Tre giorni senza internet. Hikikomori.

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hikikomori

Ultimamente si sente sempre più spesso la parola “hikikomori”, facile intuire che viene dal Giappone, questa parola indica una particolare tipologia di persone, che ultimamente sembra essere anche in aumento, e che corrisponde dunque a coloro che vivono in completo isolamento anche nella loro stessa casa, dalla loro stessa famiglia, senza uscire dalla propria stanza (mai, o quasi mai), circondati solo dalle loro console di gioco, dai loro giornali, dai libri e dai fumetti.
È un fenomeno che si riscontra soprattutto tra i giovani con poche capacità di socializzazione.
Io tutti i torti a questi ragazzi non li do, non sempre questo mondo offre grandissime alternative a chi decide di vivere all’aria aperta, non sempre è facile trovarsi con gli altri, e soprattutto trovare persone con gli stessi gusti, internet contribuisce a creare dei legami anche attraverso continenti diversi, così capita che chi abita in America trovi più semplice comunicare con chi si trova in Italia, o dal Giappone con l’Australia. Internet ha accorciato le distanze, ma ha dilatato le assenze reali, quelle di presenza e tangibili, è anche vero che la mente riesce ad elaborare lo stesso legami e relazioni anche con chi non vede fisicamente sempre, e tutto questo assomiglia sempre di più ad un romanzo di Asimov, ma con meno fascino.
In questi giorni, ho avuto enormi problemi con la linea internet, sia sul cellulare sia su quella fissa di casa, e mi sono sentita persa: dovevo scrivere un articolo? È stato seriamente difficoltoso rivolgermi al dizionario per ogni dubbio o incertezza, avevo dimenticato anche la pesantezza fisica del tomo Devoto-Oli, avevo bisogno di una traduzione istantanea per essere più sicura? Cavolo, Google Translate non funziona, voglio vedere un film? Ogni 5 minuti saltava. Voglio preparare la torta di mele! E la ricetta? Neanche la semplice comunicazione quotidiana con le mie amiche funzionava, mi sono sentita persa, un’isola. E non importa se per fare due chiacchiere basta uscire dal mio portoncino arrivare alla scala dopo e citofonare alla mia amica, non basta andare a fare la spesa ed incrociare altri sguardi, proprio semplicemente il nostro modo di vivere è cambiato e sembra che tutto ci spinga di più verso l’hikikomori, che verso la socializzazione.
È un mondo proiettato verso l’introspezione e la solitudine.

hikiko
Sono fantastiche queste nuove app che ti consegnano di tutto a domicilio, dovevo fare un regalo nei giorni scorsi e ho pensato di mandare una colazione a casa, mi hanno detto: “Fai un ‘Glovo’!”, e io trovo fantastico tutto ciò, quindi per quale ragione dovremmo alzarci dai nostri amati divani e spingerci in quella giungla di asfalto, di inquinamento e di microbi? Per quale malsana forma di masochismo dovremmo fonderci tra gli altri?
Per il semplice piacere della scoperta.
La casa ripara, nasconde, protegge e puoi anche avere l’illusione di star vivendo la vita più bella del mondo, ma non stai scoprendo come cambia la luce del sole con l’inverno, quale negozio nuovo stanno aprendo in città, quali sono le notizie che fanno scalpore…
Lo confesso: io sono internet dipendente, ma non sono pentita, non lo sarò mai, ma non posso avallare uno stile di vita così insano, anche se è comodo: lavori da casa, il bonifico arriva virtualmente sul conto, compri tutto ciò che ti serve dal pc o dallo smartphone, ti consegnano quello di cui hai più bisogno in poche ore… insomma non ci sono più gazzelle da rincorrere, o vento in faccia da prendere, e tutto questo mi sembra un po’ triste.
Per fortuna poi la determinazione ha la meglio sulla noia e si riprende ad uscire, a vedere persone, però realmente quanto ci stiamo semplificando le cose per diventare ciascuno di noi un’isola?
Quanto sono belli i mondi virtuali che ci costruiamo a nostro piacimento?
È anche vero che l’inverno favorisce il letargo, ma non può ridursi tutto alla comunicazione fredda e asettica attraverso uno schermo, dove sono le avventure, dove le risate?
Forse bisognerebbe anche abbandonare le proprie zone di comfort e mettere in discussione i propri gusti, perché dobbiamo riunirci sempre e solo con chi la pensa proprio esattamente uguale a noi?
Era così bello quando ci si confrontava in maniera pacifica con gli altri, “Non sono d’accordo con quello che dici, ma lotterò fino all’ultimo affinché tu possa dirlo”, mi ha sempre affascinato molto questo modo di vedere le cose, eppure oggi ricerchiamo il target, quello che più ci rende simili e ci avvicina agli altri, creando delle barriere, dei muri prima di tutto mentali.
Apprezzo le infinite comodità che ci fornisce la nostra epoca, ma è anche vero che senza prove, o difficoltà, il fisico, e la mente, si indeboliscono.

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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