Rifacciamo il bel film di una volta – “Il ritorno di Mary Poppins” di Rob Marshal

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La Disney continua il percorso di rivisitazione dei suoi classici riportando al cinema il mito di Mary Poppins che nel 1964 è stato il più grande successo Disney per i film non di animazione. Il ritorno di Mary Poppins non tradisce l’originale e soddisfa le aspettative di bambini e adulti nostalgici.

Il ritorno di Mary Poppins (tit. orig. Mary Poppins Returns)il-ritorno-di-mary-poppins-maxw-1280

Regia: Rob Marshal
Soggetto: dal libro di P. L. Travers. Storia di David Magee, Rob Marshall, John DeLuca
Sceneggiatura: David Magee
Distribuzione: Netlix
Paese: Stati Uniti
Genere: film per famiglie, film Disney, musical, fantastico
Durata complessiva: 130 minuti

Interpreti:
Emily Blunt: Mary Poppins
Lin-Manuel Miranda: Jack
Ben Whishaw: Michael Banks
Emily Mortimer: Jane Banks
Pixie Davies: Annabel Banks
Joel Dawson: Georgie Banks
Nathanael Saleh: John Banks
Meryl Streep: Topsy
Colin Firth: Wilkins / Lupo
David Warner: ammiraglio Boom
Dick Van Dyke: sig. Dawes Jr.
Angela Lansbury: signora dei palloncini

Consigliato a: chi ha amato Mary Poppins e famiglia, chi ama i bei film di una volta, la bella Londra di una volta, le belle tate di una volta e le belle favole nuove
Sconsigliato a: chi odia quando nei film di mettono a cantare, a chi prima di tutto gli interessi della banca

Negli ultimi anni la Disney ha dato il via a una operazione di ‘rifacimento’  (remake, sequel, prequel, reboot, spin off) dei sui grandi classici, da una parte l’operazione commerciale che fa leva su storie ‘sicure’ conosciute e dall’appeal forte.

La scena in cui la scimmia Rafiki presenta il piccolo Simba al popolo della savana (da Il Re Leone live action 2019(

La scena in cui la scimmia Rafiki presenta il piccolo Simba al popolo della savana (da Il Re Leone live action 2019(

Era iniziato tutto conAlice in Wonderland” (Tim Burton, 2010), ma è stato a partire dal 2013 che questa operazione è stata proposta con forza al ritmo di almeno uno o due film all’anno.  Così abbiamo avuto “Il grande e potente OZ” (Sam Raimi, regista della prima trilogia di Spiderman e maestro dell’horror, 2013), “Maleficient” (Robert Stromberg, un esperto di effetto speciali, 2014, nel 2010 è previsto “Maleficient 2″ con lo stesso cast), “Cenerentola” (2015), “Alice attraverso lo specchio” (James Bobin, 2016), “Il libro della giungla” (Jon Favreau, quello di “Iron Man”, 2016), “La bella e la bestia” (Bill Condon, regista degli ultimi episodi della Twilight saga, 2017), e solo limitandoci al 2019 sono in arrivo i remake live action di “Dumbo” (ancora Tim Burton), “Alladin” (Guy Ritchie, regista degli Sherlock Holmes con Robert Downey Jr.) e “Il re Leone” (attesissimo, diretto ancora da Jon Favreau, per cui attendiamo azione, scene di massa e ironia).

E’ chiaro che alla Disney piaccia vincere facile puntando su progetti dal successo economico (quasi) sicuro. Per farlo riscrive e ammoderna le belle favole di una volta per farle conoscere a un nuovo pubblico rendendole più adatte ai ritmi e alle sensibilità contemporanee. Non saranno sempre  capolavori come gli originali, ma fino ad oggi abbiamo avuto quasi sempre belle ottime proposte.

Si canta e si balla parecchio, ma in maniera decisamente vintage

Si canta e si balla parecchio, ma in maniera decisamente vintage

Per un film come Mary Poppins non ci si poteva affidare a un regista da supereroi come Joph Favreau, a mago dell’horror come SAm Raimi e neanche a un esperto di ‘mostruosità’ come Tim Burton. Allora per “Il ritorno di Mary Poppins” la Disney decide di affidare il progetto a Rob Marshal che è stato diversi anni coreografo a Broadway e che al cinema ha avuto successo con musical come Chicago (2002), Nine (2009) e “Into the woods” (un mix musicale di favole Disney, 2014). Il risultato è un film molto musicale, con coreografie e scenografie curatissime e un’interazione perfetta tra nostalgia, avventura e magia. Insomma “Il ritorno dei Mary Poppins” è esattamente il ‘praticamente perfetto’ remake di “Mary Poppins”.

Mary Poppins era sì una storia per bambini, ma soprattutto raccontava la storia di una famiglia disfunzionale in cui ognuno era preso da se stesso e si dimentica di quelli che dovrebbero essere i più importanti della famiglia, cioé i bambini. In quella famiglia arrivava Mary Poppins, una che sa come mettere le cose a posto soprattutto con gli adulti, e con un po’ di scompiglio rimetteva in ordine la famiglia: i genitori tornavano a occuparsi dei figli e a questo punto si dimenticavano di chi aveva fatto tanto per loro, cioè appunto Mary Poppins che nel finale commovente se ne andava senza un minimo di considerazione.

Il tutto è praticamente perfetto

Il tutto è praticamente perfetto

La fortuna del film, oltre al meccanismo perfetto di trama da film per famiglia, con melodrammi e ostacoli ad altezza di bambino erano indubbiamente gli effetti speciali e le canzoni. L’interazione tra animazione e attori in carne e ossa nel 1964 era ancora una novità e nel film era sviluppata in maniera affascinante e stupefacente per il pubblico di allora. Le canzoni e i balletti erano memorabili e ancora oggi tutti conoscono “Basta un poco di zucchero e la pillola”, “Supercalifragisticherpiralidoso”“Spazzacamin”.  Certo la quantità di numeri musicali era eccessiva e le parti cantate troppo lunghe, ma alla fine il mix musica /narrazione era perfetto e il film fu un successo tanto che ancora è il live action Disney che ha avuto più pubblico.

Il ritorno di Mary Poppins punta sicuro sulla tradizione, riprendendo storia e atmosfere del successo originale. I protagonisti sono i bambini di allora che sono diventati adulti e perdono di vista quello che erano. Interverrà la stesssa Mary Poppins, sempre praticamente perfetta, a sistemare le cose.

Anche se hai un ombrello che ti fa volare, andare tutti insieme in bicicletta è anceh più bello

Anche se hai un ombrello che ti fa volare, andare tutti insieme in bicicletta è anceh più bello

L’ambientazione nella Londra grigia e fumosa degli anni trenta è ricostruita in maniera perfetta, nelle stesse strade tra il numero 17 di Viale dei Ciliegi e la Banca di Inghilterra che erano percorse dalla prima Mary Poppins. Il sapore è decisamente vintage, romanticamente nostalgico. Anche la scelta degli effetti speciali riporta alle atmosfere dell’originale. Se tecnicamente il digitale ha reso più fluide interazione tra attori e cartoni animanti, tra sfondi disegnati e movimenti di macchina, si sceglie di rimanere a tratti disegnati tipici del cinema analogico, con sfondi colorati e personaggi animati che sembrano usciti dalla produzione Diney degli anni sessanta.

h!mary_poppins_julie_andrews_emily_blunt_cinefactsAnche i personaggi ricalcano quelli dell’originale: Mary Poppins ha lo stesso ruolo e caratteree col volto di Emily Blunt è forse ancora più bella. Quelli che erano i piccoli Banks sono rimasti i sognatori che erano da bambini, ma non sono molto in grado di interfacciarsi con la cruda realtà e faticano a conciliare i loro valori con le responsabilità da adulti. In questo sono davvero moderni, nel 2019 non sarebbe stato molto realistico il padre dell’originale, uomo rigido e preso esclusivamente dai propri doveri e da valori che già nel 1964 sembravano superati. Gli spazzacamini sono sostituiti dai lampionai, ma praticamente sono la stessa cosa. Il risultato è ottimo, grazie anche alla meravigliosa Emily Blunt e ai camei di Dick Van Dyke (lo spazzacamino amico di Mary e il vecchio presidente della banca nell’originale e qui il figlio del presidente ormai vecchio pure lui), Meryl Streep e Angela Lansbury (ruoli proposti a Julie Andrews, ma rifiutati dall’attrice che era stata Mary Poppins).

Per sembrare vecchio Dick Van Dyke nel 1964  (a sinistra) aveva bisogno del trucco, oggi (a destra) no

Per sembrare vecchio Dick Van Dyke nel 1964 (a sinistra) aveva bisogno del trucco, oggi (a destra) no

Se cronologiamente è un sequel ambientato circa 30 anni dopo, in pratica “Il ritorno di Mary Poppins” è soprattutto un remake che sceglie di rifare Mary Poppins puntando su quelle che erano le caratteristiche milgiori dell’originale e sfruttando l’effetto nostalgia e il fatto che i suoi fans ora sono genitori (se non nonni) e non vedono l’ora di prendere il volo con l’ombrello della tata più famosa del cinema, di estrarre diavolerie magiche dalla sua borsa, di vivere avventure ai limiti della magia, ma con implicazioni davvero concrete nella realtà.

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