La scuola dalle sedie volanti e la “Sindrome del Burnout”

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Una storia dalle mille sfaccettature socio-psicologiche, e non solo, quella vissuta da una docente in un istituto scolastico superiore della provincia di Monza e della Brianza, per la precisione l’I.I.S. “V. Floriani” di Vimercate.
L’insegnante di lettere, una donna di cinquantacinque anni, durante la consueta lezione in classe è divenuta suo malgrado un bersaglio mobile. In pochi istanti, l’azione è stata portata a termine senza titubanza. Qualcuno ha spento le luci ed è partito il lancio della sedia contro l’ignara quanto incredula professoressa che, ovviamente, ha subito sporto querela. Oggi – dopo un silenzio di oltre due settimane, anche da parte dei compagni di classe – si sa che il reo confesso si è scusato e pentito, ma i segni che questo gesto lascerà indelebili trapelano soprattutto dalle parole della docente, al suo rientro: “La spalla intanto è guarita, ma il cuore no [ndt]”.
Studenti violentiÈ questo il punto centrale su cui riflettere: un’azione commessa con leggerezza, figlia di una svisata goliardia, racchiude di fatto profonde lacune educative, purtroppo riscontrate e testimoniate da molti altri docenti in altrettanti istituti scolastici italiani, al punto da indurli a lanciare una petizione per intraprendere un percorso legislativo che possa creare un argine a questa deriva disumanizzante e disgregante.
La petizione “Vogliamo una legge contro la violenza sugli insegnanti” – lanciata dall’associazione ‘Professione insegnante’ e rivolta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Ministro Marco Bussetti e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – è raggiungibile al seguente link: https://www.change.org/p/caro-ministro-dell-istruzuone-vogliamo-una-legge-contro-la-violenza-sugli-insegnanti

Un estratto: “[…] Insegnanti vittime di bulli e di genitori violenti. Un tema su cui la comunità educante sta riflettendo. Le famiglie sono una parte importante del lavoro educativo perché sono i genitori ad educare la persona mentre la scuola educa i cittadini. È sconvolgente pensare che un genitore possa entrare in una scuola e compiere atti simili o che uno studente si possa permettere di picchiare da solo o in gruppo un docente. Sono fatti che evidenziano quanto sia profondamente mutato il rapporto di fiducia tra scuola e famiglia, che interrompono bruscamente quel patto di corresponsabilità educativa e che vanno condannati con forza.” [ndt]

Sindrome del Burnout

BurnoutMa c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: il rischio che si perda l’entusiasmo nel proprio lavoro, a causa delle svariate insidie. È scientificamente provato, infatti, che un lavoratore, specie se appartenente alle cosiddette helping professions, può essere esposto alla “Sindrome del Burnout”, la quale si manifesta principalmente attraverso esaurimento emotivo, spersonalizzazione e disagio lavorativo.
Tra le professioni più soggette a tale sindrome vi è, appunto, quella dei docenti – in contatto diretto con la propria utenza (gli allievi) per diverse ore al giorno e per almeno nove mesi l’anno – ma il fenomeno, che può comunque presentarsi in ogni ambito lavorativo, è riscontrabile soprattutto tra le professioni di aiuto quali, ad esempio, operatori socio-sanitari e forze dell’ordine[1].

Per la classe docente, soprattutto per quella che in questo momento storico si sta arrovellando la mente alla ricerca di una soluzione alle incombenti minacce, vi sono diversi testi degni di nota, scritti con passione e competenza dal dott. Vittorio Lodolo D’Oria, medico del lavoro, dalla cui esperienza si possono trarre moltissimi suggerimenti e aiuti, sia per gli insegnanti – ai quali si sottolinea che un disagio va sempre condiviso – che per l’intera società, le cui sorti saranno indissolubilmente legate all’equilibrio psico-fisico di tutti i suoi membri.

 Note

1. Riguardo alla polizia, è stato condotto uno studio culminato nel libro Lavorare in polizia: stress e burnout, scritto dal dott. Sergio Garbarino, medico del lavoro nonché vice questore, e il dott. Francesco Carrer, criminologo, esperto del Consiglio d’Europa e fra i massimi esperti di polizia.
Il testo diviene disvelatore di un mondo quasi del tutto sconosciuto, forse anche ai diretti interessati, tradizionalmente restii ad un approccio terapeutico per via di una cultura machista dominante.

 

 

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