Da Tex a Diabolik, conosciamo meglio Marcello Bondi.

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Ho letto con immenso piacere il Color Tex, appena uscito, e diversi Diabolik realizzati su dei soggetti di Marcello Bondi.

Lo sceneggiatore ha all’attivo diverse pubblicazioni in Italia e all’estero (Stati Uniti e Regno Uniti principalmente) e devo riconoscergli che l’inventiva non gli manca.
Niente nelle sue trame è prevedibile, e c’è sempre un finale con sorpresa.
Sebbene giovane di età, ha solo ventitré anni, si vede che lo scrittore studia, fa i compiti a casa e legge molto.
Le storie sono avvincenti, i colpi di scena entusiasmanti, le storie rispecchiano i personaggi, le trame creano suspense e si lasciano leggere con partecipazione emotiva all’azione.
44715715_10210230997291924_8636023353477431296_oDevo dire che ne ho lette diverse di opere di Bondi, ma l’ultimo Diabolik, “Doppia caccia”, scritto con la supervisione di Tito Faraci, mi è piaciuto non poco.
Una storia nella storia che si intreccia in un finale che lascia senza fiato, a differenza degli altri numeri, Eva e lo spietato ladro dal cuore tenero, Diabolik, si vedono poco in queste pagine, c’è largo spazio a Ginco, eppure il colpo di scena finale è da cardiopalma. Niente spoiler, ma una leggerezza di Eva in poco tempo mette a rischio decenni di indiscussa arte criminale e, sul filo del rasoio, anche questa volta i due riescono a mettersi in salvo.
Il soggetto scritto per il Color Tex, “Juliet”, risale a qualche tempo fa, è uscito insieme ad altre quattro storie e val la pena di leggerlo tutto, come qualsiasi opera della Bonelli.
Ho incontrato Marcello Bondi per intervistarlo.

doppiacaccia
Beh innanzitutto, benvenuto e complimenti, Marcello. Così giovane e così caparbio. Da dove nasce la tua passione nel raccontare storie? Raccontaci un po’ di te.
Salve a tutti e grazie a te Imma per l’attenzione dimostrata.
Sulla mia passione nel raccontare storie non c’è molto da dire, a voler essere sinceri. Ho iniziato a leggere fumetti per caso, in treno, durante un viaggio di ritorno da Milano, all’età di 7 anni. Il resto è venuto da sé.

Non è facile portare avanti questa passione, durante il giorno ti dedichi anche ad altre attività. Vero?
È proprio così. Basti pensare che ho un lavoro fisso che con il fumetto non ha niente a che fare. Però, mi sono organizzato al meglio. Molto spesso le idee migliori nascono proprio durante l’orario di lavoro (quando svolgi le operazioni più meccaniche e banali, è quello il momento in cui si accende la lampadina!). Qualche anno fa, vivevo male il fatto di non ‘campare’ di fumetti. Ero arrabbiato con tutti, e con alcune persone mi sono comportato anche male, soprattutto con alcuni miei familiari. Questa situazione mi faceva vivere la mia passione con ansia: volevo e dovevo raggiungere certi obiettivi non perché mi piacesse farlo, ma perché dovevo camparci… questo era il mio modo di pensare un tempo. Ora, invece, che finalmente ho trovato un lavoro che mi piace, posso finalmente approcciarmi di nuovo alla scrittura, in modo più “leggero” e appassionato. Mi diverto nuovamente a scrivere, e nonostante io impazzisca a gestire casa, lavoro e fumetto… mi diverte moltissimo impazzire!

La tua passione per la scrittura è nata leggendo i fumetti? E in particolare quali, autori nostrani o supereroi d’oltreoceano?
In realtà la mia voglia di scrittura è nata leggendo “Eragon” (un tomo di oltre 500 pagine a 9 anni, niente di complicato, comunque). Mi era rimasto impresso che l’autore aveva cominciato a scrivere il romanzo all’età di 15 anni, e così pensai che se c’era riuscito lui, potevo farcela anch’io!
Gli autori dai quali prendo maggiormente spunto sono molti, ne cito solo i principali per i vari media: Carlo Lucarelli per quanto riguarda i romanzi, J.J. Abrams e Damon Lindelof per quanto riguarda le serie TV, anche se una menzione speciale va anche a Edward Kitsis e Adam Horowitz. Non posso poi non citare Tito Faraci, che con il suo saggio “Per Scrivere Fumetti”, mi ha messo dentro una voglia instancabile di sceneggiare. Ci sono storie di Mauro Boselli che tengo come mio riferimento per Tex. Non amo molto i supereroi, ma con il suo “Batman Europa”, Matteo Casali si è guadagnato il primo posto come mio sceneggiatore preferito (ed è stato anche mio insegnante alla scuola di fumetto, per cui…). Non cito Alan Moore perché lo considero un poeta nel mondo dei fumetti, e quindi uno scalino più in alto di tutti. Ultimi, ma non ultimi, è giusto menzionare Richard Linklater e Ethan Hawke per quanto riguarda il mondo del cinema. Il primo, regista, ha una sua visione del mondo, e una tecnica che io considero sperimentale, che mi ha fatto innamorare subito di lui. Infatti, tre dei miei film preferiti in assoluto sono la sua trilogia “Before”, che nonostante siano tre film romantici (e io non amo per niente i film romantici), sono realizzati talmente bene e in modo talmente originale, che hanno un posto speciale nel mio cuore. Considero Linklater un genio e mi affascina molto la sua storia: come me, ha cominciato a interessarsi di cinema mentre faceva un lavoro che non c’entrava nulla. Ethan Hawke, invece, beh… c’è poco da dire. Non sbaglia un film. Di entrambi ho visto tutti i loro film. E poi mi piace anche un autore esordiente che fa Marcello Bondi, di nome… ma questa è un’altra storia!

Poco meno di un mese fa è scomparso anche Stan Lee, che idea ti sei fatto della sua forte personalità, e può essere considerato da un ragazzo, poco più che ventenne, una fonte di ispirazione? Che pensi del ‘modello Marvel’? Se è troppo lontano con l’età e con il tempo tu, oggi, a chi ti ispiri? Chi sono gli sceneggiatori a cui vorresti somigliare?
Premetto di non amare troppo i film dei super-eroi Marvel, però è certo che Stan Lee ha rivoluzionato il mondo del fumetto, portandolo fuori da un mondo di nicchia. Se poi la maggior parte delle persone conosce maggiormente Spider-Man piuttosto che Watchmen, è un altro discorso, ma i meriti di Stan Lee vanno riconosciuti. Ammetto anche di non leggere molti fumetti Marvel, perché non amo la loro serialità. Però ci sono personaggi interessanti. La mia ragazza mi ha regalato un fumetto di Doctor Strange, senza assolutamente sapere che cosa fosse. Ho scoperto il personaggio così, e l’ho adorato!

Meglio gli autori silenziosi o quelli chiassosi ed egocentrici?
Posso dirti quello che preferisco fare io… io non amo fare chiasso. Non amo neanche mettermi troppo in mostra. Uso i canali social per fare un po’ di pubblicità alle mie opere, se così possiamo chiamarle, ma non certo per vantarmi o sminuire altri autori. Credo che questo non sia l’atteggiamento giusto. Se si fa squadra, si può creare qualcosa di bello da aggiungere a questo mondo, se invece ci si fa la guerra, quello che ne uscirà saranno solo cose brutte. Penso inoltre che chi spende troppe energie a discutere sui social di cose futili, si deconcentri dal suo lavoro. Io ho già poco tempo per fare quello mi piace, perché devo spenderne ancora di più per inutili discussioni che non portano a niente, anzi, creano solamente attriti, in un mondo virtuale? Secondo me i canali social sono molto utili per pubblicizzare quello che si fa, e per mettere in contatto le persone (se non ci fossero stati i social, difficilmente avrei pubblicato in America o comunque all’estero, senza muovermi da casa mia!), ma diventano completamente inutili e dannosi quando li si usa per litigare. Avete qualcosa da dirvi? Fatelo faccia a faccia, e non in un luogo finto, dove tutti possono vedere… come si dice, i panni sporchi si lavano in famiglia.

Se io oggi potessi darti la possibilità di realizzare un tuo desiderio, tu, quale sceglieresti per il tuo futuro? Che cosa vuoi fare da grande?
Grande ormai lo sono già! Ma sicuramente sceglierei di poter occuparmi a tempo pieno di fumetti.

Parlaci delle tue ultime uscite. Perché ti è piaciuto scrivere Tex, come ti sei trovato in Bonelli. Perché ti piace Astorina…
Tex e Diabolik sono i due personaggi che mi hanno aperto le porte al fumetto. Sono particolarmente affezionato a loro. Come dico sempre “sono cresciuto con la suspense di Diabolik e le battute di Tex, Poi è arrivato Lost”. Quindi, non sono tanto le case editrici che amo, quanto questi due personaggi (come ne amo altri, ovviamente). Questo non vuol dire che non mi piacciano anche le case editrici che li pubblicano. Per quanto riguarda Astorina, ci sono stato una volta sola per parlare con l’editor Andrea Pasini, e posso dire che è stato bello ritrovarsi immersi in Diabolik ovunque ti muovessi. Invece, andare in Bonelli è tutta un’altra storia. La prima volta che ci andai, ebbi la sensazione di trovarmi in un labirinto, questo per farvi capire la grandezza della sede. Devo anche dire che in Bonelli ho sempre trovato un clima accogliente, per me è come essere in famiglia: considero tutti come zii, cugini, fratelli maggiori. È bello. Inoltre, tutti i personaggi ai quali sono affezionato li considero un po’ come miei amici, e forse è per questo che non ho paura di scriverli, perché so di conoscerli e di poter fare bene. Chiaramente, anche degli amici più intimi non conosci tutti i segreti, e quindi ogni tanto ti scontri con qualcosa che prima non vedevi, e sul quale invece ti ritrovi a ragionare… ma se ti impegni, qualsiasi problema può essere superato, in amicizia, come nella scrittura, no?

Non è semplice scrivere sceneggiature per “Diabolik”, eppure tu hai creato due bellissime storie. In “Doppia caccia” addirittura c’è un colpo di scena, il covo della coppia di ladri viene irrimediabilmente smascherato. Da dove nascono le tue idee?
Innanzitutto, l’idea del colpo di scena finale, non è stata mia ma di Michele Iudica, con il quale ho co-scritto il soggetto. Io ho sviluppato praticamente tutto il resto, ma lui ha avuto quell’idea geniale. Quindi, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Per quanto riguarda le mie idee, nascono quasi sempre per caso. Da un po’ di anni cerco di non crucciarmi troppo nel farmi venire per forza un’idea buona, perché ho notato che le migliori, e quelle che di solito piacciono di più, sono quelle che nascono per caso. Per questo, come dicevo prima, le mie idee migliori nascono sul luogo di lavoro, quando leggo, o quando faccio azioni banali. Il mio insegnante Giovanni Barbieri diceva che questo succede perché “le sentinelle”, in questi momenti si abbassano. Il discorso cambia quando devo sviluppare un’idea. Solitamente, quando devo fare un’operazione di questo tipo, non ho pace finché non riesco a trovare la quadra che considero giusta. Non c’è un tempo preciso, possono essere un’ora, due, come una giornata intera. Oppure devo aver bisogno di staccare e riprendere in mano l’idea dopo due settimane o un mese. Quello che non cambia mai per me è l’approccio al lavoro e alle storie. Uso lo stesso metodo per sviluppare ogni idea, perché ormai l’ho acquisito e mi trovo a mio agio. E visti i risultati va benissimo così.

I risultati con questo metodo sono davvero buoni. Quali sono i progetti attualmente in corso?
Non voglio rivelare nulla perché sono scaramantico, e tutte le volte che ho parlato in anticipo, qualcosa è andato storto. Mi limito ad annunciare l’unica cosa certa in programma per il 2019. Il prossimo anno uscirà un corto-metraggio ispirato alla mia storia breve “Il Supermarket”, che vedrà anche la collaborazione di Luca Ward come voce narrante.

Molto bene. Con chi vorresti lavorare in futuro, e perché? Hai scritto delle storie che vorresti proporre all’attenzione di qualcuno?
Mah, sicuramente ci sono vari personaggi Bonelli che vorrei scrivere. Innanzitutto, dal soggetto vorrei riuscire a scrivere anche una sceneggiatura per Tex. Un altro personaggio che amo molto è Dylan Dog (per il quale ho qualche soggetto per il Maxi Old Boy), ma non sono ancora riuscito a mettermi in contatto con Roberto Recchioni, che so essere molto impegnato e severo nella scelta degli sceneggiatori. Anche “Zagor” è un personaggio che mi piace, e anche per lui ho qualche soggetto da far leggere a Moreno Burattini. Per “Nathan Never” aspetto che finiscano la lunghissima giacenza di storie, sperando che poi ci sia un piccolo spazio in cui imbucarmi. E poi ci sarebbe “Dragonero”, che serie!
Mi piacerebbe anche provare con “Topolino”, più che altro come sfida personale: io sono molto serioso in quello che scrivo, e confrontarmi con un personaggio spiritoso e per bambini/ragazzi come “Topolino”, sarebbe una bella sfida per me.
Però, l’unico personaggio che vorrei veramente riuscire a scrivere, è l’Ispettore Coliandro. Un personaggio che mi accompagna da quando sono piccolo, e l’unico motivo per cui credo che si debba continuare a pagare il canone Rai. Purtroppo, trattandosi di una serie TV, arrivarci non è facile come con i personaggi a fumetti… ma magari un giorno andrò a bussare alla porta di Carlo Lucarelli pregandolo di lasciarmi scrivere almeno una battuta del mio ispettore preferito.

Chi è la persona che più ha creduto in te in questi anni, se c’è, e a cui sei grato?
Ce ne sono varie. Mi sento di citare Graziano Frediani, che mi ha accolto in Bonelli veramente come uno zio. Giorgio Giusfredi, che mi ha sempre dato consigli utili per scrivere Tex e non solo. A Luca Barbieri sono particolarmente grato perché, nonostante io sia molto giovane, lui mi ha sempre trattato come un autore maturo, e non come qualcuno che si deve fare le ossa. È una cosa che mi è sempre rimasta impressa, perché a volte sembra quasi che sia lui ad avere stima di me, mentre invece è il contrario! Non posso non citare Roberto Altariva, sceneggiatore di Diabolik che mi ha aiutato, agli inizi, a capire come poter scrivere questo fumetto. Ultimo, ma non ultimo, Leonardo Valenti, con il quale ho collaborato per scrivere alcuni episodi della sua serie per Aurea “I Marsigliesi”. Lavorare con Leonardo mi ha fatto capire molte cose, e ancora adesso mi fornisce consigli utili. Sono tutte persone che considero amici e maestri.

Non possiamo parlare di fumetti senza parlare di cinema, qual è l’ultimo film che ti è piaciuto visto sul grande schermo? Che genere preferisci? Chi è secondo te il regista che meglio ha saputo interpretare un’idea nata da un fumetto e trasporla in pellicola?
L’ultimo film, visto al cinema, che mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta è stato “Searching”. Ho amato particolarmente il film perché unisce due cose che adoro: la prima è il genere, thriller (con me vince sempre), e la seconda è il modo in cui è girato, facendo sembrare il tutto come visto dalle telecamere di apparecchi elettronici. Sono d’accordo nel dire che non è il primo film realizzato con questa tecnica, ma nessuno mai aveva una trama così furba (anche se io a metà film avevo già capito il finale, ma va be’, ormai mi capita spesso).
Per quanto riguarda i fumetti trasposti in film, mi limiterò a dire che ci sono stati solo due fumetti che secondo me sono stati adattati in modo fedele sul grande schermo: “Watchmen” e “V For Vendetta”. Tutti gli altri, secondo me, potevano evitarceli tranquillamente, eccezion fatta per “Batman Begins”, che mi è rimasto impresso per averlo visto da bambino, e mi aveva colpito la trama, che aveva approfondito le origini del personaggio… ma non credo sia un film comunque all’altezza degli altri due citati.

Ti capita mai di buttarti giù e di non voler scrivere più?
Mi capita praticamente due giorni sì, e uno no. Scherzi a parte, mi capita spesso. Io sono uno che per poco mi esalto, ma per pochissimo mi abbatto. Ci sono stati anche dei momenti in cui avevo deciso di smettere totalmente di scrivere (una volta ne ero convinto veramente). Il problema è che, ogni volta che me lo dico, dopo una settimana che passo senza scrivere o senza pensare a storie, sento la mancanza di tutto questo e, anche senza volerlo, mi viene una bella idea e quindi… che fai? Te la lasci scappare?

Assolutamente no. Come noi che non ci lasceremo scappare i tuoi prossimi lavori. Grazie mille per la tua disponibilità, tanti incrocini per te, e in bocca al lupo per il tuo sogno.
Grazie mille a te e ai tuoi lettori!

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