Scacchi: cambi nel giuoco e interrogativi dopo l’avvento dei computer

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Durante il recente incontro per il Campionato del Mondo di scacchi ho tenuto una gioiosa e superficiale rubrica su Facebook che ha suscitato l’interesse di un paio di miei amici. Tra le domande che sono comparse è stata posta una delle gran classiche dell’argomento: è vero che i computer oramai sono più forti? Quanto più forti?

Maggio 1997: Garry Kasparov contro Deep Blue.

Maggio 1997: Garry Kasparov contro Deep Blue.

Nel ’97 l’IBM organizza un incontro di sei partite tra un suo supercomputer, Deep Blue, e incontrastato e imbattibile campione Garry Kasparov. L’incontro è un rematch: l’anno prima il computer, pur sorprendendo tutti vincendo la prima partita contro il russo, perse però tre delle successive cinque, finendo nettamente battuto 4 a 2. Dopo una serie di miglioramenti apportati dalla IBM, anche grazie all’introduzione nel team di esperti scacchisti, la rivincita vede alla fine Deep Blue vincere l’ultima delle sei partite, sconfiggendo l’imbattibile Kasparov sul filo di lana per 31⁄2 a 21⁄2 (negli scacchi tradizionalmente la vittoria vale uno e il pareggio 1⁄2).

È la dimostrazione che l’intelligenza artificiale di IBM ha ormai superato l’uomo, i robot saranno dominatori del mondo, le azioni della IBM volano in borsa, Skynet ha preso il controllo della situazione e saremo tutti loro schiavi – lo Skynet del film oltretutto nasce proprio nel ’97. Beh, non proprio, anche perché sull’incontro sono stati poi sollevati alcuni dubbi. Il computer, un bestione di parecchie ante, era a qualche km di distanza dalla stanza della scacchiera e le mosse venivano inserite manualmente. Parrebbe che in più di una situazione Deep Blue sia stato aiutato ad evitare evidenti tipiche sviste “computeristiche” da umani presenti, oppure che dopo ogni partita il computer venisse aggiornato in maniera scorretta, o che sia stato fatto crashare apposta in momenti delicati, e così via…

Si dice anche che Kasparov, eccellente giocatore d’attacco, abbia giocato da par suo proprio direttamente contro la vera forza del computer, cioè il puro calcolo, e se avesse avuto un approccio più strategico e difensivista avrebbe probabilmente vinto: il computer dell’epoca non era ancora all’altezza di quei ragionamenti vaghi, “spannometrici” e raffinati che noi umani riusciamo a fare. Forse però, una delle vere forze del computer sta in una frase di Kasparov in
conferenza stampa dopo una partita: “Io sono esausto, ma credo che Deep Blue ne possa giocare subito un’altra”.

Deep Blue

Deep Blue

Deep Blue era gigantesco, calcolava un casino di mosse, aveva centinaia e centinaia di chip hardware dedicati esclusivamente agli scacchi e, nonostante abbia battuto Kasparov, era nettamente rozzo. È stato dismesso immediatamente da IBM e relegato in qualche scantinato polveroso. Ma dal ’97 l’uomo è sempre stato secondo.

aperture-scacchiMa quindi quanto sono forti al momento questi computer? Sono talmente forti che hanno cambiato la faccia degli scacchi per sempre, hanno rischiato di far perdere interesse nel nobil giuoco, hanno plasmato le ultime generazioni di giocatori, e hanno tolto tanta patina di misticismo ai campionissimi. Ad esempio, hanno fatto mostruosamente evolvere tutte le linee della cosiddetta teoria delle aperture, affondando aperture considerate da secoli come solide e rispolverando aperture ritenute se non proprio dubbie, quantomeno in contrasto con i dettami classici degli scacchi. In questo senso, hanno anche costretto i giocatori più forti a studiarsi varianti oscure per uscire prima dalla teoria ed addentrarsi nel territorio dove sono più forti: il giocare vero e proprio, perché le aperture più famose ormai si protraggono per parecchie decine di mosse finendo noiosamente e sistematicamente in patta.

Oppure, hanno reso molto più simili i giocatori umani, facendo notare immediatamente quale mossa vada bene e quale mossa no, migliorando i loro studi, ma anche uniformandoli. Un po’ come nel tennis, dove ormai da anni sono spariti quelli che facevano “serve and volley” e tutti giocano un po’ allo stesso modo, anche negli scacchi è necessario essere bravi un po’ in tutto e imparare le cose pedissequamente.

Nel mio piccolo, hanno reso più godibile seguire un campionato del mondo: mentre i due poveri umani sono lasciati soli a se stessi, immediatamente dopo una loro mossa anche gente inetta come me è in grado di capire quale sia una “cappella” e quale una mossa fortissima, senza doversi sorbire le opinioni, spesso farlocche, di qualche Grande Maestro bielorusso. E, ovviamente, mettono in luce anche l’umana fallacia di due supergiocatori quali i passati sfidanti, giocatori sì stratosferici tra gli umani, ma pur sempre meri peccatori a confronto dell’infallibile dio silicio.

Spassky e Fischer durante il campionato del mondo di scacchi del 1972

Spassky e Fischer durante il campionato del mondo di scacchi del 1972

Hanno anche fatto cambiare il formato del campionato del mondo e dei tornei in genere: una volta le partite erano più lunghe, e al raggiungimento della sera l’ultima mossa veniva consegnata in busta chiusa all’arbitro, per essere riaperta la mattina dopo. Questo, ad esempio, all’epoca di Fischer -Spassky, dava la possibilità allo squadrone russo di passare la notte ad analizzare la posizione, mentre Fischer era praticamente da solo. Adesso non ce ne sarebbe bisogno: basterebbe dare in pasto la partita ad un computer. Quindi le partite hanno un formato che le fa finire obbligatoriamente in giornata; prima di entrare nel campi di gioco gli sfidanti vengono approfonditamente scannerizzati per evitare la presenza di diavolerie elettroniche.

Più potente è il computer, più è forte a giuocare a scacchi?

Più potente è il computer, più è forte a giuocare a scacchi?

Per cui è una mera questione di calcolo, di potenza bruta, vero? Non proprio e non più: da un punto di vista puramente tecnico, il più potente hardware a giocare a scacchi è stato proprio Deep Blue, che era in tutto e per tutto un supercomputer.
Albert Silver, un analista di un sito per scacchi, pochi anni fa ha allora deciso di rispolverare un vecchio software del 2004 (l’allora campionissimo Shredder), cercare una versione che funzionasse su un computer multicore (la versione migliorata del 2006, Deep Shredder), caricarlo sul suo modernissimo bestione octacore di casa e fargli giocare una serie di partite contro la versione di Komodo, uno dei più famosi e forti engine scacchistici di oggi, fatta girare apposta su uno smartphone di fascia bassa. Da una serie di test, il computer aveva una capacità di calcolo 50 volte superiore allo smartphone, la stessa differenza che c’è tra Usain Bolt e un Concorde. Il telefono con Komodo ha vinto 4 partite e ne ha pattate 2, distruggendo il potentissimo computer.

Non è quindi questione di sola potenza. Si sono evoluti tantissimo gli algoritmi di calcolo, cosa e quando un programma deve analizzare, come decidere, cosa soppesare, dove approfondire e dove fermarsi, e se non bastasse anche le aperture (le prime mosse sulla scacchiera spesso “forzate”) e tutti i finali (quando rimangono solo uno sparuto numero di pezzi e più che i tantissimi calcoli vale l’applicazione di determinati schematismi) sono molto più compresi. In effetti, per i tornei tra software è molto importante definire esattamente le limitazioni tra l’hardware, ma lo stesso software su hardware differente cambia relativamente poco la sua maniera di “analizzare”. Fondamentalmente, gli engine scacchistici stanno imparando anche ad essere forti strategicamente.

Un goban (scacchiera per il go).

Un goban (scacchiera per il go).

E dunque, dove andremo? Basta ovviamente chiedere a mamma Google. Nel 2015 AlphaGo, un programma di Google, riesce incredibilmente a vincere un incontro di go (un gioco cinese con pedine bianche e nere, una scacchiera molto grande e una vaga somiglianza all’Otello) contro un fortissimo campione. Se per gli scacchi s’era sempre saputo che un giorno i computer sarebbero diventati più forti, per il gioco del go, che ha parecchi ordini di grandezza in più di mosse da calcolare, s’era sempre pensato che i computer non avrebbero mai vinto.

Dall’esperienza di AlphaGo mamma Google sviluppa AlphaZero, un programma cui vengono semplicemente date le regole di un gioco qualsiasi da cui impara a sviluppare strategie giocando contro se stesso. Ad AlphaZero insegnano anche gli scacchi, e dopo 4 ore di gioco contro se stesso partendo da zero, viene fatto giocare contro Stockfish, l’engine pluricampione del mondo tra i computer, e lo devasta: nel primo set di 100 partite ne vince 25 col bianco e 3 col nero, pattando le altre. È l’ulteriore “shock” nel mondo scacchistico, sui forum non si parla d’altro.

Gli autori di Stockfish fanno notare che le modalità, gli erano tutte contro: è stata usata una versione vecchia, gli sono stati tolti i libri delle aperture, le tabelle dei finali, gli è stato dato solo 1GB di ram e gli è stato imposto un tempo d’analisi di un minuto per mossa, mentre parte della forza del loro algoritmo è valutare quando muovere velocemente e quando spendere parecchio più tempo per analizzare una situazione. Dal canto suo invece Alphazero aveva a disposizione un bel supercomputer di Google.

Gli sviluppatori di Google ovviamente hanno scritto un articolo scientifico sulle capacità delle reti neurali di imparare da sole, facendo però in modo che il proprio software avesse possibilità di vittoria. Con modalità più controllate si ritiene che Stockfish sia comunque più forte o quantomeno pari, e alcune analisi offline delle partite mostrano scelte dubbie che Stockfish non farebbe a pieno regime. AlphaZero però ha imparato tutto da solo, e soprattutto sfrutta queste nuovissime reti neurali, non algoritmi preimpostati (le reti neurali – coincidenza? – sono le stesse di Skynet). Durante le partite di Google, AlphaZero calcolava 80 mila posizioni al secondo, Stockfish 70 milioni (Deep Blue, per paragone, ne calcolava 200 milioni): la differenza sta nella capacità di AlphaZero di valutare in maniera un po’ più umana, “spannometrica”, capendo “a naso” cosa calcolare. Oltretutto, AlphaZero non gioca solo a scacchi, può imparare diversi giochi una volta che gli si spiegano le regole.

E noi poveri umani quindi? Si dice che se ad un Grande Maestro di scacchi viene data la possibilità di analizzare le proprie mosse con un computer, per non cadere in distrazioni e ovvi errori, allora può tranquillamente vincere contro qualsiasi computer, perché parte della creatività e della capacità di vedere da lontano una linea strategica, una volta evitati gli svarioni più banali, siano ancora di livello.  Speriamo, perché ormai Stockfish, un programma Open Source e gratuito, scaricato sul vostro cellulare è in grado di battere qualsiasi umano del pianeta alla fermata del bus senza nemmeno consumare troppa batteria. AlphaZero può battere Stockfish. E Skynet può battere AlphaZero…

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