L’armonia del soggettivo

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Quando si può affermare con certezza di essere in presenza del bello? Il bello è qualcosa di fisico o mera percezione? E’ qualcosa che può essere circoscritto oggettivamente nei limiti della realtà tangibile, oppure si tratta di qualcosa di dannatamente soggettivo? Qualcosa che non è riconducibile neppure a un momento, tanto è ineffabile e complesso nella sua teorica semplicità; qualcosa a cui non è possibile dare una forma, un colore, un profumo, addirittura una descrizione verbale perché sfugge agli strumenti della conoscenza concettuale?

sognoIl bello è qualcosa che si vede, si annusa, si tocca, si ascolta, si assapora oppure si intuisce? E’ qualcosa che può essere percepito con i cinque sensi o è qualcosa che trascende la discrezionalità sensoriale? Non sempre quello che vedono gli occhi può essere visto con l’udito, così come, non sempre ciò che toccano le mani può essere toccato con il gusto. Eppure, l’esperienza del bello è consentita pure a chi non può vedere la struggente bellezza di un tramonto infuocato, la bellezza di un dipinto o quella del sorriso di un bambino. Anche loro, infatti, sono in grado di vivere il bello, così come lo è chi non può sentire con l’udito il suono di una melodia, il fruscio del vento o la voce di una risata… dunque, dove abita il bello?

La realtà è che questi non ha una fissa dimora e forse, impregna più cose e più attimi di quanti noi, semplici esseri umani, riusciamo a ipotizzare condizionati dall’ausilio, quasi imprescindibile e a volte limitante, della ragione.
Probabilmente il bello è qualcosa di fluido che si manifesta ora nelle forme, ora nei colori, ora nella proporzione, ora nell’armonia, oppure ancora nell’ordine e nella misura. Per cui, chi è in grado di ammirare con consapevolezza un’opera d’arte, può trovare piena soddisfazione semplicemente stando in sua contemplazione, mentre chi non sa cogliere quel bello perché distratto o incline ad altre passioni, può crogiolarsi in modo diverso, magari sfogliando le pagine di un libro, osservando la lievitazione di una torta o semplicemente, godendo il bello del dolce far niente.

pietreE se fosse ancora più semplice e immediato trovare la sua vera dimora? Volendo essere generosi, ottimisti e di ampie vedute, il bello potrebbe abitare ovunque, ovunque ci sia qualcosa da percepire, non solo a livello fisico, ma anche a livello spirituale. Allora quanta gratificazione ci riserverebbe il quotidiano, quanti momenti di benessere e di stupore: dall’ammirazione dell’altro, a volte puramente estetica, a quella per l’armonia delle forme, per l’assonanza dei colori, per la sincronia dei movimenti… così come per la disarmonia delle forme, per la dissonanza dei colori, per l’asincronia dei movimenti. Punti di vista.
Il bello può essere rappresentato in modi infiniti: dal calore di un raggio di sole che accarezza la nuca in una fredda giornata invernale, dal profumo della pioggia, dalla formazione di un temporale, dal corpo di un essere umano, dall’emozione di un incontro, dal colore della timidezza, dalla dolcezza di un muffin, dalla trasparenza della verità, dal sogno di una vita diversa o dall’imprevedibilità della solita routine… Dipende… dipende dall’armonia del soggettivo, ovvero da ciò che riesce a suscitare in noi l’esperienza estatica del bello.

casaAllora, dov’è la sua dimora? La risposta non può essere univoca, o meglio può esserlo, ma solo nel senso che non c’è una definizione oggettiva, esprimibile a parole, in grado di circoscrivere questa dimora a cose, fatti, persone, situazioni, emozioni o sensazioni in un elenco completo ed esaustivo per ogni essere umano. Ciò che rasserena un’anima, a volte, ne turba un’altra, così come ciò che rallegra un individuo, a volte, ne incupisce un altro. C’è, infatti, chi vede il bello nei colori di un tramonto e chi, invece, dinanzi a quello stesso tramonto, percepisce la fine, ovvero la precarietà dell’esistenza umana. C’è chi vede il bello in un quadro astratto e chi, invece, in quel quadro percepisce solo macchie di colori e ancora, c’è chi vede il bello nell’armonia delle forme e chi, invece, percepisce tale armonia come forzatura dell’imperfezione naturale, considerata, invece, quest’ultima, come il bello per eccellenza.

universoCosì dicendo, sembra proprio che l’intero universo, a partire dall’individuo, sia costellato dal bello e dalle sue infinite sfumature che essendo tanto impalpabili quanto sottili, possono trovare dimora nelle pieghe nascoste non solo della realtà esterna, ma anche in quella più intima e complessa del singolo. Una rivelazione straordinaria che ci permetterà di vivere quell’esperienza in innumerevoli occasioni! Sarà’ sufficiente, infatti, bussare con entusiasmo e un pizzico di curiosità alla porta che, di volta in volta, ci troveremo a dover varcare nel corso della nostra esistenza per essere in grado di cogliere il bello in ogni sua dimora, ovvero nella moltitudine di manifestazioni in cui esso si rivela e godere, così, pienamente, la magia di esistere.

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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