenza degli psicopatici, i commitment phobic hanno un cuore che ha già sofferto e devono assolutamente proteggerlo. Queste persone possono essere anche adulti, segnati da relazioni fallite o finite male, chi ha subìto maltrattamenti, tradimenti, chi ha provato e riprovato a cercare l’amore restando sempre deluso, non andrà incontro ai sentimenti a braccia aperte, ma avrà le emozioni e i sentimenti bloccati. Anche io in diverse occasioni mi sono chiesta se mi fossi inaridita al punto da non provare più nulla, la realtà dei fatti è che ho solo sofferto troppo e questa volta voglio qualcuno che meriti davvero il mio amore. E se mentre aspettiamo invecchiamo? Pazienza, la nostra psiche si sta solo proteggendo da un’ulteriore delusione. È ovvio che laddove ci siano delle situazioni di ampia sofferenza è meglio iniziare una terapia per guarire questa ferita, ma non siamo diventati tutti dei narcisisti, ed è importante sapere questo. Le persone che patiscono la commitment phobia mostreranno un interesse iniziale per la relazione, saranno disposte a condividere con voi molti aspetti della loro vita, e non saranno mai crudeli con voi come un narcisista perverso, ma tenderanno a chiudersi, a scappare, quando la relazione diventerà troppo intima, non carnale o passionale attenzione, ma intima, profonda, autentica, complice, in quel momento il commitment phobic tenderà a scappare e a prendere le distanze. Ecco perché non bisognerebbe mai forzare la mano, o mettere pressioni, è un po’ come quando si pesca e il pesce ha abboccato, per un po’ bisogna lasciare andare il mulinello, bisogna che la persona spaventata abbia quanto più filo possibile, se è realmente interessato, poco alla volta tornerà e si legherà lui a voi. Certo, nessuno guarisce nessuno, ma se ne vale la pena aspettare, perché no? È anche vero che chi soffre di questa vera e propria fobia è portato a tradire, proprio per rifiutare l’altra persona, cercando di tenere insieme più relazioni, dimostrando a se stesso di non avere nessun legame, di bastare a se stesso, questo fa male, è svilente, ma fa parte del disturbo, del resto se fossero state tutte rose e fiori le cose sarebbero andate diversamente e, molto probabilmente, non stareste leggendo questo articolo. Il commitment phobic non è aggressivo, non è violento, non usa umiliare la persona dicendo “sono stato con lei perché è migliore di te”, di solito dopo un tradimento è il primo a stare male. Sa che il suo comportamento è sbagliato, ma la fuga istintiva è l’unica reazione che conosce, anche in maniera inconsapevole. Provate ad immaginare gli animali del bosco di fronte ad un incendio, scapperanno tutti impazziti il più lontano possibile da quel fuoco, paradossalmente più la persona sarà attratta da voi, più vi rifiuterà, più avrete la sensazione che si stia legando più lo vedrete scappare dalle vostre mani, se insisterete, se spingerete per farlo restare, il livello di pressione sarà altissimo e scapperà. Se il vostro sentimento era reale, se l’emotività che avete trasmesso era buona, questa persona tornerà secondo i suoi tempi. Ovviamente dovrete capire cosa avete provato voi in questo tempo. Io so di per certo che una relazione con un narcisista perverso non lascia nulla, non ci sono ricordi, non c’è la voglia di tornare con quella persona, con il tempo svaniscono anche la rabbia e la paura; di una storia con un commitment phobic invece rimangono ricordi, rimangono emozioni, sogni, proprio perché quella persona non era affatto arida, anzi era protettiva, compartecipativa, complice e riusciva a parlare di sé, a donare un pezzo di sé a chi si trovava di fronte. Per istinto anche io tendo a sabotarmi e ad allontanare da me le persone che amo, mi stavo convincendo di essere diventata arida, ma se fossi stata tale non avrei mai provato un amore profondo, intenso, così doloroso, e ho capito che ognuno attua le proprie strategie per stare al mondo, mi sono messa a studiare e mi sono accorta che esiste per davvero chi ha paura di amare. Questo non deve giustificare amori malati, malsani, violenze, crudeltà mentali. Il commitment phobic lo riconoscete a pochi mesi dall’inizio di una relazione perché si chiuderà, avrà paura e nel migliore dei casi vi chiederà di aiutarlo a superare, chi sta insieme a voi da anni e vi riserva mutismo, sparizioni, umiliazioni giornalieri è un narcisista patologico, il commitment phobic superata la fase iniziale (che può durare anche oltre un anno) si abbandonerà totalmente a voi sperando di non essere ferito di nuovo. Fate domande, chiedete, cercate di capire quali possano essere state le ferite e poi, se siete in grado di assumervi questa responsabilità, curate abbracciando. (Condividete il link con i vostri amici, aiutateci a farci conoscere sempre di più. Cerchiamo di fornirvi un’informazione adeguata al passo con i tempi. Lasciateci i vostri commenti, interagite, fateci sapere di cosa vorreste sentir parlare, scrivere dai nostri contributor. Il nostro lavoro è per voi.)

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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