Il telefono

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Corre sul filo del telefono (fisso) il legame tra Modugno e Heidi. No, non è stato Modugno a scrivere “le caprette ti fanno ciao”, se è questo che avete pensato. Ed è al telefono che il play-boy di 29 settembre esercita la sua ipocrisia con la fidanzata, sfruttando una tecnologia ancora carente. La finiamo, invece, con gli I-Phone di Ketra, che hanno ucciso le star delle passeggiate nel bosco.

 

1) Buonasera dottore – (Claudia Mori, 1974)

A soli sette anni dall’interpretazione della coppia più bella del mondo, inno parrocchiale alla stabilità amorosa, Claudia Mori tira fuori il suo contrario, e piazza una mina sotto il letto coniugale di un infame filibustiero traditore. La Mori, sguardo feromonico e trucco violento, piomba con una telefonata nella casa dell’amante, che sta trascorrendo la sua serata serena con la moglie, aggredendolo con una serie di profferte sessuali. L’infame, a quel punto, è costretto a recitare un’orrenda pantomima, chiamando la Mori “dottore”, crediamo nel senso di “laureato”, e non di “medico”, e cedendo a fine canzone con uno svelto e poco entusiasta “adesso farò un salto da lei”. Nella realtà la pantomima non avrebbe retto, e se solo a rispondere fosse stata la moglie, avremmo perso una perla della nostra storia leggera. Il pezzo fa parte di un filone piuttosto in voga negli anni ’70 e inizio anni ’80, tra rivoluzione sessuale e affermazione dei diritti delle donne, che aveva come protagoniste giovinette prone alla virilità e poco dignitose. Ricordiamo, tra le altre, Minuetto (Mia Martini), Aria (Marcella), Un corpo e un’Anima (Wess e Dori Ghezzi). A vestire i panni dell’infame c’è il doppiatore Franco Morgan, scomparso nel 2010. La storiella di Buonasera Dottore si è prestata nel corso degli anni, per via della sua scarsa credibilità e perché drammaticamente spropositata, a una serie di clamorose parodie, tra cui quella di Luca Bizzarri e Paolo Kessissoglu, Fiorello e Litizzetto, e quella maestosa di Raimondo Vianello con Sandra nei panni della cornuta. La Mondaini, una volta uscito di casa il marito, chiosa con un fulminante “Ma guarda te, se questo ogni volta che deve andare dall’amante, si deve sentire tutta la canzone di Claudia Mori”.

 

2) Piange il telefono – (Modugno, 1975)

Francesca Guadagno è una doppiatrice di discreto successo, che ha prestato in età adulta la sua voce a gente come Cameron Diaz, Melissa McCarthy, Bridget Fonda, Rosanna Arquette e, Liv Tyler. Ma è nei primi 11 anni di vita che la Guadagno dà il meglio di sé, doppiando la nota contadinella austro-svizzera Heidi, e soprattutto recitando la parte della figlia illegittima e inconsapevole di Modugno in questo straziante dialogo risalente al 1975. La piccola , sette-ottenne, mostra ottime capacità attoriali, retrocedendo con grande abilità a quella di una cinquenne la propria voce . Con una certa pazienza, la bimba tiene testa a un lagnosissimo Modugno, che non si rassegna alla decisione della ex di interrompere la relazione dopo la gravidanza, ex che ha deciso di crescere la bambina da sola (“dato che la mamma lavora è una vicina che mi accompagna a scuola, però ho una sola firma sul mio diario, gli altri hanno quella del loro papà, io no…”) pur di toglierselo dalle scatole dopo l’avventura estiva svoltasi –sei anni prima- all’Hotel Riviera. Visto il successo, Modugno, o chi per lui, decide di sfruttare il dramma del padre abbandonato per un film musicarello, appunto Piange il Telefono. Nel film ancora una volta la piccola Guadagno reciterà la parte di Chiara, figlia di sette anni inconsapevole di un pilota partito per l’Africa subito prima della sua nascita. Come nel caso di “Buonasera dottore”, numerose le parodie generate dalla canzoncina feuilleton, tra cui quella di Bramieri e Loretta Goggi, quella degli Oblivion, e quella in napoletano di Anna Walter e Rino Marcello (“Ma tu shtai chiagnenn, ma quant fai schifo quando chiagni”, “A schuola na schifezz, ag’ siempre zzero”).
3) Il solito sesso -  (Max Gazzè, 2008)

Avrebbe meritato di vincere l’edizione 2008 di Sanremo questa bella invenzione partorita dal capoccione di Max Gazzè e di suo fratello Francesco, altro che dodicesimo posto. Scivolano via con grande sapienza i 3 minuti e mezzo in cui Gazzè fa la parte di un piacione fulminato da una pischella appena incontrata durante una festa. Un’oretta dopo aver congedato gli amici, il protagonista chiama al telefono la ragazza, che rimane silente per tutta la chiamata. Usando argomenti spropositati Gazzè si dichiara disponibile a prendere i cazzotti del fidanzato (“Dillo al tuo compagno che ci ha visti stanotte: se vuole può venire qui a riempirmi di botte! Però sono sicuro che saranno carezze, se per avere te un pochino almeno servisse”) e ad amarla più o meno per sempre, sfidando la natura, alla maniera del Battiato della Cura, con improcedibili promesse (“Correrò veloce contro le valanghe per poi regalarti la fiamma del vulcano, respirerò dove l’abisso discende e avrai tutte le piogge nella tua mano”). Nel video ufficiale la cifra comica è aumentata dal fatto che Gazzè sbaglia numero, e all’altro capo del telefono c’è un’arzilla siura alle prese con la sistemazione di un vaso di fiori. Il vaso di vetro cade e si frantuma, e l’anziana chiude il video imprecando: “Pronto, pronto, ma cosa vuole da me a quest’ora, ma si rende conto?…Ma roba da pazzi…che casino”.

 

4) 29 Settembre – (EQUIPE 84, 1967)

Pubblicazione marzo 1967 quell’impunito di Mogol mette nero su bianco, nel dettaglio, un impietoso tradimento. Non è la prima volta che accade nella carriera del paroliere, né sarà l’ultima. Specie in coppia con Battisti, il tema delle strutture amorose triangolari viene affrontato a più riprese: in Non è Francesca (In cui come noto il cornuto non si rassegna alle evidenze), in Mi ritorni in mente, con l’improvviso, agghiacciante momento in cui Lei chiede al fidanzato, all’improvviso, “Lui chi è ?”, in Fiori Rosa Fiori di Pesco, in cui lui, pentito di una frettolosa chiusura di un rapporto torna a casa di Lei ma la trova con un signore (Cui chiede goffamente scusa); in Innocenti Evasioni, in cui meticolosamente Battisti prepara una seratona con l’amante, con tanto di champagne, ma riceve la visita della fidanzata, non troppo convinta dell’atmosfera a luci rosse. Quando l’amante busserà alla porta, Battisti cercherà di giustificare la questione con uno scherzo, un amico, e chi lo sa. In “29 settembre” , composta dal monumentale duo e inciso dall’Equipe 84 nel 1967, cioè due anni prima che Battisti la cantasse in proprio, il fedifrago di turno, che si fa i fatti suoi in un caffè, incrocia il sorriso di una sconosciuta, con cui finisce a letto senza eccessivi convenevoli. Il 30 settembre, giorno annunciato nella canzone da un autentico speaker della RAI, lui si alza dal letto, realizza, e corre a chiamare al telefono (fisso) la fidanzata, con cui ride sguaiatamente, ormai sazio, della riunione con l’amore stabile e del misfatto che non sarà mai scoperto né svelato. Con l’avvento dei cellulari, Mogol avrebbe dovuto inventarsi qualcosa per giustificare il cellulare spento per ore, la sceneggiatura avrebbe sofferto di qualche forzatura, e forse 29 settembre non avrebbe mai visto la luce.

 

5) Se telefonando – (Mina, 1966)

Strofa-Ritornello-Strofa-Ritornello-Inciso-Ritornello-Finale. Questa è la struttura canonica di una canzone leggera. Arriva Morricone e scombina tutto, con un pezzo unico nella storia, che prevede: Premessa, Ritornello ripetuto per 4 volte, ogni volta con cambio di tonalità a salire, ritorno alla tonalità del primo ritornello, altre 4 ripetizioni del ritornello con identici cambi di tonalità, finalino. Si potesse esprimere in termini matematici, diremmo P+Rx4+Rx4+f. Il risultato è esplosivo, pure grazie a Tanta Interprete. La strofa iniziale è l’antefatto, una passione sbocciata splendidamente con la complicità di notte e mare. Ma l’antefatto viene presto liquidato e messo in un cantuccio come questa storia d’amore, con la causale “è cresciuto troppo in fretta questo nostro amor”. Il resto è psicodramma, perché lei non sa spiegargli che questa storia appena nata è già finita, né per telefono e né dal vivo. Lo stesso tema, la sofferenza di chi infligge il dolore, lo svolgerà un paio d’anni più tardi la Vanoni in “C’è una ragione di più”, ispirata da Califano. Il testo è di Maurizio Costanzo e dello sceneggiatore Ghigo de Chiara, entrambi prestati occasionalmente alla musica. Costanzo, in tarda età, si è riproposto come paroliere per Marcella Bella (Da quando mi hai lasciata) e Mario Lavezzi (Innamorato).

 

6) L’esercito dei selfie – (Takagi e Ketra, 2017)

Cast foltissimo quello che gravita attorno a un brano confezionato allo scopo, riuscito, di diventare il tormentone dell’estate del 2017.
Takagi (Alessandro Merli) e Ketra (Fabio Clementi), un milanese e un abruzzese di Vasto (produttori e maestri cerimonieri del poppetto degli anni 2010 -tra le altre Amore e Capoeira, Roma Bangkok, Vorrei ma non posto-) marchiano il brano, sostituendosi ai cantanti. Più o meno come se si fosse detto Questo Piccolo Grande Amore di Antonio Coggio, Pensieri e Parole di Alessandro Colombini, Bollicine di Guido Elmi, invece che di Baglioni, Battisti e Vasco Rossi. Il testo è di Tommaso Paradiso, cantante dei The Giornalisti, che ha confessato di aver scritto queste memorabili liriche in un’ora. Noi ce l’avremmo fatta in tre quarti d’ora, e in questo senso lanciamo una sfida al popolare frontman.
Il tema è quello del rimpianto della carnalità a fronte delle urgenze virtuali e digitali, con l’innesto di immagini tragicomiche e surreali (Le Torri Gemelle e il Banjo). Alla voce Lorenzo Fragola (impersonato, nel video, da Francesco Mandelli –I soliti idioti-).
Incastonato nel video il prezioso contributo di un Pippo Baudo canuto, che predice il destino da tormentone della canzone, video ambientato, anche nei colori, nelle melodie e nello stile, in un teatro di posa televisivo degli anni ’60, alla maniera dei (purtroppo ultimi) Nirvana di In Bloom. Andate a rivederlo.

 

 

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Chi lo ha scritto

Gianluca Racano

Gianluca Racano è un triste avvocato di provincia che si occupa di terremoti, musica, sport di squadra, manutenzioni esistenziali, politica e pensieri laterali. Blogger a tempo guadagnato, con l'ambizione ingiusta di diventare un influencer almeno nel proprio condominio, conosce a memoria le capitali delle Repubbliche ex sovietiche, con l’esclusione del Tagikistan. Nel settembre 2018, dopo insistenze, comincia la collaborazione con L’Undici. Seguiranno aggiornamenti.

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