Monaci, guerrieri e banchieri: nascita, fine e resurrezione dei Templari (bufale comprese)

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La moschea di Al Aqsa a Gerusalemme

La moschea di Al Aqsa a Gerusalemme

All’inizio sembra fossero in nove, guidati da un cavaliere di cui si sa ben poco: Hugues de Payns. Correva l’anno 1120 nel regno cristiano di Gerusalemme e la città santa e i territori circostanti, conquistati dopo la prima crociata, erano governati da re Baldovino II “difensore del santo Sepolcro”. Un regno cronicamente debole, sempre sotto la minaccia degli assalti dei Saraceni, in cui il clima, le condizioni ambientali, le malattie sconosciute in Europa, non invogliavano certo i pellegrini occidentali a fermarsi per costruirsi una vita. In questo difficile scenario Hugues, assieme a Geoffroy de Saint-Omer e ad altri nobili cavalieri, si presero l’impegno di costituire un piccolo esercito il cui compito era difendere i devoti dai pericoli che incontravano lungo le strade poco sicure che conducevano dai porti della Palestina fino a Gerusalemme. La loro sede si trovava nella moschea di Al-Aqsa, sulla spianata dell’antico luogo di culto ebraico, da cui presero il nome di “Milizia dei poveri cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone”, abbreviato poi in Ordine del Tempio o dei Templari, il primo ordine combattente della storia. Erano in sostanza dei religiosi armati e versavano sangue in nome della “Guerra giusta”, che secondo il cristianesimo, che aveva scordato il suo pacifismo iniziale, era compatibile perché mirava a difendersi dagli aggressori – i Saraceni – che si eran appropriati di beni spettanti alla sua comunità: i luoghi in cui Cristo aveva subito la Passione e dove era stato sepolto.

San Bernardo di Chiaravalle

San Bernardo di Chiaravalle

La legittimazione dell’Ordine fu stabilita qualche anno dopo dal Concilio di Troyes con l’appoggio di san Bernardo di Chiaravalle che lo descrive con esaltazione poetica come una milizia angelica, in cui “nessuno è inferiore…ma si onora il migliore, non il più nobile tra loro”, elogiandone anche la mancanza di orpelli, la vita austera, la semplicità dei vestiti e perfino la polvere che li ricopriva, in contrapposizione con gli abiti lussuosi e alla moda di altri cavalieri. Grazie alla benedizione di Bernardo i Templari conobbero un successo strepitoso e crebbero di numero e importanza:  nel 1139 fu loro concessa da papa Innocenzo II la totale indipendenza, il che voleva dire che rispondevano delle loro azioni esclusivamente al pontefice, che erano esonerati dal pagare a chicchessia tasse e gabelle, che potevano incamerare il bottino preso dai Saraceni oltre alle ingenti donazioni che venivano fatte sia in denaro che in proprietà terriere in tutta Europa. La loro missione in Terrasanta tuttavia non fu fortunata: nel 1187 le forze crociate si trovarono a fronteggiare il sultano Saladino, il grande stratega musulmano che distrusse l’esercito cristiano nella battaglia di Hattin ottenendo nello stesso anno anche la città e il porto di San Giovanni d’Acri, Giaffa, Beirut e infine Gerusalemme.

Commenda templare a Coulommiers dopo il restauro

Commenda templare a Coulommiers dopo il restauro

Come si ricorderà le crociate furono otto, e fondamentalmente disastrose per gli occidentali, in condizioni precarie su tutto il territorio, al punto che dopo il 1300 nessuno volle più prendere le armi in difesa della fede. In tal modo la ragione prima della fondatezza dei Poveri Cavalieri perse ogni consistenza, tuttavia essi continuarono ad operare in campi radicalmente diversi da quelli che si erano proposti fin dall’inizio. Grazie ai numerosissimi privilegi e nonostante le sconfitte, il Tempio era diventato un potente organismo sovranazionale diffuso in Inghilterra, Francia, Germania, Italia, parte della Spagna e in Portogallo con circoscrizioni minori suddivise in “provincie” e “commende”, nucleo di base dell’organizzazione; la commenda era una sorta di casa madre che possedeva territori le cui attività principali erano l’agricoltura e l’allevamento, comprendendo anche nuclei abitativi, edifici rurali e cappelle. Erano situate lungo le principali strade di transito, a volte vicino alle antiche vie romane come la Francigena e per questo erano anche un punto di riferimento per i pellegrini, che vi trovavano cibo, cure e ospitalità. Ma una parte consistente degli introiti era derivata anche dall’attività bancaria: nonostante la Chiesa vietasse il prestito su interesse, delegandolo agli ebrei, aveva permesso tale funzione ai monasteri (che diventarono una sorta di banca agricola del mondo rurale), e ad alcuni ordini cavallereschi tra cui i Templari. Le numerose commende ricevevano depositi da chi viaggiava e voleva mantenere il proprio denaro al sicuro, praticavano prestiti o trasferivano somme anche ingenti, registrando tutto e garantendo il segreto professionale come fanno le banche moderne. I clienti più importanti erano i re e la stessa Chiesa cattolica, che aveva numerosi conti aperti nelle varie sedi dell’ordine.

Ricostruzione di un corredo militare templare

Ricostruzione di un corredo militare templare

Ricco e potente iI Tempio stabiliva però che i suoi cavalieri vivessero come monaci praticando povertà, castità e obbedienza; la regola primitiva giunta fino a noi si compone di 72 articoli che ognuno era tenuto a seguire pena punizioni che potevano arrivare fino all’estromissione dall’Ordine. Innanzitutto si richiedeva la totale sottomissione al Gran Maestro, e l’osservazione del calendario delle Ore canoniche della Chiesa cattolica (sei momenti di raccoglimento e preghiera diurni, uno prima di coricarsi – la Compieta – e tre momenti di preghiera notturni, poi riuniti nel cosiddetto “Mattutino”). Pause dedicate alla preghiera erano previste anche sui luoghi di guerra. Era inoltre vietato parlare troppo, scherzare, ridere o dire parolacce, giocare a dadi o scacchi, andare a caccia e men che meno avere relazioni con donne, fossero stati anche semplici rapporti di parentela. Diventando Templari ci si spogliava delle proprie ricchezze. La regola specifica cosa era permesso possedere e cosa era vietato: ai soldati e ai dignitari erano concesse vesti bianche, che potevano essere foderate unicamente con pelli d’agnello escludendo quelle più pregiate, mentre chi era al servizio del Tempio ma non combatteva indossava abiti bruni o neri. Il corredo militare era composto da una lunga veste in maglia di ferro (usbergo), munita di cappuccio e maniche e completata da calzoni dello stesso materiale, su cui si metteva una “cotta”, ossia un vestito aperto davanti su cui veniva cucita la croce rossa a quattro bracci uguali; in testa un elmo chiuso su cui erano praticate piccole feritoie per garantire un minimo di visibilità. Tutto quello che era in eccesso veniva eliminato: capelli e barba non potevano essere acconciati in modo frivolo, erano vietati gli ornamenti preziosi, le armi erano costituite da una spada a doppio taglio, una lancia, una mazza e un coltello. Ogni soldato possedeva tre cavalli e si avvaleva dell’aiuto di scudieri.

Croce templare in pietra

Croce templare in pietra

Meno spartani erano i pasti, che tenevano conto della necessità di mantenere tutti in buona salute con una dieta ricca ed equilibrata. Si mangiava in un refettorio comune e in silenzio, mentre un confratello leggeva ad alta voce brani della Bibbia. Le portate comprendevano vari tipi di carne come manzo, pollame e montone, pane, verdure, formaggi e pesce al venerdì; eccezioni al menù si praticavano durante alcune festività. Ad ognuno spettava un quarto di litro di vino al giorno, mentre un decimo del pane ricevuto era dato in elemosina ai poveri. Sembrerebbe un pranzo di lusso, ma non è del tutto vero: mancavano la cacciagione tra cui l’ambitissimo cervo, che era considerato la più nobile tra tutte le prede, nonché le costosissime spezie come sandalo, pepe, zafferano o noce moscata che provenivano dall’oriente e – a causa dei prezzi proibitivi – condivano solo i piatti dei ricchi, e non erano certo adatte a una vita di modestia e penitenza. Tanto per fare un esempio una libbra di zafferano valeva un cavallo di razza e una noce moscata poteva essere barattata con una mezza dozzina di buoi; eccessi arbitrari per un cavaliere votato a Cristo, che consumava solo ciò che era prodotto dalle aziende agricole del Tempio, senza contare che si credeva che le spezie aumentassero “il calore del sangue” eccitando i sensi in modo decisamente incompatibile con la scelta di castità.

Jacques de Molay

Jacques de Molay in una stampa ottocentesca

All’inizio del XIV secolo i Templari erano al culmine del potere, della fama e della ricchezza, situazione che fu anche la causa della loro rovina. Il loro principale nemico non fu musulmano ma cattolico: il re di Francia, Filippo IV detto “il bello”, che aveva le casse completamente vuote ed era debitore verso i Poveri cavalieri di enormi somme che non aveva nessuna intenzione di restituire. Furbescamente il sovrano aveva fatto eleggere papa Clemente V, un uomo debole e plagiabile e lo aveva convinto a trasferire la sede da Roma alla Francia per controllarlo meglio. Scavalcando drasticamente il pontefice, all’alba di venerdì 13 ottobre dell’anno Domini 1307 Filippo fece scattare l’operazione – preparata in gran segreto – che portò alla cattura simultanea di centinaia di cavalieri; i rastrellamenti avvennero soprattutto in Francia, molto meno nel resto d’Europa, dove i Templari ebbero la possibilità di difendersi e le azioni contro di loro furono piuttosto blande. Anche se alcuni riuscirono a scappare, il Gran Maestro Jacques de Molay si rifiutò di fuggire e fu arrestato. Le accuse gravissime erano di eresia, blasfemia, sodomia, in particolare di sputare sul crocifisso e di adorare un idolo di nome Baphomet (probabile corruzione dal francese antico del nome di Maometto), la cui fisionomia non è mai stata appurata, anche perché le confessioni – strappate sotto tortura – dissentono molto le une dalle altre: chi lo descriveva con tre facce, chi con una, chi diceva fosse un animale, chi un teschio umano. Le proteste di Clemente V – da cui come ho detto dipendevano i Templari – furono totalmente inefficaci: il papa fu capace di opporre solo una debole resistenza e finì per abbandonare l’ordine al suo destino, per poi sopprimerlo totalmente nel 1312 – quattro anni dopo la morte del re. Tranne che in Francia ai cavalieri superstiti fu concesso di ritirarsi a vita privata o fondare nuovi ordini che si rifacevano alla regola primitiva. In quanto a Jacques de Molay, che aveva confessato e poi ritrattato, fu bruciato vivo con alcuni confratelli sull’Île aux Juifs lungo la Senna a Parigi.

Il rogo dei Templari

Il rogo dei Templari

Ci sono arrivati molti verbali del processo e altre documentazioni storicamente accertate. Tuttavia le leggende che si sono sviluppate in seguito non hanno una base documentale realistica, ma sono una furba costruzione di scrittori o pseudo-storici in cerca di successo. Per quelle rimando alla relativa pagina di Wikipedia “Leggende sui templari”. Qui mi limito a ricordarne alcune:

1 – La maledizione di Jacques de Molay. Mentre stava morendo arrostito sulla pira il Gran maestro avrebbe lanciato un’anatema su Filippo IV e sulla casa di Francia fino alla tredicesima generazione, senza dimenticare di mandare un accidente al pavido Clemente V. Nel giro di poco il papa morì di dissenteria, mentre il re fu stroncato da una caduta da cavallo durante una caccia. La cosa impressionò parecchio e diede luogo a una stura di supposizioni: non contento lo spirito di De Molay si sarebbe incarnato nel boia che tagliò la testa a Luigi XVI (ultimo della regale dinastia) durante la Rivoluzione, dichiarando al malcapitato sovrano di essere un Templare che doveva portare a compimento la secolare vendetta.

La leggenda del Graal secondo Indiana Jones

La leggenda del Graal secondo Indiana Jones

2 – Il santo Graal e il tesoro. Il poeta duecentesco Wolfram von Eschenbach narra nel suo “Parzival” di cavalieri “Templeisen” che custodivano in un castello della Catalogna una pietra dotata di miracolose proprietà guaritrici, il Graal appunto. Wolfram si ispirò a una precedente saga di Chrétien de Troyes, un poeta francese che cantava gli ideali cavallereschi di lealtà, prodezza e generosità delle corti feudali: letteratura fantastica, ma priva di prove storiche, scritta in un’epoca in cui in cui si pensava che dall’altra parte della terra esistessero uomini coi piedi capovolti o con la faccia sullo stomaco. In quanto al tesoro dei Templari, sembra sia stato incamerato in parte da Filippo IV, in parte da altri ordini cavallereschi (Cavalieri di Malta, Opitalieri, Ordine di Cristo, Cavalieri teutonici). Non esiste una cassa piena di “dobloni”, semplicemente molte teste coronate reclamarono una parte delle proprietà annettendole ai loro territori.

Templari moderni negli U.S.A.

Templari moderni negli U.S.A.

3 – I sopravvissuti. Si dice che Jacques de Molay abbia trasmesso la propria carica a tal Jean-Marc de l’Armenie che avrebbe redatto un documento passato attraverso i secoli ai Maestri successivi. La leggenda – nata durante l’Illuminismo – afferma che l’ordine esiste ancora, nonostante la repressione della Chiesa cattolica, anche se gli storici ne dubitano e la Santa Sede ha dichiarato più volte di non riconoscere alcun gruppo che vi faccia riferimento. Il Vaticano ammette solamente il Sovrano militare ordine di Malta e l’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e proibisce ad altri gruppi di partecipare a cerimonie in luoghi consacrati. Le associazioni neo-Templari moderne si dedicano soprattutto a pratiche di beneficenza.

Fonti: Georges Bordonove, La vita quotidiana dei Templari nel XIII secolo, Rizzoli

https://www.dantetemplare.com/2017/09/05/la-regola-primitiva-dellordine-dei-templari/

https://forum.termometropolitico.it/365445-finanza-ed-economia-templare.html

http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1992-1992,_Pernoud._Regine,_I_Templari,_IT.pdf

http://www.restorica.it/medioevo/la-fine-dei-templari/ https://www.storiamedievale.net/pre-testi/cardinitemplari.htm

 

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