Scrittrici al cinema

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È un periodo che al cinema impazzano le vicende, le storie di giovani donne scrittrici. Un anno fa usciva il biopic sulla vita di “Mary Shelley – Un amore immortale”, diverse le serie tv e un film sulla vita di Zelda Sayre, nei prossimi giorni esce Colette, il film sulla vita di Gabrielle Colette.
Ho provato a chiedere su diversi forum di letteratura cosa ne pensassero di questo improvviso interesse verso queste scrittrici, e i lettori non mi sono sembrati d’accordo circa il ruolo secondario che queste donne hanno avuto rispetto ai loro mariti.
Eppure le storie, così come ci vengono raccontate dal medium cinematografico, non sono clementi con queste figure femminili, sicuramente tenaci e determinate ma ancora succubi nel loro ruolo di femmine.

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Mary Shelley, figlia di due grandi scrittori, pur di pubblicare il suo romanzo “Frankenstein” ha dovuto accettare di farlo uscire in anonimo; Zelda Sayre ha fornito elementi determinanti per la carriera del marito (Francis Scott Fitzgerald, che dai suoi diari ha attinto molto materiale per i suoi romanzi, ndr) e ancora non è stata rivalutata come scrittrice, Colette forse è quella che ha goduto di maggiore autonomia nel corso degli anni, vero anche che la sua storia si svolge a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ma ha dovuto lottare per far emergere la sua personalità, per imporre il suo ruolo in un mondo di uomini.

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Eppure facendo una riflessione a ritroso, il mondo della scrittura è sempre stato quello più facilmente accessibile per le donne, rispetto al mondo accademico delle università, o a quello scientifico, paradossalmente sono molte le scrittrici che hanno saputo affermare la loro identità, grazie a questa dote, nel corso del tempo, da Saffo a Jane Austen, da Emily Dickinson a Louisa May Alcott. Forse perché prendere un foglio e riporvi i propri pensieri era più semplice che lottare per poter accedere ad un’università; e chissà quante altre scrivevano di nascosto.
Un mondo, quello letterario, in cui, che si trattasse di romance o di saggi, le donne hanno sempre trovato una loro dimensione. Eppure quando si trattava di essere pubblicate c’era sempre bisogno di qualche uomo che facesse da garante, che appoggiasse i loro versi. Ma perché?
Ed è vero, o no, quello che mostrano questi film? Hanno patito, se non la totale sottomissione ai loro uomini, almeno l’inferiorità di genere? In molti, sui vari forum e gruppi Facebook, dicevano di no, però le storie parlano chiaro, non sappiamo realmente cosa abbiano dovuto vivere queste scrittrici. Bisognerebbe chiedere a loro, ma possiamo interpellare solo i loro scritti e vedere cosa ci rivelano.

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Non sappiamo quanta solitudine ci fosse nella stanza di Virginia Woolf, la possiamo percepire, intuire nei suoi scritti, ma non la possiamo conoscere. Eppure tutte queste opere cinematografiche mettono in evidenza più le storie sentimentali che il tormento della persona, della donna, del percorso editoriale affrontato. Come se tutto dipendesse ancora una volta dalle emozioni. Ho visto il film su Mary Shelley, vedrò quello su Colette, e per quanto affascinante sia la storia d’amore tormentata tra Mary e Percy Shelley, avrei preferito vedere di più sulla donna, sulla sua crescita interiore, sulla giovane che contro tutti scappa di casa e si unisce ad un uomo sposato, la giovane madre che perde la figlioletta per l’incapacità del suo uomo di gestire i guadagni, avrei voluto vedere di più la persona, la sua anima tormentata, non la bambolina in balìa della passione.

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Proprio la Godwin così geniale nelle sue intuizioni sulla fantascienza, così determinata e in gamba, ridotta a un burattino nella trama del film a lei dedicato, non ho visto Colette, spero che mi sorprenda positivamente. Spero che in questo film ci sia il riscatto, la voglia di fare, di emergere e non per amore di un uomo, ma per amore verso se stesse, o al massimo verso la scrittura che diviene mezzo per alienarsi dalla realtà che ci circonda, per elevarsi e per affrancarsi dal solo ruolo di ‘fattrice di figli’.
Ma perché tanto interesse verso queste storie in questo periodo? C’è un momento di virgulto per la letteratura tutta e nessuno ci ha ancora avvisato?
Speriamo che sia il momento della rinascita, e che la forza di queste donne ci possa dare la voglia di fare meglio e di fare di più.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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