Inquisizione Michelangelo, il nuovo romanzo storico di Matteo Strukul

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Nessuno ti racconta il tormento dell’artista fino a quando non lo hai davanti, Matteo Strukul non può aver incontrato Michelangelo in questi anni, ma di sicuro avrà ammirato le sue opere diverse volte, e più e più volte sarà rimasto affascinato da questo personaggio, al punto da volerne parlare nel suo romanzo più difficile (lo dice egli stesso nella nota conclusiva, ndr), “Inquisizione Michelangelo”, edito da Newton Compton.  È un Michelangelo ormai anziano e stanco, quello interrogato da Matteo Strukul. Lo scrittore è rimasto in silenzio e ha ascoltato il turbamento dell’uomo. Quello che ne è venuto fuori è un grande lavoro di narrativa e di stile, le similitudini e le metafore, le endiadi, rendono questo libro un piacere per il lettore; la storia è un intrigo ben intrecciato senza pestare i piedi a nessuno. Il giusto compromesso tra il fare un appunto ai vizi del tempo, ma senza punire e senza giudicare.

I personaggi sono coinvolgenti: Malasorte e il suo nomen omen, il Capitano Corsini, per il quale ho vissuto una momentanea infatuazione. C’è sempre un personaggio nei testi di Matteo Strukul che mi fa perdere la testa; lo scrittore riesce a delinearli perfettamente questi uomini affascinanti. Bisognerà chiedergli a chi si è ispirato nell’abile descrizione del Capitano dei birri.

Forse, a pensarci bene, il motivo per cui la aspettava con tanta impazienza era che, grazie a quelle sere, si sentiva meno vecchio e meno solo. Quella ragazzina gli dava energia, pace e sorrisi.

È un libro sull’amicizia profonda, sull’amore puro, sullo scambio di sintonia e sulla complicità che si può instaurare tra persone apparentemente distanti, è un libro sulla fedeltà, sulle promesse, sulla legge morale più che su quella scritta dagli uomini, un po’ come succede nella tragedia di Antigone, a chi bisogna piegarsi? Possibile che sia così difficile prendere una posizione umana più che dimostrativa? Chi rompe i patti paga. Il capro espiatorio trova sempre una sua collocazione sul rogo.

MatteoStrukul
C’è un inquisito, ma non come si potrebbe pensare, c’è un indagato a fondo, ed è Michelangelo, al silenzio, su quella sedia di fronte a Strukul che gli scava dentro, lo guarda nel profondo e gli chiede: “Perché non parli?”.
Ma Buonarroti inizia a parlare, inizia a raccontare dal silenzio della sua anima, svela allo scrittore i suoi tormenti più cupi, gli confida lo sdoppiamento che sta vivendo in quegli anni: lui diventato celebre grazie ai fasti del clero, lui così apprezzato come artista da Giulio II prima, e da Paolo III poi, proprio lui non si riconosce più in quello sfarzo, in quell’ostentazione e segue la dolce Vittoria Colonna, le sue idee e la sua amicizia con Reginald Pole.
Il tutto ruota intorno a un libretto, il Beneficio di Cristo, mal visto dalla Chiesa, dal Capo del Sant’Uffizio, ma i dubbi e i tormenti dell’artista sono più che sensati in quel periodo storico.

Vatican Ready to Host The Conclave
Dov’è la Chiesa di Pietro? Dove sono i princìpi di povertà, di castità, di rigore? Nulla di quello che dovrebbe essere è, al contrario c’è uno stuolo di figli illegittimi legittimati a compiere atti turpi, ci sono protetti e protettori, ci sono le debolezze umane tutte quante, una in fila all’altra come una collana di grani trattenuta tra le mani per avviare un rosario, ogni dieci Ave Maria si diventa più indulgenti verso la trave nel proprio occhio che verso la ciglia negli occhi degli altri.
C’è una vittima, la sola che paga il prezzo più alto, il capro espiatorio, come qualcuno che secoli prima morì sulla croce: uno solo per tutti, così nel romanzo una sola per tutti viene immolata per dare l’esempio.
Ma che senso ha rimanere al mondo senza più l’amore della vita? Un pensiero profondamente romantico.
È un libro ricco di rimandi, di ricordi, di simboli, ma è un libro chiaro, cristallino. C’è il ricordo di una Roma in bilico tra quello che deve dimostrare al mondo e il prezzo che deve pagare con i bassifondi, c’è la storia degli ultimi anni di vita di uno degli artisti più produttivi del Rinascimento.

Era uno sconfitto. Proprio come Roma, che guardava da sotto il cielo le regge dei papi, i ponti, gli archi e le colonne, le meraviglie erette da quelli come lui: gli artisti.

C’è il narrare di Strukul che ti fa dimenticare di essere una lettrice e ti lascia immergere completamente nelle sue incantate carte, c’è l’indagine che racconta ma non condanna, c’è l’Urbe che, vestendosi di sculture e di affreschi, si prepara ad essere la più bella città del mondo.

Amava la statua del Mosè, l’aveva scolpita sperando che almeno un po’ gli assomigliasse. Ma ora aveva deciso che così com’era non andava più bene.

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