Nessuno mi capisce meglio di BoJack Horseman

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BoJack

Ma perché BoJack mi somiglia così tanto? È la prima cosa che mi sono chiesta appena finito di guardare tutti gli episodi della serie-tv trasmessa da Netflix.
Sembra realmente scritta ispirandosi a persone, situazioni e cose della mia vita.
BoJack Horseman nasce dall’idea del fumettista Raphael Bob-Waksberg, nella sit-com interagiscono umani e animali antropomorfi, BoJack è un cavallo attore/scrittore con una vita incasinatissima. Una rockstar senza la chitarra, potremmo definirlo. Egocentrico, narcisista, cinico, sofferente nel profondo, ma buono e disponibile con gli amici, con tutti i suoi amici.
Da freddo e cinico distaccato si ritrova sempre a dare qualcosa agli altri, anche qualche delusione.
Da pochi giorni c’è stata la conferma che ci sarà la sesta stagione e questo mi ha reso molto felice, perché in realtà io a questo personaggio mi sono affezionata per davvero.
Con le sue fragilità, con i suoi punti di forza, circondato da tante persone ma in fondo solo, bisognoso di affetto e di comprensione.
E non è quello che cerchiamo tutti, in ogni posto, un po’ di affetto, di calore? Qualcuno che ci apprezzi davvero per quello che siamo e non per quello che dovremmo essere, qualcuno a cui non dobbiamo apparire per forza come un supereroe, o come qualcuno da ammirare, semplicemente qualcuno che ci voglia bene così come siamo.
Ha avuto un’infanzia difficile BoJack, con una madre terribile che peggio non si poteva immaginare, ma lui ci prova fino alla fine a ricredersi e lo dice anche lui, in una delle puntate della quinta stagione, “fino a quando i nostri genitori sono vivi speriamo fino all’ultimo che possano darci ciò che ci meritiamo: un amore autentico e incondizionato. Una sorta di redenzione in extremis. Quando non ci sono più smettiamo di sperare”.
Non so se è perché parli ad un pubblico adulto, ma ha qualcosa che scuote e induce a riflettere.
Non è una serie tv comica, ho sentito molte persone che mi hanno detto: ma a me non fa ridere.
BoJack fa sorridere per le situazioni grottesche che presenta, ma non così surreali come ci si aspetterebbe, oggi che quasi tutti abbiamo una nicchia nel mondo delle ‘star’, i nostri quindici minuti di notorietà come diceva Warhol, sono molte le persone che devono confrontarsi con situazioni di fama più o meno ingombrante. Cosa che non fa altro che alimentare il disagio. BoJack è amaro, è duro, irriverente, ti svuota di tutto, ti mette di fronte ad uno specchio e ti fa sentire solo, ridicolo, fragile, ma nello stesso tempo autentico, reale.

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Anche in questo caso non mancano i personaggi femminili, Princess Carolyn che si dedica completamente a lui, ma è un rapporto che rimane in un limbo, non riesce ad evolvere, non riesce a finire, rimane statico e forse eterno.

dyane
E poi Dyane, la controversa, problematica, difficile, testarda, spaventata editor che meglio di chiunque altro riesce a capirlo, e forse anche a saperlo prendere. È proprio grazie a lei, al suo libro, che BoJack accetta di essere così com’è e non teme più di apparire diverso dalla sua natura strafottente. Si amano di un amore vero e puro, ma non se lo dicono, noi lo capiamo, lo vediamo perché li osserviamo da fuori, ma loro non si ‘riconoscono’ e continuano a colmare le loro solitudini con chiunque altro in qualunque modo, facendosi del male.
Ma la vita è così, in fondo non capisci mai in che modo stai toccando il fondo, perché non riesci a prenderti quei pochi attimi di serenità ai quali spesso neanche si crede.
Perché forse l’amore è così, non è mai unico, totalizzante, come diceva Gabriel Garcia Marquez si possono amare più persone per volta e tutte con lo stesso dolore, ma ognuna per una sfaccettatura diversa.
E allora sì, BoJack è ognuno di noi che fatica a stare galla, che si sforza e che magari non è perfetto, che sbaglia e anche tanto, ma che poi riflette e paga sulla sua pelle tutti gli errori, provando anche a chiedere scusa e a farsi perdonare.
È umano, ironico di quella ironia alla Petrolini, apertamente e allegramente consapevole dei propri limiti, talmente realistico da poter ricordare singolarmente ognuno degli uomini che ho amato, infantile ma autentico e a noi piace proprio per questo perché è lui ed è così, in un mondo di tutti uguali identici lui è unico, e pasolinianamente (lasciatemelo passare), anche tanto solo.
Una serie tv diversa, nuova, originale, profonda, sarà che parla ad un pubblico più adulto, a quei giovani non più giovani come me, ma tocca corde inesplorate fino ad ora e a me è piaciuta molto anche per questo.

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