“You”, pensieri e opinioni sulla serie tv, targata Netflix

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Le relazioni malate sono gabbie di vetro, chiuse ermeticamente dall’esterno, ma trasparenti. Dentro le quali tutti possono guardare con atteggiamento se non voyeuristico, quantomeno morboso, senza poter intervenire, e questo è esattamente quello che succede nella serie tv di Netflix, “You”.
C’è una giovane donna che prova a vivere scrivendo e c’è un giovane librario che si innamora follemente di lei appena la vede. Follemente è il termine più adatto al caso, Joseph Goldberg (interpretato da Penn Badgley), è affetto da diversi disturbi della personalità tutti celati dietro l’aria di bravo ragazzo. Beck è una giovane all’apparenza libera e spensierata.
Joe trama un intreccio ardito per far cadere e per fare sua Beck (interpretata da Elizabeth Lail).
Sullo sfondo una New York distratta e metropolitana, complici della malattia di Joe sono i social media attraverso i quali tutto è visibile, e ognuno può inventarsi la vita che più gli piace e che vorrebbe avere. La serie tv mostra bene come in realtà possiamo essere spiati da chiunque in qualsiasi nostro movimento.
La vita di Beck nella realtà non mantiene le aspettative che appaiono attraverso quella mostrata dal suo storytelling dei suoi canali social.
La privacy è sacrificata sull’altare della vanità (argomento che ritorna puntuale). Obiettivi sempre più alti, frustrazioni sempre più profonde.
Le prime puntate mi hanno preso poco, lo confesso, poi c’è stata una sferzata rinvigorente dal settimo episodio in poi quando tutto ha iniziato a scorrere molto più velocemente.

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L’antitesi tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene e il male, tra il sano e l’insano, culminano in un climax crescente e ben architettato.
In ogni film del terrore, in ogni scena di panico, c’è sempre chi compie delle azioni stupide, e questo succede anche a Beck nell’ultima puntata, che nervi quando non porta con sé la chiave… (chi ha visto la serie capirà…)
Nella relazione entrambi i protagonisti sono in una codipendenza affettiva, Beck è malata tanto quanto Joe, anche lei torna a riprenderselo, non capta i segnali, non si accorge di nulla di quello che le succede intorno, ha una vita promiscua e libera, che alimenta l’instabilità, le fragilità e le insicurezze di Joe.
Quando ormai lui è lontano lei non lo accetta e da brava manipolatrice, presa da uno strano rimpianto, a sua volta, torna a riprenderselo.
Se tutto questo può aiutare giovani donne in difficoltà, a capire che vivono situazioni di rischio, a prendere le distanze da amori malati, ben venga.
La qualità del girato è ottima, l’idea interessante. I beat culminano in sequenze accattivanti.
Banalizzante invece vedere in Joe solo un carnefice, non per il suo triste passato, ma per la mancanza di consapevolezza di Beck.
Studi recenti hanno confermato che in una relazione con uno psicopatico non cade una semplice vittima, ma una persona che porta anche lei dei disturbi mentali non trascurabili. Non più vittima e carnefice, come si vedeva fino a qualche anno fa, ma quasi un concorso di colpa.
Quando si ha a che fare con personalità psicopatiche, e dopo un po’ si comincia ad intuire, tutto quello che bisogna fare è prenderne le distanze e rendersi irraggiungibili.
“You” ci spiega bene in che modo possono evolversi amori malati ingabbiati in trappole di vetro, senza appigli, claustrofobici e chiusi ermeticamente. E per quanto chi viva esternamente queste relazioni sia pronto ad aiutare a tirare fuori il mal capitato (vedi Peach), di solito ci rimette con un allontanamento, difficilmente chi le vive dal di dentro ha consapevolezza dei rischi che corre, ecco perché è giusto iniziare a vedere cosa può succedere, come se la cronaca non fornisse elementi sufficienti.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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