La sofferenza degli amori non corrisposti

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Ma quanto male fanno gli amori non corrisposti? Non ne avevo idea fino a quando non è capitato anche a me…
Come qualsiasi altra persona ho avuto la mia bella dose di delusioni e di sofferenze per amore in questa vita. Ho scoperto tradimenti, sono stata lasciata, ho lasciato, ma la non corrispondenza di amorosi sensi non l’avevo ancora mai provata. Ed è qualcosa di veramente terribile.
Ho letto un po’ ovunque che questo tipo di sofferenza può far ammalare, nel corpo e nello spirito, pensavo che esagerassero, fino a quando non mi sono ritrovata a soffrire dei sintomi reali e fisici: insonnia, nausea, inappetenza, irritabilità, vertigini, un senso di mancanza assoluto e totale.
Ecco cosa si prova quando si è innamorati di qualcuno che non ricambia.
E non parliamo di patologie, di personalità funeste e crudeli, parliamo della semplicità con cui ci si scambia un “Ciao!” e ad uno scatta qualcosa e all’altro niente.
Nessuno dei due è colpevole, ma c’è qualcuno che ne soffre irrimediabilmente.
Sono una persona estremamente razionale, oggi si usa dire “iperlogica”, per innamorarmi di qualcuno, questo qualcuno deve possedere determinati requisiti, la mia mente si deve illudere che in un certo qual modo possa andare bene per me, quindi non è affatto semplice incontrare qualcuno che soddisfi questi pensieri, eppure un giorno ho avuto un colpo di fulmine. Magari non avrebbe avuto nessuna delle caratteristiche che io ho sempre ricercato negli altri, ma quel tipo con la sua sicurezza sfrontata mi piaceva, e anche molto.
Conoscendolo ho scoperto che avevamo gli stessi gusti musicali, letterari, mi sembrava un sogno, e mi sono lasciata cullare dalla tenera illusione che fosse quello giusto.
Ho creduto per davvero in questo ‘amore’ solo mio, lottando, idealizzando, soffrendo, nutrendomi di dolci pensieri e sogni ad occhi aperti.
Portando nascosta la speranza che un giorno (vicino) sarebbe accaduto qualcosa, e invece non è accaduto, è rimasto un sogno irrealizzato.
Non si può piacere a tutti, ma fa male, sentire, provare qualcosa di così forte e non vederlo ricambiato, credi che con quella persona potresti conquistare il mondo intero, ma non accadrà mai nulla, ed è così triste.
Ho sempre preso le distanze dalle storie che mi generavano sofferenza, sono sempre stata molto brava in questo: mi fai soffrire? Eliminato. Magari con qualcuno ho fatto passare un po’ più di tempo per essere proprio sicura sicura di non stare perdendo nulla, ma una volta giunta alla determinazione che quella persona non facesse per me, mi sono allontanata anche senza dolore, o ripensamenti.
Il guaio degli amori non corrisposti è che noi in realtà quella persona non la conosceremo mai davvero bene, così continueremo ad ammirarne i pregi, ma a valutare discretamente i difetti, che ci appariranno bazzecole.
In realtà nel mio caso, ancora oggi, credo che quei difetti fossero indispensabili al mio sorriso, ma ho anche deciso di prendere le distanze da quel tipo di dolore, che era diventato costante.
Alcuni terapeuti della mente sostengono che molti suicidi siano dovuti proprio ad un amore non corrisposto, se me lo avessero detto qualche mese fa io non avrei creduto (da cinica) a questa affermazione, e invece mi sono dovuta ricredere…
Si raggiunge un livello tale di scoramento e di tristezza che realmente ci si può sentire persi, forse la mia più grande paura era quella di non riuscire a liberarmi mai da questo pensiero, e che non mi sarei innamorata mai più.
Non è servito a nulla neanche evitare i social network, o il vederlo, era uno scambio energetico troppo forte.
La prima volta che lo incontrai rimasi quasi indifferente, ma incuriosita molto, dopo qualche giorno ebbi la sensazione che questa persona io l’avessi già incontrata, qualche tempo dopo mi ripetevo la frase: “Non mi ha riconosciuta!”. La prima volta che sentii ripetere a/da me stessa questa affermazione sobbalzai: perché pensavo a questo? Perché mi ripetevo “non mi ha riconosciuta?”? Dove avrei potuto incontrarlo? Perché pensavo proprio a un ‘riconoscimento’, e non a un normale incontro? Era come se la mia anima ne avesse percepito un ricordo antico: di panni freschi stesi al sole, di pane appena sfornato, di zucchero filato, di buono e di bello.
Eppure, lui, in tutto questo tempo, ha continuato a non riconoscermi mai.
Non ho pazienza, non so aspettare, e ho deciso di lasciar andare questo dolce pensiero, ma è stata davvero dura.
Quindi massima solidarietà a chi vive un amore non corrisposto e non riesce ad allontanarsene: per un compagno di scuola, per un collega, per un amico, è per tutti la stessa sofferenza, a prescindere dall’età o dalle esperienze (parola di blogger).
È triste anche il ruolo dell’oggetto del desiderio, che percepisce le infinite attenzioni, ma non provando lo stesso sentimento si sente a disagio e in difficoltà…
Dove finiscono gli amori non corrisposti? C’è un limbo come per i bambini mai nati, per i palloncini scappati di mano? Dove si fissano? Non lo so… Forse rimangono per sempre solo un dolce ricordo univoco.
La letteratura è piena di amori soffocati, “I dolori del giovane Werther”, ci racconta bene lo struggimento del giovane Goethe, è un dolore sordo e solitario, solo chi lo vive sa il tormento che porta in sé.

“Guglielmo, la nostra anima che cosa diverrebbe senza l’amore? Simile ad una lanterna magica senza luce. Appena si mette la piccola lampada, ecco le immagini più varie appaiono sulla parete bianca. E nonostante siano fantasmi fuggenti, essi ci rendono ugualmente felici, quando sostiamo davanti ad esse, simili ad innocenti fanciulli, estasiati dalle meravigliose apparizioni”.

Eppure, un bel giorno ti svegli ed è sparito, non ci pensi più, occorre un tempo indefinito, nessuno ha la ricetta per farlo passare prima, a me è bastato ricordarmi la mia storia delle sigarette. E la mattina dopo, come fumo che brucia cenere, erano rimasti solo i residui dell’incendio.

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Sono un’ex fumatrice, ero una di quelle accanite, fumavo le Merit 100’s, dopo un breve periodo di Marlboro morbide, più ne avevo meglio stavo, ero la tipica fumatrice che senza sigarette e senza accendino nella borsa avrebbe avuto un attacco di panico, poteva mancare tutto, ma le sigarette no. Per questa ragione avevo sempre con me anche un pacchetto di scorta, e un pacchetto nascosto nell’armadio della mia stanza.
Ero una dipendente da nicotina a tutti gli effetti. Non potevo farne a meno.
Agli inizi di giugno 2007, mi venne una strana febbre che mi obbligò a rimanere a letto, stavo male, avevo tosse e brividi di freddo, ma a un certo punto mi alzai dal letto e uscii sul balcone a fumare, giù da me c’era un concerto quella sera, ma io non ero sul balcone, imbacuccata da coperte per ascoltare Enzo Avitabile, io ero lì per fumare, quella stronza della sigaretta aveva preso il sopravvento, era diventata più forte di me. Febbricitante e avvilita, dovevo fumare.
All’improvviso, mentre inspiravo il fumo che mi pervadeva i polmoni e tossivo, mi guardai da fuori, come se mi dissociassi da me, e provai una pena immensa. Realmente quella cosa tossica, che mi stava uccidendo, aveva preso il totale controllo sulle mie azioni. Fu un attimo, presi il posacenere e spensi la sigaretta, da quel giorno non ho fumato mai più. Sono passati undici anni e diversi mesi (sì, ancora li conto), ma non ho mai più avuto l’istinto di accenderne una. Certo per un po’ di tempo ho continuato a girare con le sigarette in borsa, mi facevano sentire al sicuro, ma sono stata più forte io, ho ammazzato quella dipendenza, l’ho allontanata da me.
Avevo vinto io.
Ecco, mi è bastato ricordarmi la “mia storia delle sigarette” per uscire anche da questo amore triste e non corrisposto. Ho spinto i ricordi sul fondo del posacenere e mi sono svegliata diversa.
Pronta per una nuova dipendenza?
Non lo so… Questa volta spero che sia un Amore grande e molto carnale, non più platonico. Ma guizzante di passione e di respiri condivisi in due.

“O forse il lieto fine è questo: sapere che nonostante le telefonate non ricevute e il cuore infranto, nonostante tutte le figuracce e i segnali male interpretati, nonostante i pianti e gli imbarazzi, non hai mai e poi mai perso la speranza”.

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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