La strada di Marco (quarta ed ultima parte)

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La storia si conclude ma la strada di Marco continua…

prima parte

seconda parte

terza parte

 

Ad un tratto un sasso lo colpì. Poi ne arrivarono altri. Marco, Jiang e Armand cercarono in fretta riparo dietro un cespuglio.
-Te l’avevo detto che sarebbe finita male! Il grido arrivò come una lama alle orecchie di Marco, poco avvezzo ad episodi del genere.
Jiang invece se ne stava zitta, accovacciata vicino alla testa di Armand, che presentava uno squarcio proprio all’altezza dell’orecchio destro …
Sembrava pietrificata.
All’intorno, intanto, si erano radunate una decina di persone, ammutolite anch’esse ma non per lo stupore, abituate com’erano, da giorni, a non stupirsi più di niente … piuttosto per la lingua, sconosciuta, per il luogo anch’esso nuovo, lontano migliaia di chilometri da casa.
-Via via, tornate dove eravate! Fu l’ordine perentorio che richiamò chi era accorso spinto da un semplice istinto di aiuto verso il prossimo.
Il vento carico di pioggia e mischiato a profumi esotici e sabbia, sembrava voler lenire la paura che poco prima aveva terrorizzato i tre … Gli assalitori si erano dileguati. A terra Armand sanguinava e non riusciva ad alzarsi.
-E’colpa mia- disse Jiang. Non riesco a restituire i soldi che mi hanno prestato e questa è la loro vendetta. Forse ce ne saranno altri di momenti come questo. Mi spiace di avervi coinvolto. Soprattutto te, Marco.
Marco si sentiva ancora una volta impotente. Non riuscì a far altro che chiamare un’ambulanza.

 

Armand si era rimesso dalla brutta aggressione e Jiang si mostrava dunque abbastanza risollevata, anche se la sua compostezza non lasciava trapelare quasi mai una gioia spontanea, che le rimaneva dentro, chiusa da ogni possibile invasione esterna.
-Come puoi andare avanti con questo timore?- Le chiese un giorno Marco. Lei non rispose se non con gli occhi, un impercettibile brillio forse di speranza o pacata rassegnazione.
Marco avrebbe voluto aiutarla e la sua vita stava assumendo in quel periodo il significato che aveva perduto.
Una sera si recò nello stesso luogo dove avevano vissuto la brutta avventura. Si nascose carponi dietro alcuni cespugli, su una collinetta, poco prima della spiaggia e notò con amara sorpresa, alcuni connazionali di Jiang impegnati nelle manovre di sbarco dei clandestini.
Il modo con cui trattavano quegli esseri umani era rude, e aveva poco di umanitario. Più in là, alcuni italiani si apprestavano ad ultimare l’emergenza profughi, vicino a loro c’era la stessa giovane i cui occhi avevano incrociato quelli di Marco, la sera dell’accaduto.
-Da questa parte- diceva ripetutamente la ragazza a chi, a malapena, riusciva a scendere dall’imbarcazione.
Le parole pronunciate a fatica da alcuni, si fondevano in modo strano con la risacca del mare.
Marco non perdeva di vista i tre, che si erano chissà come intrufolati nell’associazione e che erano anche la causa del tormento di Jiang. In quel momento si stavano scambiando del denaro, provento di chissà quali malefatte. Provò ad estrarre il cellulare per filmarli ma il più giovane percepì il rumore dei tasti e prontamente si diresse verso il ragazzo.
-Cosa stai facendo?- urlò. Marco non si muoveva, fu subito circondato dai tre, le cui intenzioni non sembravano proprio pacifiche.
-Cosa sta succedendo? Chiese in quel momento un volontario dell’associazione che non capiva la dinamica di ciò che stava accadendo. Marco scosse la testa, si scrollò gli abiti insabbiati e se ne andò. I tre si ritirarono in silenzio mentre il volontario rimase interdetto e non riusciva ancora a capire nulla.

L’indomani Marco si recò in questura per sporgere denuncia. Raccontò i fatti che conosceva, la storia di Jiang, le paure e le angosce vissute insieme a lei.
Nel giro di pochi giorni i tre furono arrestati e in seguito rimpatriati, dato che non possedevano neanche un regolare permesso.

 

Jiang si era rasserenata; Armand, finalmente guarito, era tornato alle abituali attività con le piante. C’era un feeling particolare tra Armand e il mondo vegetale: le sue mani toccavano con rispetto i germogli e gli arbusti ed essi sembrava lo ricambiassero con una crescita per lo più rigogliosa e consistente.
Una sera, mentre stavano mangiando silenziosamente in riva al mare, solo con il tramestio delle onde ad accompagnare la frugalità del cibo, Marco confidò il suo progetto agli amici. -Ora so qual è la mia strada, devo seguirla.
Jiang smise di mangiare e lo guardò. Armand continuò a fissare il mare, nel punto più lontano possibile.                                                                    -Domani prenderò quella nave, ho visto da un volantino che svolgono un corso di specializzazione, così sarò in grado di aiutare chi ha bisogno, se lo frequento; poi mi invieranno nelle zone in cui potrò essere utile.                                                                                                            Non seguì alcuna risposta o commento, ci fu solo un accettazione silenziosa e commossa da parte dei suoi amici.

 

Il freddo del mattino donava a Marco una certa risolutezza anche se nessuna risposta alle sue domande. Sarebbe stato in grado di iniziare il suo progetto? Di fare davvero le cose che aveva in mente? E poi, il prossimo a cui si rivolgeva, sarebbe stato come lui se lo immaginava? O forse era lui stesso ad averne bisogno, una forma di auto aiuto per superare le sue, di paure, per allontanare l’angoscia del vivere?
Non avrebbe mai avuto una risposta ma era ormai certo che quella fosse la sua strada.
Salì senza tentennamenti, lo zaino conteneva poche cose, essenziali e concrete.
Dal ponte della nave salutò i suoi amici. Gli parve di scorgere ad un tratto, in una figura un poco più lontana, suo padre che con la mano lo stava salutando.  All’ improvviso ogni ricordo della sua vita precedente tornò a galla in quell’istante, la famiglia, gli amici.                                                      E fu solo lo stridio di un gabbiano a riportarlo nel presente. Continuò per qualche attimo ad osservare quella piccola folla da cui si accomiatava. Vieni, c’è posto, qua. Si voltò e vide gli occhi della ragazza incrociati tempo prima.
L’alba stava per schiudersi nell’acqua salata.  Ed i suoi pensieri cominciarono a prendere forma in quell’istante, come una penna che improvvisamente riprenda a scrivere su un foglio bianco.

 

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Chi lo ha scritto

Milena Pellegrini

Le piace scrivere, da sempre e solo a tratti con continuità, ma resta comunque l'attività in cui di più ama esprimersi. Esegue volentieri esercizi di fotografia e collega le due cose, che sente congeniali. Anche se, da grande, vorrebbe riuscire a suonare il pianoforte...

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